Dpef e riforme, il governo tenta l´affondo finale

04/07/2002







Del 4/7/2002 Sezione: Economia Pag. 17)
Dpef e riforme, il governo tenta l´affondo finale
Da oggi trattativa «non stop». La Cisl punta all´intesa. Tensioni con Cgil

ROMA
Un giorno dopo. La trattativa «non stop» tra il governo di Silvio Berlusconi e le parti sociali comincia solo oggi a mezzogiorno. Non c´è stata l´attesa maratona notturna (programmata dalle 22,30 di ieri). Il confronto su mercato del lavoro, fisco, Mezzogiorno ed economia sommersa non si è sviluppato ieri perché la giornata è stata condizionata dalle dimissioni del ministro dell´Interno Claudio Scajola e dall´intervento di Berlusconi in serata alla Camera. C´è stato solo un breve incontro nella tarda mattinata, con il sottosegretario alla presidenza Gianni Letta e il ministro delle attività produttive Antonio Marzano. Presente anche la Cgil. Oggi si dovrebbe quindi entrare nel vivo. L´obiettivo è arrivare all´accordo (non sottoscritto, secondo le previsioni, dalla Cgil) prima della riunione del Consiglio dei ministri, convocato per domani alle 16,30 per varare il documento di programmazione economico finanziaria. «Si tratta a oltranza» dice il ministro del Lavoro e delle politiche sociali Roberto Maroni. Il direttore generale della Confindustria Stefano Parisi spera che «si possa andare alla stretta finale sul documento che ci porterà il governo». Parisi si dichiara «ottimista». E il segretario della Cisl Savino Pezzotta fa sapere: «Noi andiamo alla trattativa puntando a trovare un accordo. Dipende molto dalle risposte che ci darà il governo. Credo che alcuni passi avanti ci siano e che si possa ragionevolmente sperare in una conclusione positiva». Molto cauto il segretario aggiunto della Uil Adriano Musi: «Non è detto che alla fine si firmi. Noi aspettiamo delle risposte che vanno date prima del Dpef, perché vi sono dei legami con la partita fiscale, quella degli ammortizzatori sociali e quella degli investimenti del Mezzogiorno per le quali le cifre vanno esattamente calibrate». I quattro capitoli della trattativa, confluiti in un tavolo unico, sono quindi intrecciati con il documento di programmazione che fotografa lo stato dell´economia italiana, indicando obiettivi e strategie del governo. Musi ha definito una «decisione di buon senso» il mancato svolgimento della trattativa notturna non essendo ancora stati consegnati dal governo «i testi su cui lavorare». La Cgil ha partecipato al breve incontro di ieri con il segretario confederale Paolo Nerozzi. Incontro definito «falso» dallo stesso Nerozzi a causa dell´annuncio dato in contemporanea del proseguimento delle trattative oggi a mezzogiorno. Secondo Nerozzi esiste «un doppio tavolo confermato anche dal fatto che durante la riunione giravano carte relative a un documento finale» sconosciuto alla Cgil. Musi replica che non c´è «nessuna trattativa parallela e occulta». E aggiunge: «Non siamo abituati alla cultura del sospetto che appartiene ad altre culture politiche». Pezzotta teme che ci sarà ancora tensione con la Cgil: «Anche se faremo un buon accordo non sarà facile perché lo scontro continuerà ad aumentare e nei nostri confronti verranno lanciate nuove accuse». Questione centrale della trattativa è sempre quella dell´articolo 18, le regole sui licenziamenti. Ma si discute anche, in particolare, sull´inflazione e sul fisco. Per l´articolo 18 l´ipotesi su cui si ragiona è l´esclusione dalle regole in vigore dei lavoratori la cui assunzione fa superare a un´azienda la soglia dei quindici dipendenti. Pezzotta parla di una «mediazione che non tocchi l´art.18 per tutti i lavoratori, ma che riguardi solo alcune piccole aziende in una sperimentazione di una durata di tre anni con verifica conclusiva». Parisi chiede al governo una norma «semplice e tale da non scoraggiare le aziende ad applicarla». Il direttore generale della Confindustria chiede poi che «all´interno del testo l´esecutivo ribadisca con fermezza il valore dell´accordo sulla politica dei redditi del 1993». Per le imprese la politica dei redditi è «la stella polare». Questa è basata sul tasso di inflazione programmata che per la Confindustria deve essere basso e per i sindacati invece molto vicino a quello reale. Per la riforma fiscale i sindacati chiedono di preoccuparsi prima delle famiglie per stimolare la domanda. La Confindustria vuole più attenzione alle imprese per stimolare l´economia.

r. ipp.