Dpef, la Corte dei Conti boccia il governo

16/07/2002



16.07.2002
Dpef, la Corte dei Conti boccia il governo

di 
Bianca Di Giovanni


 Tutti i trucchi del Dpef vengono al pettine. È la Corte dei Conti a «intercettarli» in un’audizione davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato. La conclusione dei giudici contabili è senza appello per il ministro Giulio Tremonti: serve una correzione quest’anno (altrimenti i numeri non tornano), e l’anno prossimo occorrerà una manovra «pesante», di almeno 19 miliardi di euro. Altroché i 12,5 annunciati dal governo. Ultimo ammonimento, quello sul debito pubblico, di cui il documento prevede una riduzione «audace» secondo i magistrati: 40 miliardi di euro in due anni (2003-2004), Mentre Corte dei Conti, Abi e Istat (con l’unica eccezione di Confindustria) sollevano una cortina di dubbi attorno al documento appena varato dal governo, Tremonti partecipa ad un vertice riservato in una delle reisdenze private del premier con Umberto Bossi. Dal Tesoro arrivano repliche di «fonti» non meglio identificate, che assicurano il rispetto degli impegni sul Patto di stabilità Ue e che confermano i numeri contenuti nel Dpef, definendo le osservazioni «tradizionali polemiche». In serata, nell’ormai tradizionale «tribuna» del Tg1 tocca al sottosegretario Mario Baldassarri commentare la debacle. «Il governo punta a mantenere gli impegni europei – dichiara – ma anche a favorire lo sviluppo, riducendo le tasse». Come dargli torto? Il problema sta nel come fare tutto questo, ma nessuno glielo chiede. E Baldassarri non lo dice.
A fargli da spalla, mezz’ora più tardi, è il governatore di Banca d’Italia ascoltato anche lui dai parlamentari. Secondo Palazzo Koch gli obiettivi di crescita fissati dal Dpef sono compatibili, la riduzione fiscale va fatta attraverso interventi sulla spesa (proprio quello a cui non crede la Corte), l’inflazione programmata all’1,4% (che non piace ai sindacati) è un obiettivo difficile ma non impossibile. Insomma, il suggeritore è tornato, dopo qualche momento di freddezza nei confronti di Tremonti.
A differenza di fazio, la Corte crede poco ai giochi contabili disegnati da Via XX settembre: tanto che denuncia la poca chiarezza con cui vengono indicate misure e coperture (che mancano). In particolare si richiede un immediato intervento chiarificatore del governo sul ruolo della nuova società Infrastrutture. La magistratura contabile punta il dito contro quella decisione di far transitare una quota di investimenti pubblici dal bilancio pubblico alla contabilità della nuova società. Ecco svelato il «giochetto» con cui si nasconde il debito attraverso la Infrastrutture Spa.
Davanti a deputati e senatori la Corte rileva che il Dpef non consente una «illustrazione puntuale della manovra di bilancio 2003». E qui si parte con i numeri sfasati. La riduzione del deficit dall’1,6% di quest’anno (se verrà confermato) allo 0,8 indicato nel Dpef «corrisponde ad un intervento correttivo dell’ordine di 10-11 miliardi di euro». Ma non basteranno, perché alla finanziaria del prossimo anno è assegnato anche il compito di finanziare la riduzione fiscale, di sostenere lo sviluppo, di finanziare gli ammortizzatori sociali (impegni indicati nel Patto per l’Italia recepito dal Dpef). Quanto costano realmente tutte queste voci? La questione è ardua, come ammettono gli stessi giudici, ma considerando soltanto la promessa riduzione fiscale si arriva a 18-19 miliardi di euro. E al computo, oltre alle risorse per gli ammortizzatori (a cui si destinano briciole) bisogna aggiungere la quota per gli investimenti pubblici e la corretta stima degli oneri complessivi per le retribuzioni pubbliche. Se a tutto questo si aggiungono gli oneri per il piano di opere pubbliche si arriva «ad una stima significativamente superiore ai 18-19 miliardi di euro». Altro punto dolente sono le cartolarizzazioni, di recente bocciate da Eurostat. È vero che il bilancio di quest’anno sarà avvantaggiato dalla bocciatura (gli introiti del 2001 passano al 2002), ma è anche vero – sostengono i giudici – che le nuove regole imposte dall’Europa consentono incassi inferiori agli oltre 7 miliardi di euro previsti dal governo.
Sulla riforma fiscale il rischio è grosso: il primo modulo (quello annunciato per l’anno prossimo) non ha copertura. Secondo il governo, molto si recupererà dalla riduzione della spesa, che diminuirà di 3,7 miliardi di euro nel 2003 e 7,9 miliardi nel 2006. I magistrati non hanno nascosto «perplessità» su questa stima, che si riferisce a capitoli di spesa per un buon terzo riguardanti spese rigide relative alla sanità. Ne consegue che i risparmi non potranno che essere molto ridotti. Ultimo, decisivo capitolo della requisitoria della Corte: il debito pubblico. Tremonti conta di abbassarlo di 40 miliardi di euro in due anni attraverso le privatizzazioni. Troppi? Sì, secondo tutti. Secondo Tremonti va bene così.