Dpef, il governo rivede i conti: sarà ridotta la crescita del Pil

29/10/2001



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Dpef, il governo rivede i conti
sarà ridotta la crescita del Pil

Baldassarri all’Fmi: giusto accelerare sulle pensioni
L’allarme degli ispettori di Washington: ministri in attesa dei dati Istat sul terzo trimestre

FABIO BOGO


ROMA – L’allarme sulla crescita italiana lanciato dal Fondo Monetario internazionale è arrivato sul tavolo del governo. E le cifre contenute nel documento anticipato ieri da Repubblica, con il Pil stimato in progresso solo dell’1,4%, fanno crescere il livello di attenzione sui conti e accentuano la riflessione sugli interventi strutturali necessari per stimolare la ripresa: tra questi, imprimere un’accelerazione della riforma della previdenza.
La prima mossa sarà quella di rivedere nei documenti ufficiali le previsioni di sviluppo dell’economia, che sono ancora ancorate a parametri ormai indifendibili congiunturalmente. La stima dell’Fmi non è molto dissimile da quella dell’Ocse, che vede per l’Italia un Pil in aumento dell’1,2%, o da quelle dell’Isae, che nello scenario più pessimistico punta su un +1,3%. L’Italia sarà in buona compagnia: ieri il Belgio ha limato la sua crescita 2002 all’1,3%. Il primo ad uscire allo scoperto è stato venerdì scorso il sottosegretario Vito Tanzi, che ha definito «non ragionevole» l’obiettivo di un Pil a +2,3% nel 2002, come ancora contenuto nel Dpef. Una conferma arriva adesso dal viceministro Mario Baldassarri.
«Non ho ancora segnali che la crescita subirà un taglio così drastico come quello previsto dall’Fmi – spiega – ma senza dubbio il rallentamento c’è ed è sensibile, e la situazione va monitorata con estrema attenzione. Siamo in attesa dei dati sull’andamento economico del terzo trimestre, che saranno pronti nei primi giorni di novembre e che registreranno anche il primo impatto degli attentati terroristici dell’11 settembre negli Usa e di quello che è accaduto dopo. Poi potremo avere un quadro più preciso, e tradurre le nuove previsioni di crescita nella nota di aggiornamento al Documento di programmazione economica». Baldassarri vuole però cogliere anche le opportunità offerte dal documento degli ispettori di Washington. Ed ecco la seconda mossa. «Il rapporto dell’Fmi – dice – non è una lettera al governo, ma un’analisi a uso e beneficio di tutte le parti sociali del Paese. E il messaggio è chiaro: più è forte il rallentamento economico, tanto più incisive debbono essere le riforme strutturali». Con le cifre del rapporto alla mano, il governo intende quindi presentarsi a sindacati e imprese e imprimere un’accelerazione ad alcuni progetti, primo tra tutti quello di revisione del sistema previdenziale. «L’Fmi ha ragione quando chiede più certezze sulla dinamica della spesa pensionistica, e noi ci impegniamo a farlo sostiene il viceministro ancorando questa riforma al programma di alleggerimento della pressione fiscale nei confronti delle famiglie: sono due percorsi che debbono camminare in parallelo».
Si avvicina la data della verifica e cresce la pressione. E ieri a spingere per una riforma sono stati anche il Ragioniere dello Stato Andrea Monorchio ed il presidente dell’Inps Massimo Paci: per il primo «va elevato il limite dei 65 anni, perché la spesa non è sostenibile»; per il secondo l’età della pensione «deve essere liberalizzata».