Ds, Cofferati muove e attacca

26/06/2001

 










Martedi 26 Giugno 2001



Ds, Cofferati muove e attacca
D’Alema: governiamo la modernità.
Il leader Cgil: è il lavoro il nostro valore

di Piero Sansonetti

ROMA. I ds si avviano al congresso con passo incerto, traballando un po’ tra rimpianti e paure, ma forse, ora, con qualche idea più chiara di un mese fa. Innanzitutto in termini di leadership. La riunione della Direzione del partito che è iniziata ieri sera ha segnato l’avvio della battaglia congressuale: la lotta si svolge in modo netto e molto visibile attorno a due leader, e su due linee politiche – due idee di partito – che non coincidono e che promettono di combattersi. I due leader sono Massimo D’Alema e Sergio Cofferati, i ruoli che assumeranno in questa battaglia non sono ancora definiti (nel senso che non è affatto chiaro tra chi e in che modo si svolgerà la lotta per la segretaria) ma è chiarissimo che a loro due faranno capo due schieramenti i quali molto difficilmente potranno trovare mediazioni e accordi. Al termine del cammino congressuale uno dei due schieramenti si troverà in minoranza e l’altro guiderà i Ds. Possibile variabile è la terza componente, cioè la sinistra (ieri ha parlato Fulvia Bandoli) che dovrebbe trovarsi politicamente più vicina a Cofferati ma non è detto che le posizioni coincidano.
La riunione della Direzione è stata aperta da D’Alema con una relazione soft e abbastanza aperta al dialogo. Persino nei toni insolita: nessuna ricerca del colpo di teatro, niente battute, niente concessioni alla retorica e alla platea. Ed è stata chiusa alle dieci di sera da un intervento di Cofferati brevissimo e tagliente come una scimitarra. Forse Cofferati non ha mai pronunciato la parola D’Alema, ma praticamente nessuna delle frasi del suo intervento era priva di critiche feroci all’ex presidente del Consiglio: alla sua condotta politica in questi cinque anni e alla linea politica di cui oggi è portatore e che Cofferati giudica inconsistente e subalterna.
Andiamo con ordine. Innanzitutto riassumendo in due righe i termini essenziali del contrasto. D’Alema ha indicato ai Ds la prospettiva di diventare uno dei partiti guida della sinistra europea (del socialismo europeo) che si assumono il compito di guidare la modernizzazione dell’Europa, di renderla più competitiva, più avanzata, più mobile socialmente. Cofferati gli ha risposto che la modernizzazione di per sè non è un valore e che la sinistra, se vuol vivere, deve avere la forza di contrapporre ai valori della competitività e del mercato – che sono dei conservatori – il valore della lavoro e la sua centralità.
Negli anni scorsi spesso ci siamo lamentati perché non capivamo la concorrenzialità e spesso le frizioni, l’ostilità, tra D’Alema e Veltroni. Loro per la verità hanno sempre negato che le differenze fossero oscure, ma non molti di noi pensavano che i due avessero ragione. Stavolta è difficile non vedere la netta distinzione politica tra l’ex presidente del Consiglio e il capo della Cgil.
La riunione della direzione era iniziata alle sei e mezzo del pomeriggio, tra le vive proteste dei giornalisti (l’intervento di Cofferati era previsto alle dieci di sera) nel modo più tradizionale: relazione generale di D’Alema e poi relazione di Folena sullo stato del partito. Clima cauto, grande attesa per il discorso di Cofferati. D’Alema ha parlato per una cinquantina di minuti, con voce bassa, leggendo un testo scritto (in contrasto con le sue abitudini di buon parlatore a braccio). Relazione interessante ma prudentissima. Nessuna polemica di troppo, anzi, due cartelline finali per dire che sull’Ulivo si può discutere, che non esiste nessuna volontà egemonica dei Ds e persino per correggere quella frase pruomunciata un mese fa (”la testa dell’Ulivo deve essere del socialimso europeo”)che aveva indipettito gli ulivisti e fatto arrabiare i dirigenti della Margherita. D’Alema ha svolto un’analisi attenta della crisi politica e della forza del centrodestra. Rispetto a un mese fa è stato più ottimista. Nel senso che ha indicato tutte le contraddizioni che renderanno difficile la strada del successo alla coalizione di Berlusconi. Poi ha indicato gli obiettivi politici che la sinistra deve perseguire. E ha detto che non si può fare opposizione con idee politiche opposte a quelle che si sono usate quando si era in maggioranza. D’Alema dice che la sinistra europea deve comunque mantenere ferma la sua vocazione di governo e di riforma. E contraporsi a una destra che non è solo Berlusconi e Aznar ma ora è anche Bush. E il peso che avrà Bush sulla politica europea non sarà indifferente. Tantomeno sarà indifferente quello che avrà sull’Italia, dal momento che il governo di centro-destra italiano può essere per i conservatori americani l’interlocutore privilegiato. Conclusioni più in “politichese”, sul ruolo dell’Ulivo e il rapporto tra Ulivo e partiti con molte concessioni alla Margherita e agli avversari interni. E una appello finale: non all’unità, ma a un modo intelligente per dividersi, non con lo scopo di affossare i Ds ma di rafforzarli.

A questo punto le previsioni sono di un intervento di Cofferati critico (perché si conoscono tutti i dissensi tra Cofferati e D’Alema) ma soft, come è soft il clima in sala. Folena, quando si alza per andare a svolgere la sua relazione, si accosta alla sedia di D’Alema e con un sorriso, ricambiato, gli stringe la mano. Invece Cofferati inizia a parlare e subito alza la polemica. Rinfaccia a D’Alema la "bicamerale" e dice che per motivi di opportunità politica fu messo in second’ordine il rigore (accusa di opportunismo) gli rinfaccia di essere andato a Palazzo Chigi senza un voto popolare (forse è l’accusa più dura, sul piano personale) e infine gli rimprovera una linea politica oscillante e mai chiara, che non ha al suo centro un blocco sociale e di interessi, mentre la destra stava costruendo un suo blocco, contradditorio ma molto forte. D’Alema aveva parlato dei nuovi lavori, della new economy, delle esigenze di politiche diverse per conquistare il consenso dei milioni di persone che stanno in quei settori dell’economia. Cofferati non ha concesso niente neanche su questo piano. Ha polemizzato ancora dicendo che una delle colpe, anzi una delle principali colpe che hanno portato alla sconfitta elettorale, è stato l’aver definito “conservatore” il sindacato italiano. Poi Cofferati ha dettato le regole di base – cioè gli obiettivi e l’identità – del partito che vorrebbe: un partito impegnato a ridurre la distanza tra paesi ricchi e paesi poveri,un partito impegnato a rafforzare l’Europa, un partito impegnato a concepire, in Italia, lo sviluppo come strumento per ridurre le differenze sociali. E soprattutto – ha concluso – un partito che sappia contrapporre al valore della competitivià e del mercato, il valore del lavoro.
Poi Cofferati ha parlato della sua questione personale, cioè dell’ipotesi di correre direttamente per la segreteria del partito. E’ sembrata escluderla, anche perché ha confermato che intende restare alla guida della Cgil fino alla conclusione del mandato. Poi però ha aggiunto che i compagni della Cgil – o almeno gran parte di essi – sono d’accordo con lui, e che lui intende impegnarsi nella battaglia congressuale, sulla sua linea, come militante dei ds e come sindacalista.
Oggi il dibattito prosegue, e sicuramente sarà molto interessante capire le reazioni a un intervento come quello di Cofferati che nessuno si aspettava. Naturalmente c’è il rischio che la lotta interna si inasprisca ancora, e finisca per travolgere il partito. Ma c’è invece anche la possibilità che inizi un congresso vero, politico-politico, che serva realmente a definire l’dentità e le finalità di una sinistra che negli ultimi cinque anni ha cambiato e migliorato molto l’Italia, ma ha indebolito e un po’ peggiorato se stessa.