“DS” Chiuso il congresso, via libera al nuovo partito

23/04/2007
    domenica 22 aprile 2007

    Pagina 2 – Interni

      Fassino: "Il Pd è di sinistra
      faremo una casa più grande"

        Chiuso il congresso dei Ds, via libera al nuovo partito

          CARMELO LOPAPA

          FIRENZE – È finita come doveva finire. Col sipario che scende sul congresso che a stragrande maggioranza dà il via libera alla nascita del Partito democratico e chiude i nove anni di vita dei Ds. Finisce con Fassino in lacrime che dice: «Il Pd sarà di sinistra», lo sguardo a scorrere gli spalti che gli tributano la standing ovation dopo un´ora e 25 minuti di relazione appassionata, densa, militante. E lo capiscono anche i compagni seduti lassù in alto che il segretario si sta guardando attorno, e come lui D´Alema, per imprimere nella memoria la scena: le migliaia del popolo della Quercia in piedi a far sventolare tra gli applausi le bandiere (rosse) nelle ultime assise di quel che è stato il più grande partito della sinistra europea. La gran parte degli oltre 1.500 delegati rimasti sono tutti lì a battere le mani al ritmo di «Il cielo è sempre più blu» di Rino Gaetano e con loro i leader sul palco. La storia della Quercia finisce qui. A ottobre il via alla costituente del Pd, il nuovo soggetto che nella primavera 2008 dovrà vedere la luce. Così vuole il documento approvato a maggioranza e con i voti contrari dei pochi uomini di Mussi rimasti al Pala Mandela e di quelli della terza mozione di Angius. Ma inizia subito un´altra storia. «Faremo una casa più grande e più bella. Io credo che ce la faremo – ha detto Fassino prima di chiudere, interrotto 63 volte dagli applausi – saremo all´altezza delle aspettative e ancora una volta scriveremo una pagina di storia». Da lui i delegati si attendevano anche una risposta a Rutelli, che aveva chiuso all´ingresso nel Pse. Il segretario dice: «Non poniamo la questione in termini ideologici. La notizia non è che Rutelli abbia detto "mai nel Pse", ma che abbia detto "con il Pse". A lui non si può chiedere un´adesione ideologica perché viene da un´altra storia, ma se gli si chiede di costruire un´unità del riformismo, lui è il primo a sapere che in Europa il 90 per cento dei riformisti sono socialisti».

          Ringrazia i dissidenti Mussi e Angius per il contributo dato al congresso. E confessa di non rassegnarsi alla scissione. Prova a rassicurare la minoranza della terza mozione che chiede la riscrittura del manifesto del Pd: «Non abbiamo alcuna difficoltà. Abbiamo chiamato 250 mila persone a decidere ai nostri congressi, non ci leghiamo certo a un manifesto scritto da 15 persone». D´Alema, che fino alla fine ha confermato la decisione di rinunciare alla presidenza del partito, lo ha definito un «congresso molto bello e una conclusione molto bella dal punto di vista emotivo». Alla fine, l´emozione ha fatto luccicare anche i suoi occhi. E´ stata la giornata di Fassino. Ma anche quella di Anna Finocchiaro, con un intervento concluso con la platea in piedi ad applaudire.

          In mattinata era toccato al ministro Giuliano Amato, «da vecchio socialista che crede nel Pd», dettare la ricetta per il nuovo che verrà: «Elites mobili e rinnovabili e Costituente che dovrà scaturire da elezioni aperte». Applausi. Ma prima di lui la platea era stata tutta per il segretario della Cgil Guglielmo Epifani, venuto a ricordare se c´è un calo di consensi è perché c´è un calo di fiducia. Che il governo Prodi non ha dato risposta a molte questioni che stanno a cuore degli elettori. E dunque dovrà mantenere la parola, altrimenti «gli accordi saranno a rischio». C´è anche la prima volta di un leader democratico Usa sul palco di un congresso della sinistra italiana, il presidente del partito Howard Dean. Tripudio quando dice che anche gli Usa dovranno venir via dall´Iraq. In platea, terza fila, scuote la testa Gianfranco Fini, ultimo big del centrodestra ospite a Firenze. Prima di andare via stringerà la mano e a scambiare una battuta con D´Alema, suggello del disgelo dopo lo scontro sul caso Mastrogiacomo.