Dpef, l’assalto di partiti e ministri

08/07/2005
    venerdì 8 luglio 2005

    ITALIA POLITICA – pagina 13

    IL CONFRONTO SUL DOCUMENTO

      Dpef, l’assalto di partiti e ministri

      Brunetta ( Fi): da Siniscalco proposta tecnica, va riempita di contenuti politici Pesa la vicinanza delle elezioni

      ROMA
      L’appuntamento è per la prossima settimana, quando il ministro dell’Economia, Domenico Siniscalco, tornerà da Bruxelles al termine dell’Ecofin che martedì formalizzerà le modalità della procedura antideficit nei confronti dell’Italia.

      Consultazioni sono in già in corso, ma la parola finale spetterà a un nuovo vertice di maggioranza, e la sensazione è che la bozza di Dpef messa a punto da Siniscalco sarà ritoccata in più parti.

      A chiarire quale sarà il percorso dei prossimi giorni è il responsabile economico di Palazzo Chigi, Renato Brunetta: « Il Dpef non è il documento di un solo ministro. Quello presentato dal ministro dell’Economia è un indice tecnico, corretto dal punto di vista macroeconomico, ma va riempito politicamente dal governo nella sua interezza » .

      La convinzione che va emergendo all’interno della maggioranza è che il Dpef sia « l’ultima grande occasione» prima del test elettorale della prossima primavera. Dunque, la bozza preliminare, dopo gli incontri tra i partiti della maggioranza, e il confronto con le parti sociali — precisa Brunetta — sarà trasformata «In una nuova formulazione» , che contempli rigore nelle riforme, e che costituisca al tempo stesso «il manifesto per la prossima campagna elettorale » . E dunque, spazio alla riforma del risparmio, al federalismo fiscale, al mercato del lavoro, al Tfr al patto per l’Italia, «che va completato attraverso la riforma degli ammortizzatori sociali» .

      Dai ministri, ma anche dai singoli partiti della maggioranza giungono varie proposte integrative al Dpef, e — com’era prevedibile — una palese insofferenza per i tagli di spesa che vanno profilandosi per il 2006. Nel documento dovrebbe trovare spazio anche l’impegno, che il titolare delle Infrastrutture, Pietro Lunardi, attribuisce a Siniscalco di attivare 5 miliardi per le grandi opere.

      Sul Dpef — conferma il ministro per le Politiche regionali, Enrico La Loggia — è necessario completare la parte sugli indirizzi politici, per rendere più chiara e completa l’indicazione della via che la Casa delle Libertà intende perseguire » . Ed è proprio sulle priorità da inserire nel testo finale del documento si è aperto il confronto nella maggioranza, con posizioni tutt’altro che univoche anche all’interno dei singoli partiti. Tutti si dicono favorevoli a tagliare l’Irap, ma sulle coperture — come del resto è avvenuto nelle scorse settimane a proposito dell’anticipo, poi naufragato, di una tranche nel 2005 — emergono differenze piuttosto marcate. L’Udc, ad esempio, con una buona dose di realismo fa notare che sarà necessario anche ricorrere a nuove entrate. E rispunta la proposta, malvista dal premier Silvio Berlusconi, di uniformare con aliquota unica la tassazione delle rendite finanziarie. Ipotesi che trova consensi anche all’interno di An, mentre sembra ormai tramontata definitivamente l’idea di ricorrere all’aumento dell’Iva.

      Occorre agire sul pubblico impiego, rendendo effettivamente operativo il blocco del turn over, propone il ministro del Welfare, Roberto Maroni.
      Dal nuovo Psi, arriva nel frattempo la proposta di inasprire il Patto di stabilità interno a carico degli enti locali, ipotesi che però non è gradita alla Lega.

        Se queste sono le premesse, è lecito prevedere che a settembre, con la Finanziaria, sarà tutt’altro che agevole per la maggioranza individuare una linea comune. Tagliare la spesa a pochi mesi dalle elezioni è impresa molto ardua. Lo è anche la scelta dei beneficiari delle poche risorse disponibili. È scontro sulla copertura dell’Irap e sui tagli alla spesa