Dpef, il libro dei sogni, un incubo per gli italiani

17/07/2001

 













Martedi 17 Luglio 2001



ECONOMIE
Dpef, il libro dei sogni, un incubo per gli italiani

di Raul Wittenberg


Inflazione all’1,7 per cento per l’anno prossimo e attorno all’1 per cento negli anni successivi mentre la crescita viaggia sopra il 3 per cento per l’intera legislatura, con il deficit dei conti pubblici verso l’azzeramento, pensioni a un milione per gli indigenti, ma dal 2002. Qualcuno lo ha chiamato il libro dei sogni, ma questo è il quadro economico che si promette il governo Berlusconi con il Documento di programmazione economica varato ieri e presentato alle Camere. In attesa di leggere il documento completo, in base al comunicato della presidenza del Consiglio che lo anticipa riassumendolo, non si capisce bene con quali strumenti si pensa realisticamente di raggiungere l’obiettivo, e soprattutto se tali strumenti sono adeguati.
Riguardo all’anno corrente le tendenze rilevate sugli andamenti macroeconomici vengono più o meno confermate (crescita la 2,3-2,4 per cento, prezzi al 2,8), mentre si insiste nel confermare l’indebitamento delle pubbliche amministrazioni allo 0,8 per cento.
Obiettivo che il ministro dell’Economia Giulio Tremonti e il suo vice Mario Baldassarri ritengono raggiungibile con la crescita economica indotta dai provvedimenti dei primi Cento giorni, ma anche con azioni “di carattere finanziario” tra cui quelle già indicate dal precedente governo. Raggiungibile, nonostante il famoso buco che qui viene indicato in uno scostamento rispetto alle ultime rilevazioni di 15.500 miliardi che porterebbe il deficit tendenziale all’1,9 per cento. Considerando che un deficit di 19.000 miliardi pari allo 0,8 per cento del Prodotto interno era già messo in conto dal governo precedente, e che il 2 giugno la Ragioneria dello Stato aveva consigliato interventi amministrativi per evitare che il deficit peggiorasse di altri 10.000 miliardi, con l’ulteriore scoperta di Tremonti per 15.500 siamo ai 45.000 di cui si è tanto parlato. L’ulteriore scostamento deriva dal crollo del gettito dal Lotto e dal capital gain peggiore del previsto, mentre c’è una maggiore spesa sanitaria di 5.000 miliardi e i contratti del pubblico impiego hanno un costo di 1.000 miliardi in più. In particolare per contenere la spesa sanitaria, il governo convocherà a giorni la conferenza Stato-Regioni per concordare le iniziative da adottare per contenerla.
Tremonti ha annunciato per l’autunno una nota di aggiornamento al Dpef nel quale si farà il punto anche sui conti pubblici del 2001 tormentati dalla coda della campagna elettorale. Sarà il documento con il quale si presenterà all’esame finale dell’Ecofin di fine anno. Se il deficit dello 0,8 per cento non sarà raggiunto, ha già la strada aperta per ottenere che la Ue accetti l’1,2 per cento (30.000 miliardi) che Amato e Visco avevano chiesto a Bruxelles in considerazione del rallentamento del ciclo economico. Per cui diventa credibile che la manovra di aggiustamento (in questo caso ridotta a 13-14.000 miliardi) si limiti a richiamare all’ordine le Regioni, stringere i cordoni della spesa della pubblica amministrazione e a completare il programma di dismissione del patrimonio immobiliare.
Molto attesa, specialmente dopo che la Confindustria aveva battuto cassa ancora una volta, era l’indicazione del tasso d’inflazione programmato che come sappiamo è il cuore della politica dei redditi. Per quest’anno c’è poco da fare, mucca pazza caro dollaro e petrolio in Italia hanno provocato una inflazione tendenziale del 2,8 per cento e probabilmente tale resterà. E nel 2002? Mario Baldassarri ha detto che il governo si è basato sulle tendenze rilevate dagli istituti di ricerca, citando il Fondo Monetario Internazionale che prevede una crescita dei prezzi dell’1,6 per cento, e Prometeia che invece indica l’1,9 per cento. Confindustria chiedeva che fosse collocato sotto l’1,6 per cento con la dichiarata motivazione di pagare di meno i lavoratori dipendenti, i sindacati chiedevano che fosse il più vicino possibile all’inflazione tendenziale per non stroncare il potere d’acquisto dei salari. Il Dpef ha deciso che «in medio stat virtus», ed ha programmato l’1,7 per cento «con scopi redistributivi della crescita – ha detto il vicepresidente Fini – a favore dei lavoratori dipendenti».
Ma vediamo quali sono i numeri messi a punto dal governo nel documento programmatico, sempre in attesa del documento completo.

CRESCITA PIL: Nel 2001 viaggia tendenzialmente al 2,3 per cento, ma dovrebbe attestarsi al 2,4 per cento grazie allo stimolo che deriverà dai provvedimenti contenuti nel pacchetto dei 100 giorni. Per il 2002 il Governo stima che si raggiungerà il 3,1 per cento per poi rimanere sopra la soglia del 3 per cento per tutto il corso della legislatura.

INFLAZIONE: L’inflazione programmata per il 2002 è stata fissata all’1,7 per cento contro l’1,2 per cento lasciato in eredità dal Governo Amato. La media d’anno del 2001 dovrebbe invece risultare pari al 2,8 per cento. mentre nel 2003 è programmata all’1,2 per cento per restare appena sopra all’1 per cento negli anni seguenti.

CONTI PUBBLICI: Nel Dpef è stato confermato l’impegno a raggiungere lo 0,8 per cento assunto in sede europea, con un avanzo primario del 5,4 per cento. In realtà l’andamento tendenziale indica che si viaggia verso l’1,9 per cento (45.500 miliardi di lire), con il rischio di arrivare fino al 2,6 per cento se tutto lo scostamento del fabbisogno dovesse scaricarsi sull’indebitamento. Obiettivo del Governo è contenere quanto più possibile l’1,9 per cento attraverso manovre di tesoreria e «una gestione attenta del patrimonio pubblico»

TASSO DI DISOCCUPAZIONE: Il Governo prevede che scenderà al 7 per cento nel 2006, contro l’8,7 per cento tendenziale. Il tasso di occupazione dovrebbe arrivare, a fine legislatura, a sfiorare il 60 per cento.

PRESSIONE FISCALE: Scenderà in media dell’1 per cento all’anno, per passare dall’attuale 42 per cento al 37,5 per cento tra cinque anni. In aggiunta, si prevede una riduzione dei contributi sociali (non si parla di quelli previdenziali) anche in questo caso pari all’1 per cento annuo nell’arco della legislatura.

PRIVATIZZAZIONI: Il Governo prevede di incassare 120 mila miliardi nell’arco della legislatura.

Per il resto numeri più precisi non ve ne sono. Nessuna previsione puntuale sulla crescita, a partire da quella per il 2002: il Pil, sottolineano Tremonti ed il suo vice Mario Baldassarri, crescerà mediamente del 3 per cento all’anno per i prossimi cinque anni. Ma, quando si cerca di capire l’andamento per il prossimo anno, la risposta del vice ministro Baldassarri e del vice presidente Fini vaga: «3 per cento sicuramente. Ma forse anche 3,1-3,2 per cento».
Nessuna quantificazione, tuttavia, su quanto i singoli interventi previsti dal Governo nel disegno di legge dei 100 giorni apportino, sia sul fronte degli investimenti che sul fronte del contenimento della spesa.
Le misure di contenimento della spesa non sono ancora definite.
Di esse c’ soltanto l’annuncio. Ma gli interventi riguarderanno soprattutto il patrimonio dello Stato, a partire dalle privatizzazioni, e il contenimento della spesa sanitaria. Anche in questo caso, per, le cifre sono tutte da verificare: si parla di privatizzazioni per 120mila miliardi, senza precisare che cosa si vuole vendere e in quali tempi. E quanto gi stato avviato verso il mercato. Per la sanità, tutto rinviato al confronto con le regioni. Nessuna novità prima della prossima settimana.