Draghi: in pensione più tardi e nuovi ammortizzatori sociali

14/10/2009

La crisi ha confermato che «i meccanismi di protezione sociale non sono adeguati». Mario Draghi torna a parlare di crisi e di welfare: il binomio che non piace al governo. Il governatore
ritiene urgente una riforma degli ammortizzatori sociali, che in Italia appaiono inadeguati a
coprire le esigenze dei nuovi lavori. Bankitalia conferma anche la sua linea sulla previdenza, già più volte annunciata: bisogna innalzare l’età media effettiva del pensionamento.
È indispensabile «per assicurare prestazioni di importo adeguato a un numero crescente di pensionati» ma anche e soprattutto perché «potrà contribuire se accompagnato da azioni che consentano di rendere più flessibili orari e salari dei lavoratori più anziani, a elevare il tasso di attività e a sostenere la crescita potenziale dell’economia». Così diventano due le riforme da fare al più presto: welfare e previdenza. Ed è come gettare un sasso in uno stagno: il mondo politico – sindacale reagisce con una raffica di polemiche.
A tenere banco sono naturalmente le pensioni, tema dominante da anni nel dibattito politico. Confindustria affianca completamente le richieste di Bankitalia. Il ministro Maurizio Sacconi ritiene che le riforme fatte sono più che sufficienti. Non serve altro. Anche i vertici Inps e Inpdap confermano che il sistema tiene. Per la Cgil è sbagliato soffermarsi di nuovo sull’età, è «inaccettabile, contraddittorio e fuori dal tempo», commenta Morena Piccinini. Qualcos’altro va fatto nel capitolo pensioni «Bisogna affrontare tutti i problemi del sistema e il punto fondamentale sono i coefficienti dei giovani che andranno in pensione da qui a trent’anni – spiega il leader Guglielmo Epifani -. Le pensioni saranno troppo basse. Poi c’è il tema dei lavori usuranti. Infine la flessibilità per l’uscita per vecchiaia»: è necessario «correggere il sistema e metterlo in sicurezza per renderlo più equo dal punto di vista intergenerazionale, altrimenti non si fa una riforma, non si mette ordine, ma si fa solo un Draghi parla al Collegio Carlo Alberto di Moncalieri, fondazione creata dalla Compagnia San Paolo e dall’Università di Torino. Tiene una lezione in ricordo di Onorato Castellino, scomparso nel 2007.
Ad ascoltarlo i big del mondo economico e finanziario torinese: il vicepresidente della Fiat, John
Elkann, il presidente del Consiglio di Gestione di Intesa Sanpaolo, Enrico Salza, Gianluigi Gabetti, Maurizio Sella, i presidenti della Compagnia San Paolo, Angelo Benessia e della Fondazione Crt, Andrea Comba. A loro Draghi prefigura il nuovo welfare, passando per tutti i «buchi» che quello attuale lascia dietro di sé. «Da oltre un decennio – spiega il governatore – si discute in Italia del sistema di ammortizzatori sociali, senza che le ripetute deleghe ai governi che si sono succeduti abbiamo portato ad una riforma organica». Il governatore osserva che «molti lavoratori restano ancora esclusi dalla tutela pubblica» e che «nonostante i vari interventi, non si è ancora giunti ad un ripensamento complessivo del sistema orientato a criteri di equità ed efficienza». In molti casi il nostro welfare soffre di insensatezza economica.
«Tra le imprese che possono accedere alla cassa integrazione guadagni ordinaria – ha osservato Draghi – rientrano quelle del settore industriale, ma non quelle del terziario e gran parte di quelle dell’artigianato. Viene da domandarsi se questa suddivisione abbia un fondamento economico o non vada invece ripensata». Tutto da ricostruire, e su questo punto il governatore incassa l’appoggio di tutto il sindacato. Ma il governo prende tempo. «Bisogna
aspettare che la crisi finisca», dichiara Sacconi. tanto più che il governatore ha appena riconosciuto come «adeguate» le misure adottate.