Dpef: Dieci miliardi di «una tantum» e altri 6 di tagli

16/07/2003


mercoledì 16 Luglio 2003

GLI INTERVENTI STRUTTURALI SU SANITA’ E PREVIDENZA RINVIATI AL 2005

Dieci miliardi di «una tantum» e altri 6 di tagli

La Lega diserta l’incontro per gli ultimi ritocchi al Dpef. Critiche da An e Udc

Roberto Giovannini

ROMA
Sarà una manovra da 16 miliardi di euro (forse più) quella delineata dal Dpef oggi all’esame dal governo. Una manovra fatta per ben due terzi di misure straordinarie (cioè che non hanno effetti strutturali), che servirà a contenere il deficit pubblico dell’anno venturo all’1,8% del Pil e puntare – almeno sulla carta – al pareggio di bilancio nel 2006. Nel frattempo, secondo le previsioni indicate nella bozza di Dpef diffusa ieri, ci attendono altri due anni di crescita economica modesta: +0,8% nel 2003, +1,8% nel 2004. Sono questi i numeri fondamentali del documento di programmazione, che ancora ieri sera è stato illustrato (con esito negativo) ai responsabili degli Enti locali, e poi discusso in serata nel corso di un vertice al ministero del Tesoro. Presenti Giulio Tremonti, il viceministro (An) Mario Baldassarri, e i ministri Rocco Buttiglione e Gianni Alemanno, in rappresentanza di Udc e An. Un incontro terminato a tarda serata, giunto al termine di una giornata caratterizzata da nuove, forti frizioni tra i partiti della maggioranza.
Sempre che il testo finale del Dpef corrisponda alla bozza diffusa ieri, va detto che il capitolo dedicato al delicatissimo tema del welfare è molto meno vago di quanto ci si attendesse.

Non ci sono riferimenti espliciti a interventi concreti (che comunque non hanno mai trovato posto nel Dpef, che contiene soltanto le linee guida di politica economica), e nel documento si parla di allungamento «su base volontaria» della permanenza al lavoro. Tuttavia, subito dopo si legge che bisogna adeguare le istituzioni sociali ed economiche «agli attuali profili demografici e del ciclo di vita», partendo dalla constatazione che «nello spazio di due generazioni la durata media della vita si è allungata di 10 anni». E soprattutto, quando si affronta il tema della dei conti pubblici, si afferma con estrema chiarezza che le misure «una tantum» (condoni e affini, 10 miliardi l’anno venturo) dovranno essere progressivamente sostituite con «misure a carattere permanente» nel 2005 e nel 2006. Significa che le risorse assicurate con condoni e sanatorie dovranno essere trovate altrove, e «interesseranno principalmente i settori della previdenza e della sanità, gli acquisti di beni e servizi da parte della PA e i sussidi alle imprese». Ovvero, «quei comparti per i quali la dinamica di spesa non è compatibile con l’equilibrio dei conti pubblici nel lungo periodo (sanità e pensioni), sia categorie di spesa che richiedono ulteriori interventi di riordino e razionalizzazione».
Tra le altre novità più significative del Dpef, una forte frenata rispetto ai vecchi progetti di riduzione delle tasse (solo lo 0,5% annuo nel prossimo triennio); un vasto programma di privatizzazioni, sempre che le condizioni di mercato lo permettano; il riordino del sistema delle Authority, compresa quella sulle banche; la prosecuzione delle riforme del mercato del lavoro e della scuola; un curioso progetto che dovrebbe permettere ai privati cittadini che possiedono case di «cartolarizzare» i propri immobili (come sta facendo lo Stato), per indebitarsi a tassi più convenienti e consumare di più.
Certo è che si tratta di una manovra di imponente entità, e di complessa realizzazione, con una predominante presenza di interventi
one-off, ovvero straordinari (condoni e altre entrate e risparmi non ripetibili). Una manovra che indica le concrete difficoltà di far quadrare i conti in una congiuntura economica non certo soddisfacente, anche se il governo assicura che alla fine l’Italia centrerà obiettivi di deficit molto più tranquillizzanti rispetto a quelli con cui sono alle prese Francia e Germania. La speranza è che al più presto possibile la ripresa economica giunga ad alleviare questa stagione in cui sarà la «finanza creativa» a farla da padrona: nuove cartolarizzazioni di immobili pubblici, sanatorie tributarie (e forse un condono edilizio), l’uscita dell’Anas dai conti dello Stato, e altre misure emergenziali che permetteranno di reperire le risorse necessarie senza soffocare sul nascere i futuri virgulti della ripresa. Che verrà rafforzata e alimentata – nel frattempo – dalla realizzazione dei progetti infrastrutturali nazionali ed europei.
L’accoglienza da parte dei responsabili degli Enti locali al Dpef, però, è stata tutt’altro che positiva. Governatori, presidenti di provincia e sindaci sono rimasti delusi (troppo sintetica e vaga l’esposizione), e resta l’allarme per i quasi inevitabili futuri tagli ai loro bilanci. Per il piemontese Enzo Ghigo, presidente delle Regioni, i 5,5 miliardi di tagli «preoccupano». Anche dai sindacati (che incontreranno stamani una delegazione del governo) giungono segnali di allarme, con Savino Pezzotta e Guglielmo Epifani. Ma è soprattutto nella stessa maggioranza che le acque sembrano ancora tutt’altro che placate. Qualcuno, specie in Alleanza Nazionale e nell’Udc ieri ha lamentato la vaghezza e la genericità delle informazioni diffuse dal Tesoro. Malumori che sono senz’altro stati indirettamente al centro dell’incontro serale al ministero dell’Economia tra Tremonti, Buttiglione e Alemanno, cui – a sorpresa, e con una dichiarazione polemica del capogruppo a Montecitorio Alessandro Cè – la Lega non si è presentata. Quasi a rimarcare di non riconoscere la «cabina di regia bis» sorta sulle ceneri di quella che avrebbe dovuto guidare il vicepremier Gianfranco Fini.