Draghi sugli evasori fiscali: sono loro i macellai sociali

01/06/2010

«Era inevitabile agire, anche se le restrizioni di bilancio incidono sulle prospettive di ripresa a breve dell’economia italiana»: il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, promuove così la manovra del governo. Ma non lo fa senza condizioni: «La correzione dei conti pubblici va accompagnata con il rilancio della crescita» dice spiegando che si tratta di fare le riforme strutturali perché altrimenti aumentano le spese per la pubblica amministrazione, «diventano ancora più insopportabili» i costi dell’evasione fiscale, che è alla base della «macelleria sociale» e della corruzione, mentre la stagnazione distrugge capitale umano, soprattutto fra i giovani, i quali sono «le vere vittime» della crisi.
Nello svolgere le sue Considerazioni finali, all’annuale assemblea della Banca d’Italia, Draghi traccia ancora una volta uno scenario di difficoltà ed incertezze che non coinvolge più il settore privato ma investe l’area pubblica: «Al sollievo per la catastrofe evitata è subentrata nei mercati finanziari internazionali l’ansia improvvisa per la sostenibilità dei debiti sovrani». Soprattutto per quelli dei paesi più deboli dell’Europa che si è ritrovata sotto attacco assieme alla sua moneta. La situazione preoccupa perché l’esplodere della crisi greca «potrebbe cambiare il quadro di riferimento» in cui l’economia italiana quest’anno «sarebbe tornata a crescere ai pur modesti ritmi» degli ultimi dieci anni. Da qui l’inevitabilità dell’azione sui conti pubblici, in Italia come nel resto d’Europa che oggi deve rafforzare il governo dell’economia ma anche completare la costruzione politica. «Dall’euro non si torna indietro» afferma Draghi chiedendo «un nuovo patto di stabilità al tempo stesso più vincolante e più esteso». Ed è sulla necessità di un intervento coordinato che Draghi insiste. E’ il suo messaggio principale: «La crisi ci ha ricordato in forma brutale l’importanza dell’azione comune, della condivisione di obiettivi, politiche, sacrifici. E’ una lezione che vale per il mondo, per l’Europa e per l’Italia». E vale anche per le regole per la finanza.
Tra le riforme da fare in Italia il governatore mette in primo piano la lotta all’evasione fiscale: «E’ un freno alla crescita perché richiede tasse più elevate per chi le paga» ed inoltre, «riduce le risorse per le politiche sociali, ostacola gli interventi a favore dei cittadini con redditi modesti» sostiene per poi ricorrere per essere più efficace ad un’espressione «rozza ma efficace» come «macelleria sociale di cui gli evasori sono i primi responsabili». I dati di Draghi spiegano tanta durezza, confrontando infatti i dati della contabilità nazionale con le dichiarazioni dei contribuenti «si può valutare che tra il 2005 e il 2008 sia stato evaso il 30% della base imponibile Iva, che in termini di gettito significano oltre 30 miliardi l’anno, 2 punti di Pil». Se l’Iva fosse stata pagata, aggiunge Draghi, l’Italia avrebbe uno dei rapporti debito-Pil più bassi d’Europa. Attorno al 60% del Pil invece del 115,8%. Non sarebbe cioè necessaria alcuna manovra
Bisogna poi intervenire sulla riorganizzazione dell’amministrazione: i tagli sul pubblico impiego decisi dal governo, rileva il governatore, devono fornire l’occasione «per ripensare il perimetro e l’articolazione delle amministrazioni» e per attuare «un disegno esteso di riforma». Quanto al federalismo fiscale «deve aumentare l’efficienza nell’uso delle risorse». Perché «solo un vincolo di bilancio forte, accompagnato dalla necessaria autonomia impositiva, può rendere trasparente il costo fiscale di ogni decisione e responsabilizzare i centri di spesa.
Pochi ma incisivi gli accenni alle banche. Il primo riguarda le Fondazioni che come azionisti di banche «devono tutelare l’indipendenza dei manager». Bisogna stare attenti, avverte Draghi, a non tornare agli anni Settanta-Ottanta «quando era la maggioranza politica a nominare i vertici delle aziende di credito». Il secondo è la richiesta di estendere i poteri della Vigilanza consentendo la possibilità di «rimuovere i responsabili di gestioni scorrette» prima dei commissariamenti e delle liquidazioni.
La crisi, ripete Draghi pesa: l’Italia ha una struttura finanziaria con molti punti di forza, dalla ricchezza delle famiglie ad un basso debito netto verso l’estero, ma deve recuperare competitività. La sfida è di «coniugare la disciplina di bilancio col ritorno alla crescita» e si combatte «facendo appello agli stessi valori che ci hanno permesso di vincere le sfide del passato: capacità di fare, equità, desiderio si sapere, solidarietà».