«Dpef per crescere, no a manovrine»

29/06/2005
    mercoledì 29 giugno 2005

      ITALIA-POLITICA – pagina 11

        CONTI PUBBLICI • Siniscalco: il documento di programmazione pronto il 4 luglio, due Finanziarie serie per 2006 e 2007

          «Dpef per crescere, no a manovrine»

          Due le fasi: prime misure l’anno prossimo (calibrate anche sull’autotassazione), l’intervento maggiore dopo le elezioni

          ROMA • Nessuna manovra-bis per l’anno in corso, con la correzione dei conti che sarà affidata alle prossime due Finanziarie, in linea con le decisioni che si appresta ad assumere Bruxelles. Per acquisire per tempo il gettito dell’autotassazione, ma soprattutto per coordinare le prossime mosse con il pronunciamento dell’Ecofin sui temi di rientro dal deficit eccessivo riscontrato dalla Commissione, il ministro dell’Economia, Domenico Siniscalco, illustrerà le linee generali del Dpef venerdì in Consiglio dei ministri (ieri vi è stata un’esposizione preliminare). Il testo dovrebbe essere pronto per il 4 luglio, ma verrà approvato solo nei giorni successivi, dopo che il Governo avrà consultato le parti sociali.

          Il timing degli impegni che attendono il Governo nei prossimi giorni sul fronte della politica economica è stato sintetizzato ieri al Senato dal ministro dell’Economia, Domenico Siniscalco, nel corso di un’audizione alla commissione Affari comunitari dedicata allo stato di attuazione dell’Agenda di Lisbona. Proprio in funzione degli obiettivi dell’Agenda, il Dpef — ha spiegato Siniscalco — punterà sul rilancio della crescita («quella potenziale è all’ 1,5%») , per preparare «due Finanziarie serie» .

          La trattativa con Bruxelles è in corso ( per oggi è attesa la raccomandazione della Commissione), ma lo stesso Siniscalco giudica "plausibile" che si opti per un percorso di rientro biennale al di sotto della soglia limite del 3%, a partire dal 2006. Per quest’anno, invece, non verrà chiesta alcuna manovra aggiuntiva, nonostante il deficit viaggi ormai oltre il 3,6% del Pil. Lo consentono le nuove regole del Patto di stabilità, così come riformato dal Consiglio europeo di marzo, con riferimento, prima di tutto, ai cosiddetti fattori rilevanti, tra cui spicca la mancata crescita. Al termine del Consiglio dei ministri, che ha approvato il Rendiconto generale dello Stato per il 2004 e l’assestamento di bilancio per il 2005, Siniscalco ha confermato: si profila « un buon accordo. Lo andavo dicendo da giorni » . Conferme anche da Bruxelles.

          Nel Dpef, dunque, va delineandosi una strategia biennale, con una prima correzione da attuare con la Finanziaria 2006. In totale, se si sommano anche le misure che il Governo ha in cantiere per sostenere la crescita ( in primo luogo il taglio dell’Irap per 4 miliardi) la manovra 2005 si attesterà attorno a un punto di Pil ( 13 14 miliardi). In questo modo, circa 7 miliardi andrebbero a ridurre il deficit ( poco più dello 0,5% del Pil previsto come limite minimo dal nuovo Patto), il resto sarà indirizzato a finanziare i tagli fiscali. Il grosso della correzione sarebbe così concentrato sul 2007 ( a elezioni ormai celebrate). Quello della crescita « è il primo problema » — ha ribadito Siniscalco— frutto di « precise scelte politiche, volte alla protezione sociale che sono state di detrimento proprio per lo sviluppo del Paese » . Quindi « lo sforzo del prossimo Dpef e della Finanziaria sarà prendere misure che servano a sostenere la crescita » . Una sorta di « strategia d’urto » , basta su quattro cinque punti. L’Agenda di Lisbona non ha funzionato soprattutto sul piano dell’innovazione e dell’occupazione perché si è posta « troppi obiettivi » .

          Per recuperare terreno, il ministro dell’Economia progetta sul fronte interno l’accelerazione della riforma del risparmio, un rafforzamento del premio per la fusione delle piccole e medie imprese attraverso l’incremento del « target dimensionale delle imprese che ne possono usufruire » , mentre nel Dpef, « per uscire dalla trappola della mancata crescita » , si punterà su liberalizzazioni e investimenti pubblici, con un’azione concentrata « non solo sui saldi, ma sulla qualità dei conti. Penso senza mezzi termini che, a sette anni dall’ingresso nell’euro, il nodo della crescita sia arrivato al pettine. È impossibile gestire la finanza pubblica e aumentare il benessere con una crescita vicina allo zero » .

            L’assestamento di bilancio evidenzia peraltro un lieve peggioramento del saldo 2005, rispetto alle previsioni: al netto delle regolazioni contabili, in termini di competenza si registra un saldo netto da finanziare di 51,1 miliardi, contro i 48,6 iniziali. Poiché — come spiega la nota di Palazzo Chigi — non vi sono state variazioni di rilievo per quel che riguarda le entrate, il peggioramento si deve al « limitato adeguamento degli stanziamenti relativo, in gran parte, agli enti locali».