“Ds” D’Alema mi ricorda Occhetto (E.Macaluso)

23/01/2007
    martedì 23 gennaio 2007

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      QUERCIA 1 L’EUFORIA DEI SEGRETARI DI SEZIONE DI FRONTE AL NULLA

        Il neo-oltrismo di D’Alema mi ricorda Occhetto

          di Emanuele Macaluso

            Il segretario e il presidente dei Ds hanno convocato i segretari di sezione per dimostrare ai complottardi che vogliono delegittimarli come reagisce la base: grandi consensi e applausi a scena aperta. I cronisti ci informano che l’applauso più grande lo ha ottenuto D’Alema quando ha detto che bisogna andare «oltre» il socialismo. L’«oltrismo» nei Ds non è una novità. Se l’interpretazione è quella che abbiamo letto su alcuni giornali, onestamente, bisogna dire che D’Alema scopiazza Occhetto, che dopo la svolta della Bolognina usò gli stessi argomenti e le stesse parole. Non vogliamo, disse «transitare da una tradizione (quella comunista) a un’altra (quella socialista). Vogliamo andare oltre». Oggi sappiamo che «l’oltre» ha portato i Ds al 17% dei consensi. Se l’interpretazione è quella letterale che si legge, «per esprimere quel vasto campo di forze progressiste presenti nel mondo la parola socialismo non basta più, è uno dei filoni, una delle storie che sono in questo campo di forze, e persino la parola sinistra non sarebbe onnicomprensiva perché è una parola molto europea», essa è proprio una banalità. Né Togliatti né Berlinguer hanno mai detto che le forze di progresso si esaurivano o si identificavano solo nel socialismo. Per la verità, nemmeno Stalin. Solo una paurosa caduta culturale può provocare l’euforia dei segretari di sezione dei Ds di fronte al nulla.

            Il D’Alema oltrista di oggi è lo stesso che dieci anni addietro a Firenze promosse la Cosa 2 per fare rinascere un partito socialista. E il Fassino di oggi è lo stesso che a Pesaro (nel 2001) disse che finalmente il suo partito era approdato al socialismo. Ricordate l’elogio a Giorgio Napolitano che per quell’obiettivo si era battuto in anticipo? Possibile che nessuno chieda ai due compagni che cosa sia cambiato in questi anni nel socialismo democratico europeo per dire che bisogna andare «oltre», dato che proprio il socialismo europeo è andato «oltre» se stesso, rinnovandosi sì ma senza snaturarsi? Nessuno ha il coraggio e l’onestà politica di chiedere a D’Alema e ad altri perché a Firenze, dopo Firenze e dopo Pesaro da «cosa non nacque cosa», e se l’incapacità di andare «oltre» se stessi non sia stata invece la cifra dell’attuale gruppo dirigente. Quanti dei segretari che si spellavano le mani al Palasport di Roma erano gli stessi che se le spellarono a Firenze e a Pesaro?

            La verità è che proprio sul piano dell’elaborazione politico-culturale per coltivare l’approdo al Partito democratico non si compie un solo passo avanti. È ancora D’Alema a dire che occorre «una nuova sintesi» ma non si capisce perché non venga fatta. Il punto vero, purtroppo, è che non si va «oltre» ma si torna indietro, proprio perché il gruppo dirigente Ds non è stato in grado di reggere la frontiera del socialismo democratico, non ha saputo tenere il passo degli sviluppi politico-culturali che in questi anni hanno segnato l’evoluzione dei partiti socialisti europei, al governo e all’opposizione.

            L’assemblea di Roma ha comunque lanciato un messaggio preciso: costi quel che costi, noi Ds faremo il Partito democratico. Questa posizione dà nuove carte al gruppo dirigente della Margherita per dettare le condizioni di una resa. Di questo si tratta. Ora, però, occorre capire quale sarà la risposta delle forze che all’interno dei Ds e fuori di essi vogliono continuare la battaglia socialista con i socialisti europei e non «oltre».