“Ds” Congresso della Quercia: Angius si prepara alla corsa

22/01/2007
    domenica 21 e lunedì 22 gennaio 2007

    Pagina 8 – Primo Piano

      Congresso della Quercia
      Angius si prepara alla corsa

        Il leader della terza mozione: non saremo una corrente del Pd

          Dubbi tra i sostenitori
          dell’esponente diessino
          sull’opportunità di
          scendere in campo contro
          Fassino e il rivale Mussi

          ROMA — Gavino Angius non scioglie ancora la riserva sulla sua possibile corsa da sfidante segretario dei Ds, un’ipotesi «senza pensare di vincere, ma per riportare la discussione nel partito». Il vicepresidente del Senato ieri ha ufficializzato la presentazione al congresso della Quercia di una terza mozione, alternativa a quelle della maggioranza e della sinistra; solo sabato, però, si saprà se il testo sarà accompagnato da una candidatura.

          LA SCELTA — Lo slittamento viene spiegato così: «Dipende da quello dell’utilità ai fini della campagna congressuale». Certo, alcuni dei quadri diessini intervenuti alla giornata della terza mozione sono dubbiosi sull’idea di mettere in discussione personalmente Fassino. Ma ci sono anche altri fattori in gioco: necessità di erodere adesioni, anche alla sinistra interna? Riluttanza a contare i consensi intorno a un nome? Il quale nome, stando all’opinione più diffusa tra i sostenitori della terza mozione, sarebbe proprio quello di Angius. Cosa in qualche modo confermata da una sua battuta: «Se non io… vediamo… Magari Bertolaso, quello della Protezione civile».

            Nel suo intervento (che farà da base al testo della mozione), Angius ribadisce che non si può dire solo sì (come Fassino) o no (come Mussi) alla nascita del Partito democratico; bisogna, invece, aprire una fase costituente e avviare un dialogo anche con componenti esterne: «Vogliamo evitare che il nostro partito e la sinistra si riducano a essere una corrente del Partito democratico. Ci dicano chiaramente se il prossimo congresso sarà l’ultimo, quello dello scioglimento. Se non è così, sia subito fissata la data di quello successivo». Confermata la collocazione nel socialismo europeo, il vicepresidente del Senato attacca ancora i vertici della Quercia: «Ho l’impressione di essere un tollerato, mentre il partito assomiglia ad una caserma dove vige la regola del "taci e obbedisci"».

            LA «CASERMA» — Stessa tesi di Massimo Brutti, uno dei primi aderenti al gruppo: «Si vuole impedire il dibattito e ridurre tutto ad una conta. Le decisioni sul Partito democratico prese da Ds e Margherita ad Orvieto vanno azzerate. Il congresso non può essere vincolato a posizioni prese in precedenza. E neanche da Caserta abbiamo avuto risposte ai tanti problemi che ci sono sul tavolo». Anche Mauro Zani invita a «cambiare la rotta» rispetto a Orvieto. Si proceda pure con un nuovo partito, purché «di forma federativa», allargata: «Mica possiamo fare qualcosa più ristretta ancora dell’Ulivo? Dobbiamo riaprire alla componente socialista; perché c’è lo Sdi, d’accordo, ma in giro ci sono tanti socialisti perbene dispersi, e sottolineo perbene, perché io ho memoria del passato. E poi Di Pietro: non vi piace? E’ un po’ rozzo, ma ci è servito a vincere, e non si butta via niente. E poi i verdi ambientalisti …».

              REFERENDUM — L’europarlamentare (come Angius e Brutti) invoca perciò, prima di un eventuale scioglimento del partito, un referendum «tra gli elettori» su nome e collocazione nelle famiglie europee del nuovo Pd. Con un attacco a D’Alema: «Sta facendo bene in politica estera, ma sbaglia quando dice che il Pse guarda con interesse a quanto avviene in Italia: i miei duecento colleghi europarlamentari ci guardano con diffidenza. Noi Ds non saremo mai e poi mai fuori dal socialismo europeo». E contro un abbandono del Pse ieri si è espresso anche Valdo Spini.

                R. R.