Dpef: Si accende subito lo scontro sul nuovo patto sociale

18/07/2003


venerdì 18 Luglio 2003

ALEMANNO: TOCCA A SINDACATI E IMPRESE SCOPRIRE LE CARTE. PERPLESSITA’ ANCHE IN CASA DI CISL E UIL
Si accende subito lo scontro sul nuovo patto sociale
Undici tavoli «per scrivere la Finanziaria insieme». La Cgil: noi non ci stiamo

Roberto Giovannini

ROMA
Il governo rilancia su un nuovo patto sociale, proponendo ben undici tavoli di confronto a sindacati e imprenditori. L’obiettivo, raggiungere «un Accordo – si legge nel nuovo capitolo V del Dpef, inserito sotto la pressione di An e Udc nella notte di martedì al ministero del Tesoro – per Riforme, Competitività, Sviluppo ed Equilibrio finanziario che coinvolga tutte le forze sociali e produttive e tutti i livelli istituzionali, per definire le priorità e individuare le risorse necessarie per farvi fronte». Un obiettivo ambiziosissimo, anche perché in queste ore l’esecutivo deve fare i conti con partner (almeno sul fronte sindacale) molto cauti e sospettosi, quando non già sul piede di guerra, come nel caso della Cgil. Il timore, neanche a dirlo, è quello che il conto delle eventuali misure di rilancio dello sviluppo e dell’economia debba essere «pagato» con tagli concordati agli ultimi due tavoli di confronto, quelli sulla spesa previdenziale e assistenziale e sulla sanità.
Anche perché nelle stanze delle confederazioni si assiste con qualche preoccupazione alle diverse letture che i ministri, nelle ultime due giornate, hanno dato della nuova fase di confronto. Il presidente Silvio Berlusconi, nel corso dell’incontro a Palazzo Chigi, si è spinto fino a dire che la «Finanziaria verrà scritta insieme». Il ministro Roberto Maroni ribadisce che non si tratta di una riscoperta della concertazione, ma del metodo del dialogo sociale, in cui il governo ascolta e poi decide (dichiarazione che fa infuriare Savino Pezzotta). Il ministro Rocco Buttiglione (a nome di un pezzo prevalente dell’Udc) ribadisce che serve una riforma strutturale delle pensioni. Il ministro Gianni Alemanno, protagonista del pressing su Giulio Tremonti, spiega che adesso tocca alle parti sociali scoprire le loro carte: il governo ha recepito di fatto l’intesa di giugno sulla competitività siglata da sindacati e Confindustria, ma quello è un patto «che prevede obiettivi ma non risorse», e – chiarisce Alemanno – «non basta dire quali sono gli obiettivi e quali sono i capitoli di spesa, l’importante è che a fianco a questo ci siano proposte credibili per trovare le risorse in un momento economico oggettivamente difficile».
Saranno addirittura undici i tavoli di confronto che dovrebbero decollare ai primi di settembre (qualcuno anche alla fine di luglio, però). Si discuterà di politica industriale ed energetica; infrastrutture; politica scientifica e tecnologica; valorizzazione delle risorse ambientali, turistiche, culturali e produttive; pieno utilizzo delle risorse per il Mezzogiorno e le aree deboli; riforma dell’istruzione e della formazione; sostegno alle pari opportunità; sicurezza e immigrazione; modernizzazione della pubblica amministrazione; riforma del welfare «al fine di garantire una maggiore equità sociale, sia in termini di distribuzione territoriale ed intergenerazionale, che in termini di rispetto del principio di sussidiarietà orizzontale, con particolare riferimento ai valori della famiglia e della solidarietà»; infine, di sanità.
Temi corposissimi, come si vede, tanto – che si tratti di concertazione o di dialogo sociale – da far pensare che i cinque-sei incontri che le delegazioni di governo e parti sociali potranno tenere prima del varo a fine settembre della Finanziaria, potranno solo indicare qualche priorità o concordare qualche provvedimento. Con il rischio che alla fine a parte il Dpef (considerato «vuoto»), si ricominci a parlare di tagli alla spesa sociale in Finanziaria. Ieri, i leader di Cgil-Cisl-Uil hanno espresso le loro perplessità nel corso di un incontro con i parlamentari dell’Ulivo. In precedenza, la Cgil aveva riunito il suo direttivo, chiuso con un documento durissimo, che minaccia la mobilitazione (da concordare con Cisl e Uil) contro un Dpef «che segna il fallimento della politica economica del governo», con misure sbagliate o pericolose (come le nuove una tantum). E il nuovo «patto»? Per Guglielmo Epifani, «non ci convengono i tavoli in cui il governo chiederà ai sindacati uno scambio con la politica di sviluppo. E la Finanziaria non la scriveremo a quattro mani, è responsabilità del governo».
In casa Uil, il numero due Adriano Musi rinvia mobilitazioni a quando verrà predisposta la Finanziaria, visto che il Dpef «contiene soltanto dei titoli». La Cisl riunirà il suo esecutivo martedì prossimo, e il leader Savino Pezzotta dice che prima di far partire i «tavoli» serve un incontro con Berlusconi «per definire le forme, i metodi e gli argomenti da trattare. Se manca questo è difficile che i tavoli partano».
Il ritorno al dialogo sociale è argomento di discussione anche all’interno della maggioranza. Dopo che An e Udc hanno insistito fino all’ultimo per ricucire con i sindacati, ieri la Lega si è messa di traverso, creando nuove tensioni nel governo soprattutto con la destra. Alessandro Cè, capogruppo alla Camera del Carroccio, ha fatto sapere di non essere d’accordo perché «la concertazione è stata sempre un diritto di veto da parte dei sindacati nei confronti delle riforme e del cambiamento, al massimo ci può essere il dialogo sociale, mantenendo però il rispetto dei ruoli». In serata è poi arrivato il no tombale dal ministro Maroni: «Il confronto è molto utile ma sia chiaro che non si torna alla concertazione».