“DS” Cgil, in tanti con Mussi

23/04/2007
    domenica 22 aprile 2007

    Pagina 9 – Politica/Oggi

    Cgil, in tanti con Mussi.
    «Ma sono scelte individuali»

      La prospettiva del Pd ha diviso i dirigenti. Ma il sindacato è geloso della sua autonomia

        di Giuseppe Vespo/ Milano

        LE SCELTE individuali e l’indipendenza del sindacato. I Ds hanno deciso ieri di dar vita al Partito Democratico. Da ora in poi ci sarà chi lavorerà per la costruzione di questa nuova realtà e chi non la sosterrà, esplorando nuove strade. Così sarà anche all’interno della Cgil. Ma quelle che hanno portato la segreteria confederale a dividersi sulle mozioni Fassino e Mussi, sono scelte personali. Che, sottolineano in corso d’Italia, non devono scalfire l’indipendenza e l’autonomia della confederazione della sinistra. Epifani ha posto con forza la necessità dell’appartenenza del Pd al Partito socialista europeo. Con Fassino si erano schierati in tre: Achille Passoni, Nicoletta Rocchi e Mauro Guzzonato. Con loro, Agostino Megale, presidente dell’Ires, l’istituto di ricerche economiche e sociali della Cgil. Hanno appoggiato il «correntone» di Fabio Mussi: Paolo Nerozzi, Carla Cantone, Morena Piccinini e Fulvio Fammoni. Indipendente, rispetto alle due mozioni, la posizione di Paola Agnello Modica, in quanto di area comunista. Mentre Marigia Maulucci, non iscritta ai Ds, ha annunciato che aderirà al nuovo partito.

        Diversa la «geografia» per quanto riguarda le segreterie delle organizzazioni di categoria. Il segretario della Fiom, Gianni Rinaldini, ieri dal palco milanese della Camera del Lavoro – dove si è tenuta l’assemblea della Rete 28 Aprile dal titolo “No a ogni collateralismo tra Cgil e Partito Democratico”- è netto nel suo «no» al nuovo soggetto politico. «Col Pd inizia un terremoto. L’idea liberista sta prendendo piede come unico orizzonte entro il quale si determina la dislocazione delle forze politiche. C’è bisogno di un’organizzazione indipendente, democratica e con una capacità progettuale che la Cgil in questi anni ha perso per strada». Con lui, critico anche Giorgio Cremaschi, da tempo è approdato a posizioni vicine al Prc. Vicini a Mussi e lontani dal Pd: Laura Spezia e Maurizio Landini. «Andrò alla costituente del nuovo movimento socialista di Fabio Mussi – dice Laura Spezia – Ma ritengo che le scelte individuali debbano rimanere tali. Non bisogna coinvolgere il sindacato, che ha da sempre la sua indipendenza. L’aveva prima e l’avrà ancora». Con Fassino, invece, l’altro membro della segreteria Fiom, Fausto Durante.

        Per quel che riguarda i leader delle altre organizzazioni di categoria della Cgil, hanno appoggiato il nascente Pd, il leader dei chimici della Filcem, Alberto Morselli; quello dei tessili (Filtea), Valeria Fedeli; Emilio Miceli dei lavoratori della conoscenza (Slc); il segretario della Fillea (edili), Franco Martini; quello della Filt trasporti, Fabrizio Solari e Domenico Moccia della Fisac, i bancari. Si richiama invece alla tradizione socialista Franco Chiriaco della Flai, il sindacato dell’agroindustria. «Non aderisco al Pd, formazione dai connotati centristi, dove il lavoratore è sparito per diventare utente-cittadino, come è sparita la tradizione socialista forte, quella di Riccardo Lombardi e di Pietro Ingrao, di Fernando Santi e Giuseppe Di Vittorio». Sulla stessa sponda di Chiriaco il leader degli statali, Carlo Podda: «Andrò alla riunione dei delegati firmatari della mozioni Mussi perchè credo nell’idea di un movimento che punti alla riaggregazione socialista esplicita, e non nascosta nel cuore». Con Mussi c’è anche Betty Leone dello Spi, il sindacato dei pensionati. «E’ una strada difficile quella che abbiamo scelto – ha detto – ma è la speranza di chi pensa che ci debba ancora essere una realtà a sinistra. Lavoreremo al movimento con l’ambizione di riunificare e di interrompere la maledizione che ci ha contraddistinto negli anni, quella del dividersi e frammentarsi. Noi vogliamo unire le sinistre italiane». Poi giù lungo la rete della maggiore organizzazione sindacale d’Europa, le segreterie regionali e le Camere del lavoro. Gli iscritti ai Ds hanno dibattuto e si sono schierati. I concetti sono gli stessi, a cominciare dall’ indipendenza del sindacato. «Ora bisogna pensare e valutare le cose che sono in gioco – dice Susanna Camusso, segretario regionale della Lombardia, che ha appoggiato il «correntone» -. Ma la Cgil non si misura su queste questioni che riguardano i partiti. Ogni militante ha appoggiato personalmente una posizione. Il sindacato ha un suo segretario e la sua indipendenza». A livello regionale con il Pd, tra gli altri, si sono schierati i leader di Piemonte, Liguria, Veneto, Toscana, Umbria, Abruzzo, Campania e Sardegna. Mentre hanno sostenuto il connubio Dl- Ds i numeri uno di alcune tra le più importanti Camere del Lavoro. A cominciare da quello di Milano, Firenze e Napoli.