Draghi: evasione e corruzione macelleria sociale per l’Italia

01/06/2010

ROMA – Nelle nuove condizioni di mercato innescate dalla crisi greca, con gli attacchi all´euro e il rischio contagio, per il governo «era inevitabile agire». Ma attenzione: le restrizioni di bilancio «incidono sulle prospettive di ripresa»; i suoi effetti vanno monitorati. Mario Draghi, governatore della Banca d´Italia, invita «ad accompagnare le correzioni dei conti con il rilancio della crescita». Per riuscire invoca le riforme strutturali di sempre, in primo luogo un innalzamento dell´età pensionabile, insieme a tagli di «sprechi e duplicazioni» nella pubblica amministrazione.
Ma davanti al Gotha dell´economia, il governatore parla spesso a braccio. Ed è proprio qui che il suo messaggio diventa diretto, senza filtri, comprensibile a tutti, nuovo. Per esempio, con un linguaggio inconsueto per un banchiere centrale, «rozzo ma efficace», come lo definisce, Draghi dice che gli evasori sono «i primi responsabili della macelleria sociale». E lo sono perché solo nel triennio 2005-2008 hanno dribblato Iva per 30 miliardi l´anno, 2 punti di Pil. Se avessero pagato, «il nostro debito pubblico in rapporto al Pil sarebbe tra i più bassi della Ue». Come se non bastasse, l´evasione «è un freno alla crescita perchè richiede tasse più elevate per chi le paga». Una sua riduzione deve consentire «quella delle aliquote». Questo paragrafo delle Considerazioni finali è significativamente dedicato alla legalità. Anche la corruzione è un freno alla crescita: «Stretta è la connessione tra la densità della criminalità organizzata e il livello di sviluppo». Poi la denuncia: «Relazioni corruttive tra soggetti privati e amministrazioni pubbliche favorite dalla criminalità organizzata, sono diffuse. Le graduatorie internazionali collocano l´Italia in una posizione sempre più arretrata».
Anche il secondo messaggio a braccio ha una sua efficacia. «I giovani sono le maggiori vittime di questa crisi», scandisce. La recessione «ha acuito» il loro disagio. Draghi fa parlare i numeri: nella fascia tra i 20 e i 34 anni la disoccupazione è del 13%. Rispetto al 2008, la riduzione della quota di occupati è stata 7 volte quella degli anziani. I salari d´ingresso ristagnano da 15 anni. Le condizioni di lavoro tra le nuove generazioni e le precedenti «vanno ampliandosi a sfavore delle prime». E´ distruzione di capitale umano. Al dunque, ci giochiamo una generazione.
Draghi fa anche il conto dei costi della crisi 2008-2009: è un cimitero di segno meno. Dunque: -6 punti di Pil; -3,4 del reddito reale delle famiglie; -2,5 i loro consumi; -22 l´export; -16% gli investimenti delle imprese. E poi, boom della Cassa integrazione (+12%), 9400 fallimenti di imprese solo nel 2009, un quarto in più sull´anno precedente.
Il terzo messaggio riguarda il sistema bancario e parla da solo: «Nessuno ha interesse che la politica torni a gestire le banche». Nessuno. Draghi guarda alla crisi anche in chiave internazionale. Nota che «in forma brutale» ci ha ricordato l´importanza «dell´azione comune, della condivisione di obiettivi, politiche, sacrifici». E´ una lezione vale per tutti. Ricorda che le regole della finanza vanno cambiate e rafforzate: se le riparlerà in Corea, nel week-end, al vertice del G20. Poi lancia un messaggio ai mercati: l´area dell´euro è nel suo complesso «è più solida di altre». L´attacco che la colpisce non guarda al suo insieme, ma sfrutta l´opportunità offerta «dall´incompiutezza del progetto», da quella che Ciampi chiamava «la zoppìa». «Non c´è che una risposta. L´euro vive con tutti i suoi membri, grandi piccoli, forti e deboli». Ma va rafforzata la costruzione europea nella politica, con un governo Ue più attivo e un nuovo Patto di stabilità più vincolante ed esteso. «La sfida di oggi è coniugare rigore e sviluppo. Si combatte facendo appello ai valori che ci hanno permesso di vincere le sfide del passato», come nel 1992.