Draghi: sforzo collettivo per riformare le pensioni

05/02/2007
    domenica 4 febbraio 2007

    Pagina 15 – Economia

    Draghi: sforzo collettivo
    per riformare le pensioni

      Il governatore invita a recuperare lo spirito del ’93. «Le tasse troppo alte penalizzano gli onesti»

        di Bianca Di Giovanni inviata a Torino

          RICHIAMO «Occorre uno sforzo di consapevolezza collettiva» simile a quelli sulla scala mobile e sul Patto del ’93. Mario Draghi indica un pilastro del suo predecessore Carlo Azeglio Ciampi per intervenire sulle pensioni. Un passo necessario, secondo il governatore di Banca d’Italia, che non nasconde le difficoltà.

          Al Forex di Torino, davanti a una platea di prim’ordine in fatto di banche – al centro, in prima fila, Giovanni Bazoli e Enrico Salza – parla di decisioni «sofferte ma lungimiranti» riferite al passato, ma anche all’immediato futuro. Quell’accenno al ’93 indica un metodo: serve la concertazione per agire sulla previdenza. E il premier Romano Prodi, a distanza, raccoglie subito l’invito. «Questi spunti particolari mi trovano completamente d’accordo», dichiara a stretto giro.

          Fin dalle prime pagine del suo intervento, che segna anche il primo compleanno delle sue uscite pubbliche – un anno fa l’esordio a Cagliari – il governatore tocca tutti i temi del dibattito politico in corso. Parte dalla congiuntura – la crescita prosegue – e poi, a volo d’uccello, si sofferma sui contratti, sui dipendenti pubblici, sul debito pubblico, sulle nuove entrate – di livello «inaudito» – sulla pressione fiscale – da abbassare:«tasse troppo alte per gli onesti» – e infine sulle pensioni, cui dedica un’attenzione particolare visto l’avvio della previdenza complementare. Quale platea migliore per parlarne se non quella degli operatori finanziari? Per Draghi è necessario assicurare al tempo stesso «una pensione contributiva non eccessiva, l’equilibrio finanziario del sistema, l’erogazione di pensioni di importo adeguato». Una sintesi che somiglia molto a una mission impossible: per questo occorre concertare. Quanto al campo d’azione, l’età sembra quello decisivo per il governatore. Lo fa capire da un solo dato. «In Italia il tasso di occupazione nella fascia d’età tra 55 e 64 anni supera di poco il 31%: oltre 10 punti in meno rispetto alla media europea» e quasi 20 punti sotto l’obiettivo di Lisbona. Una strigliata anche alle imprese. Quanto alla previdenza complementare, l’anticipo della normativa a quest’anno «è un passo nella direzione giusta». Poi l’allerta: la pensione integrativa è scarsa soprattutto tra quei lavoratori che ne hanno più bisogno. Cioè autonomi, giovani e donne generalmente più precarie. A loro vanno offerti schemi pensionistici che assicurino più libertà di movimento. Inoltre l’accesso alla pensione integrativa va garantito anche ai dipendenti pubblici.

          Quanto alla destinazione del Tfr ai fondi pensione, il governatore ricorda che sono possibili oggi sui mercati finanziari strategie con rischi contenuti con rendimenti reali in linea o superiori a quelli garantiti dal Tfr. Il richiamo del numero uno di Bankitalia su questo punto è soprattutto all’informazione: il grado di conoscenza sugli strumenti previdenziali resta basso. Per Draghi «ottenere informazioni chiare, regolari ed esaurienti sul montante accumulato nel proprio piano di previdenza obbligatoria è un diritto dei lavoratori». Inoltre, ricorda il governatore, la Finanziaria prevede risorse destinate a questo scopo. Su questo punto è illuminante l’esperienza della Svezia. Le forme di risparmio previdenziale devono essere flessibili: garantire la continuità tra periodi diversi di contribuzione e anticipi in caso di malattia o di acquisto dell’abitazione.

          Sui conti pubblici il richiamo resta quello di sempre: abbassare il debito. Farlo subito vuol dire approfittare della crescita che nel 2007 sembra ancora consolidarsi. Inoltre significa anche mettersi al riparo da rischi incalcolabili. «Non sappiamo da dove verrà la prossima crisi finanziaria: dobbiamo far di tutto per essere preparati». Sui contratti collettivi, importante è tener conto degli andamenti effettivi della produttività. «Nel settore pubblico – prosegue il governatore – la gestione del personale è sottoposta a pesanti vincoli; gli strumenti di incentivazione sono modesti; l’autonomia e la responsabilizzazione dei dirigenti sono spesso insufficienti. Occorre introdurre adeguati sistemi di valutazione individuale e di differenziazione». In una parola: il merito. Sulle entrate fiscali Draghi suscita l’unica risata di una platea altrimenti molto felpata. Un bisticcio di parole tra «inaudito» e «inatteso» aumento del gettito, concluso poi con la sintesi: «Beh, sono vere tutte e due le parole». Per Draghi bisogna resistere alla tentazione di spendere il maggior gettito senza tener conto del debito pesante che frena il Paese. Ma va anche abbassato il livello dell’imposizione tributaria, che penalizza le imprese e le famiglie «che compiono il loro dovere». Riequilibrare i conti vuol dire, per Draghi, limitare gli esborsi nei grandi settori della spesa corrente che nel 2005 ha raggiunto i livelli massimi dal dopoguerra e nel 2006 non sembra calata.