“Dpef” «Conti a posto in un anno»

29/06/2007
    venerdì 29 giugno 2007

    Pagina 2 – Primo Piano

    Il governo vara il Dpef
    "Conti a posto in un anno"

      Padoa-Schioppa: il rapporto debito-Pil sotto il 100% nel 2010

        STEFANO LEPRI

        ROMA
        Per la prima volta una manovra di metà anno distribuisce soldi invece di toglierne, nota Tommaso Padoa-Schioppa; e Romano Prodi celebra la «giornata della svolta in cui si raccolgono i frutti di molti mesi di lavoro». La fase dell’emergenza è finita; ma dal Dpef 2008-2011, il documento di indirizzo pluriennale approvato ieri dal consiglio dei ministri, risulta chiaro che a settembre scrivere la legge finanziaria 2008 non sarà affatto facile, e che nel quadriennio il promesso calo della pressione fiscale sarà modesto, 0,6 punti.

        Il governo ha scelto di proseguire il risanamento dei conti pubblici con un passo più lento di quello richiesto dall’Unione europea: che diranno a Bruxelles? Il ministro dell’Economia si proclama tranquillo: «Non mi aspetto un “dieci” ma nemmeno l’insufficienza». Uno degli obiettivi principali fissati dall’Europa, il pareggio di bilancio nel 2011, nel Dpef compare; e già nel 2010 il debito pubblico accumulato dovrebbe finalmente scendere sotto il 100% del prodotto interno lordo.

        Nel quadro tracciato dal Dpef i soldi necessari per attenuare lo «scalone» pensionistico non ci sono proprio, nota subito l’opposizione. Per Padoa-Schioppa è naturale che non ce ne siano, poiché secondo lui le risorse per cambiare la legge Maroni vanno trovate all’interno del sistema previdenziale. Ma è proprio questo il punto su cui finora un accordo con i sindacati è risultato impossibile. E il ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero, del Prc, dichiara di aver votato il Dpef «per aprire la strada all’abolizione dello scalone».

        L’ammontare definitivo del «tesoretto», ovvero del surplus da distribuire nel 2007, da mesi oggetto di illazioni in libertà, viene stabilito in 6,5 miliardi di euro: «2,3 miliardi per interventi in campo sociale; 2,3 miliardi per lo sviluppo e 1,9 miliardi per la sicurezza». Il ministro dell’Economia, che in marzo aveva calcolato al massimo 2,5 miliardi, spiega la differenza con un ulteriore aumento di 3,1 miliardi delle previsioni di gettito fiscale, e anche (a sorpresa) con un lievissimo miglioramento delle previsioni di spese.

        Il quadro delle previsioni di finanza pubblica, sostiene Padoa-Schioppa, «è completamente modificato rispetto a un anno fa e autorizza grande fiducia nelle prospettive del Paese per il futuro». Per l’anno prossimo il governo conferma l’annuncio che la legge finanziaria sarà «senza manovra»; tuttavia, proprio una operazione di trasparenza che il Tesoro ha compiuto nel Dpef mostra che in pratica non sarà così, e che a settembre occorrerà trovare almeno una dozzina di miliardi, forse di più.

        Il Dpef spiega che nell’anno prossimo i conti pubblici tenderanno spontaneamente all’obiettivo desiderato (deficit al 2,2% del prodotto lordo) se li si considera «a legislazione vigente» ossia a norma delle leggi approvate. Ma occorre aggiungere altre spese per «impegni sottoscritti» (contratti degli statali, cooperazione internazionale) o «prassi consolidate» (fondi a Fs e Anas, o agevolazioni fiscali sempre rinnovate di anno in anno): in tutto 12,7 miliardi di euro. In più occorre finanziare lo sgravio all’Ici, che è «tra le cose principali da fare», e si va verso i 15; sommando altre ipotesi più aleatorie, Padoa-Schioppa arriva a 23,7 miliardi.

        L’impegno è però di non aumentare la pressione fiscale, che anzi dovrebbe cominciare a ridursi un poco nel 2008, al 42,2%, dal 42,4% di quest’anno. Come fare? La risposta di Prodi e Padoa-Schioppa, nell’introduzione al Dpef, è «una sola: spendere meglio». Ovvero si dovranno «recuperare risorse all’interno dello stesso bilancio delle pubbliche Amministrazioni, aumentando la qualità e l’efficienza della spesa», riesaminando «in profondità ciò che lo Stato fa, e come lo fa». La commissione di economisti nominata da Padoa-Schioppa è già al lavoro sui bilanci di 5 ministeri, Istruzione, Interni, Infrastrutture, Trasporti e Giustizia).

        Anche se si riuscirà nell’opera, la dose di risanamento dei conti realizzata nel 2008 (0,1 punti al netto del ciclo) sarà molto inferiore alla richiesta europea (0,5 punti). A Bruxelles Padoa-Schioppa cercherà di far accettare questa pausa rimarcando che al contrario nel biennio 2006-2007 l’Italia ha risanato più di quanto prescritto.