Ds, c’è l’intesa sul lavoro

17/07/2002


17 luglio 2002



Ds, c’è l’intesa sul lavoro ma Salvi non la vota
Cofferati: sintonia con Cgil

G.Co.

ROMA – Un giudizio negativo su tutta la politica economica del Governo, dal quale scaturisce l’impegno per una battaglia politica e parlamentare contro il Patto per l’Italia, contro il Dpef e contro la manovra economica. Su questa base il direttivo dei Ds è riuscito a mettere a punto e a votare un documento unitario, dal quale si sono dissociati (non partecipando al voto) i tre rappresentanti dell’area Salvi, il cui dissenso è tuttavia circoscritto. Per il liberal Enrico Morando, che ha contribuito alla stesura, il testo approvato «è un minimo comun denominatore, ma le analisi restano diverse». Soddisfazione per il risultato raggiunto è stata espressa dal presidente D’Alema («segnale necessario dopo le polemiche, positivo punto di convergenza») e dal segretario Fassino, ma anche da Giovanni Berlinguer e dagli altri rappresentanti del "correntone". E soprattutto dallo stesso Cofferati, che in serata ha parlato di «sintonia» tra Quercia e Cgil. «Il giudizio severamente negativo dei democratici di sinistra sul Patto per l’Italia e sul Dpef è in sintonia con quello della Cgil», ha detto. Aggiungendo l’auspicio di un più vasto fronte d’opposizione: «A questo punto è auspicabile che l’insieme delle forze politiche dell’Ulivo, di Rifondazione e dell’Italia dei valori definisca contemporaneamente un giudizio e la coerente iniziativa parlamentare per supportarlo». L’accordo è stato possibile grazie a un documento molto duro nei confronti del Governo e di piena solidarietà alla battaglia della Cgil contro le modifiche all’articolo 18. I rappresentanti dell’area Salvi hanno invece lamentato «la mancanza di un punto essenziale come l’appoggio alle iniziative della Cgil e una valutazione positiva delle richieste di referendum sulle modifiche all’articolo 18». Anche un esponente della sinistra interna, Giorgio Mele, non ha votato il documento finale aggiungendo il suo voto a quello degli esponenti di Socialismo 2000. Invece il leader del "correntone" Berlinguer – che per mettere fine allo scontro verbale aspro che si era sviluppato in settimana su presunti consapevoli aiuti a Berlusconi ha regalato un sonetto, in vivace vernacolo, del Belli a D’Alema, definendo il dono «un gesto di pace» – ha detto che quello approvato è un ordine del giorno che appiana le divisioni. Particolarmente soddisfatto è apparso soprattutto Fassino, che ha visto così andare a buon fine il lavoro di «mediazione nella chiarezza» affidato al responsabile lavoro Cesare Damiano, vero «tessitore» nei giorni scorsi di questo difficile accordo. Il segretario dei Ds ha così spiegato che ora si dovranno portare avanti «proposte nuove che vanno da una Finanziaria alternativa a quella del Centro-destra a proposte di legge sulla carta dei diritti, ammortizzatori sociali e processo del lavoro». Quanto alla rottura dell’unità sindacale, Fassino ha detto di non sottovalutarne la portata, ma di sentire anche «la responsabilità di non considerarla irreversibile». Di qui l’impegno a lavorare «per sostenere una ricomposizione unitaria dei sindacati, a partire dai rinnovi contrattuali dell’autunno prossimo». E Umberto Ranieri, pur definendo la scelta di Cisl e Uil «contraddittoria», ha negato che essa possa configurarsi come una sorta di collateralismo con il Governo.