“Dpef 1″ «Tre aliquote Ire, ricerca senza Irap»

30/07/2004



            venerdì 30 luglio 2004

            sezione: IN PRIMO PIANO – pag: 2
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            «Tre aliquote Ire, ricerca senza Irap»
            Il premier conferma: 23, 33, 39% – Giovani coppie, sconto «prima casa»

            D.PES

            ROMA • Tre aliquote Ire (la vecchia Irpef) del 23, 33 e 39%; taglio dell’Irap per le imprese che investano in ricerca. È stato ieri il presidente dell Consiglio Silvio Berlusconi, parlando all’Assemblea degli Ambasciatori, a ribadire la volontà del governo di operare una riduzione del prelievo fiscale nel 2005-2006 a beneficio sia delle famiglie che delle imprese. La promessa elettorale di ridurre dalle attuali cinque a solo due le aliquote dell’imposta personale sul reddito (23% fino a 100 mila € , 33% oltre tale soglia) non può realizzarsi, a causa della «stagnazione economica, della situazione dei conti e del debito pubblico». Berlusconi non scende nel dettaglio di come saranno formati gli scaglioni di reddito cui applicare le tre aliquote. Le misure saranno inserite nella Finanziaria che il Governo varerà a fine settembre, e in quella dell’anno successivo (se non vi saranno interruzioni anticipate della legislatura). Dal premier giunge in ogni caso conferma che il Governo lavorerà per la «no tax area fino a 7.500 € » mentre l’aliquota del 39% sarà concentrata «sui redditi più alti».

            Il Presidente del Consiglio continua a ritenere che la leva fiscale sia decisiva per rilanciare lo sviluppo, oltre a essere tradizionalmente un’arma potente da giocare in campagna elettorale. Per questo il Dpef «rappresenta la una cornice di una successiva manovra economica di sviluppo che consentirà al Governo di mantenere sotto il 3% il rapporto deficit-pil».

            Nel capitolo sulla riforma fiscale del Dpef si sottolinea come nessun grande Paese avanzato «registra tassi di crescita soddisfacenti con una pressione fiscale al di sopra del 40 per cento». L’impegno programmatico è a procedere su Ire e Irap, per aggravi complessivi pari a 13 miliardi nel biennio, con una precondizione: l’evidenza empirica, «condotta su altre esperienze di tagli fiscali», mostra che l’effetto positivo sulla crescita si manifesta «solo se le riduzioni fiscali trovano copertura». Stando a questa precisazione, si deve dunque dedurre che a settembre, con la Finanziaria, il Governo dovrà individuare le risorse per compensare la tranche di riduzioni fiscali del 2005, che dunque andranno a incrementare l’entità della manovra correttiva. Nell’ipotesi che si decida di destinarne il 50% al 2005 e il restante al 2006, la Finanziaria del prossimo anno lieviterà fino a 30,5 miliardi.

            Dal quadro a legislazione vigente, si apprende che la pressione fiscale, pari al 41,8% del Pil nel 2004, scenderà di un punto nel 2005 (40,8%). Poi la discesa di fatto si arresterà: è previsto il 40,4% nel 2008. Il prossimo anno — si legge nel documento — vedrà la luce il «secondo modulo» della riforma (il primo è partito nel 2003), «in vista della definitiva attuazione entro la fine della legislatura». L’obiettivo è incrementare il reddito disponibile e dunque i consumi, rilanciare l’attività economica «scoraggiando l’evasione fiscale attraverso aliquote più ragionevoli». Tra i principi guida della riforma figura l’introduzione di «criteri di equità» che tengano conto del reddito e della situazione familiare, la conferma della clausola di salvaguardia che consente comunque al contribuente di optare per il sistema fiscale precedente, se ritenuto più favorevole. Vi saranno altresì misure a sostegno delle giovani coppie, in particolare per l’acquisto della prima casa. Si segnala poi l’intenzione di procedere alla semplificazione degli adempimenti tributari, e all’adozione di misure per «per un più efficace contrasto all’evasione e al sommerso». Per questo si rinvia anche agli «avvisi comuni» tra le parti sociali, oltre al potenziamento dell’attività ispettiva.

            Quanto all’Irap, è intenzione del Governo procedere all’esclusione dalla base imponibile dei costi sostenuti per il personale addetto alla ricerca e allo sviluppo, «con premi di fiscalità di vantaggio da negoziare a livello europeo per aree e dimensioni». Si conferma dunque che l’intervento avverrà sulla componente costo del lavoro, senza modificare (almeno per ora) l’aliquota base.

            Per finanziare gli sgravi si ricorrerà, almeno in parte, al Fondo rotativo che disciplinerà la trasformazione degli incentivi diretti alle imprese in prestiti a tasso agevolato.