Dpef, la moltiplicazione dei condoni

24/07/2002

24 luglio 2002

                  L’Ulivo attacca la politica economica di Berlusconi
                  Morando (ds): volete solo ridurre i diritti dei lavoratori
                  noi vogliamo uno sviluppo di qualità

                  Al Senato si discute il documento, ma i ministri sono
                  assenti e il presidente di turno Fisichella chiede alla maggioranza rispetto per il Parlamento
                  Dpef, la moltiplicazione dei condoni
                  Tremonti nega, mentre Forza Italia punta a «sanatorie» fiscali, edilizie, previdenziali

                  Nedo Canetti

                  ROMA. Si discute il Dpef al Senato, il
                  documento sul quale dovrebbero basarsi
                  il futuro del Paese e le linee
                  della politica economica del governo
                  e l’esecutivo… si dà alla latitanza.
                  I Presidenti di turno dell’Assemblea
                  hanno così dovuto, ieri, sospendere
                  la seduta, per ben tre volteuna
                  al mattino e altre due nel pomeriggio
                  appunto perché sui banchi
                  del governo non c’era l’ombra né di
                  un ministro né di un sottosegretario.
                  Forse Giulio Tremonti era troppo
                  impegnato, in quelle ore, a sostenere,
                  non in prima persona, si badi, ma
                  attraverso deputati amici, che non ci
                  sarà alcun condono fiscale.
                  Lo avrebbe ripetuto anche ieri, secondo
                  questi «portavoce», alla commissione
                  Bilancio della Camera, chiamata ad
                  esprimere il previsto parere
                  sul Dpef (oggi sarà in aula anche
                  a Montecitorio).
                  Non ce n’è bisogno, per il ministro,
                  perché il governo riuscirà, comunque,
                  afferma, a far quadrare i conti.
                  Se dice o no l’ennesima bugia,
                  si potrà verificare al momento della
                  verità, quella delle numeri della finanziaria.
                  Non ne sembrano troppo convinti diversi
                  parlamentari proprio della Cdl che stanno
                  avanzando proposte, anche di carattere
                  legislativo, di condoni a tutto spiano.
                  Ritengono, infatti, che sia, invece,
                  proprio questo, dei colpi di spugna,
                  il solo modo per far quadrare i conti
                  di bilancio e assicurare la copertura
                  finanziaria alla manovra delineata
                  dal Dpef, copertura da più parti, a
                  partire dalla Corte dei conti e dai
                  tecnici del Bilancio dei due rami del
                  Parlamento, messa in forte dubbio.
                  Ieri sono stati tre deputati di Fi, Luigi
                  Vitali, Giovanni Marras e Giannatonio
                  Arnoldi, a presentare alla Camera
                  una proposta di legge che prevede,
                  appunto, condoni a raffica, fiscale,
                  contributivo, edilizio per portare
                  a compimento, sostengono, il
                  disegno che fu già del primo governo
                  Berlusconi. In commissione era
                  stata la deputata Daniela Santaché
                  di An, a dar voce a queste perplessità,
                  ma il ministro le ha risposto che
                  le sue previsioni sono pessimistiche
                  e che non prevede , incaricandola
                  poi di diffondere questo «verbo»
                  preso l’opinione pubblica.
                  Il titolare dell’Economia non
                  pronuncia mai la parola «condono»,
                  per non perdere la fama di cui
                  si è autoinvestito di nemico di questo
                  tipo di interventi. Una sorta di
                  tabù. Salvo poi farne passare qualcuno
                  sottobanco, magari cambiandogli
                  nome, come è successo nel decreto
                  omnibus. Il governo, d’altra parte,
                  non sembra tenere in gran conto,
                  come dicevamo, questo suo documento
                  programmatico. La clamorosa
                  assenza dai lavori di Palazzo Madama
                  ne è stata una probante testimonianza.
                  Una scorrettezza, oltre
                  tutto, nei confronti del Parlamento,
                  come ha subito stigmatizzato il vice
                  presidente, Domenico Fisichella,
                  che stava presiedendo. Ha espresso
                  «rammarico» per il ritardo causato
                  dal governo «Sta di fatto ha dettoche
                  la realtà è una sospensione dei
                  lavori: non è bello per il rispetto del
                  Parlamento». Due esponenti dell’
                  Ulivo, Enrico Morando, ds («Io ho
                  sforato il tempo per tre minuto e il
                  presidente mi ha ripreso tre volte, il
                  governo ci ha fatto perdere un’
                  ora…»), e Ottaviano Del Turco
                  («Quand’ero ministro delle Finanze,
                  per il Dpef, l’allora presidente
                  Mancino mi precettò a restare in
                  aula dalle nove del mattino alle nove
                  di sera…»). Solo imbarazzato silenzio
                  dai banchi governativi. Alla fine qualche
                  sottosegretario (mai un ministro) si è
                  racimolato, magari uno degli Interni.
                  Oggi il voto finale sulle due risoluzioni,
                  depositate dai due schieramenti.
                  Il centrodestra segue la falsariga del governo.
                  Pochi gli interventi e tutti delle secondo
                  file. Diversamente si comporta il centrosinistra,
                  che vuole discutere sul serio delle sorti
                  dell’economia italiana ed interviene, in
                  aula, con numerosi oratori, entrando nel merito
                  dei molti temi introdotti dal Dpef,
                  criticandone l’impianto e avanzando proposte
                  alternative.
                  «Siamo contrari a questo Dpef spiega Morando
                  perché propone un’idea di sviluppo quantitativo e
                  non qualitativo, un’idea miope per
                  cui il recupero della competitività è
                  affidato solo alla riduzione dei diritti
                  dei lavoratori e all’allusione di possibili
                  condoni, fiscali ed edilizi».
                  «Noi proponiamo, invece ha aggiunto
                  un’idea di sviluppo degna di uno dei grandi
                  Paesi dell’Occidente, per cui la crescita e
                  la competitività sono affidate agli investimenti
                  nella ricerca, nella formazione, nello
                  sviluppo ecocompatibile». Per Nicola
                  Mancino, Margherita, a scorrere
                  le cifre del Dpef «viene tristemente
                  da pensare al fallimento delle società
                  americane, alle quali non vorremmo
                  adeguarci». I ds hanno iscritto
                  12 oratori in discussione generale,
                  proprio per sottolineare il loro impegno.
                  Ieri sono intervenuti, Gianni
                  Piatti, Lanfranco Turci, Tana De
                  Zulueta, Massimo Villone, Paolo
                  Brutti. Antonio Pizzinato, Chiara
                  Acciarini, Walter Vitali e Rosario
                  Caddeo.