“DS” Epifani non si schiera

20/04/2007
    venerdì 20 aprile 2007

    Pagina 12 – Politica e società

    Lo strappo del leader Cgil al congresso

      Epifani non si schiera
      e lancia il sindacato
      «laico» e autonomo

        FIRENZE Dal nostro inviato

          Guglielmo Epifani parlerà domani al congresso Ds. Ieri era in platea, ha ascoltato e apprezzato il tributo che Piero Fassino ha reso al suo sindacato, la Cgil «che ha contribuito alla democrazia di questo Paese». Ieri, però, sembravano passati anni luce da quel congresso di Pesaro del 2001 quando la Cgil con il suo segretario di allora, Sergio Cofferati, era ben schierata nel dibattito congressuale. L’ex leader sindacale era dentro l’area di dissenso della sinistra. Anzi ne era la guida e l’ispirazione. Questa volta però lo scenario è completamente cambiato. E anche questa rappresenterà una novità, uno strappo rispetto alla tradizione dei congressi diesse (prima ancora del Pci) e dei rapporti con il suo sindacato di riferimento. Il segretario Cgil, questa volta non si schiera. Ha deciso di stare fuori dagli opposti schieramenti che si sono formati nel suo sindacato tra i tifosi del partito democratico e quelli che invece parteggiano e condividono la scissione della sinistra Ds.

          Lo strappo di Guglielmo Epifani si chiama «laicizzazione» del sindacato. Si chiama «autonomia». Il ragionamento che il segretario fa rispecchia un mondo del lavoro profondamente cambiato dove i nuovi iscritti al sindacato ormai hanno sempre meno la tessera del partito in tasca. Anzi, di un partito. I lavoratori e anche i dirigenti del sindacato sono diventati, appunto, «laici» rispetto agli schieramenti. Ragionano secondo logiche che non sono più quelle della meccanica appartenenza politica. E poi perché la sinistra si è frammentata e c’è anche chi guarda al centro e al centro.destra. E dunque, il segretario del più grande sindacato italiano vuole essere tstimone rispettoso di una pluralità che, invece, schierandosi ferirebbe alimentando divisioni. E anche spaccature anche sui luoghi di lavoro. Con la sua scelta, insomma, vuole lasciare liberi iscritti e dirigenti sindacali di schierarsi o di non farlo.

          Ma c’è un’altra riflessione che da tempo impegna il sindacato. È quella di una politica, di partiti, che sono diventati sempre più deboli. Che sempre meno riescono a raccogliere consensi di un tempo mentre i sondaggi, i gradimenti, ricordano ogni volta la loro scarsa credibilità. Non ha senso, quindi, affiancare una fragilità. Né condizionarla per diventarne, così, parte. «Il sindacato è l’unica forza sociale ancora credibile, ancora riconosciuta», dice il segretario della Cgil che questo valore vuole difendere con il suo passo indietro.

          Del resto il distacco della società dalla politica è tra le prime preoccupazioni degli azionisti del futuro partito democratico e non solo. Di questa distanza ha parlato perfino il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nel suo primo discorso di fine anno quando ha esortato a recuperare un rapporto con la politica e con l’agire collettivo. Ecco, con questo distacco, il sindacato non fa ancora i conti. E non li vuole fare, come invece potrebbe accadere, se scendesse in campo a fianco dei partiti, delle loro battaglie, delle loro divisioni per la leaderschip.

          La «laicità» del sindacato è la nuova frontiera della Cgil. ma è una novità scomoda con cui dovranno confrontarsi Ds e Margherita che non possono più contare sulle adesioni scontate come erano una volta quelle dei sindacati di riferimento.

          Lì.P.