Dove vai se non hai il body guard?

28/04/2004



 
 
 
 
ItaliaOggi Focus
Numero 101, pag. 4 del 28/4/2004
Autore: di Azzurra Pacces
 
Dove vai se non hai il body guard?
 
Il punto sull’andamento anomalo del settore sicurezza.
Distorto anche da leggi fuori dal tempo.
I rapimenti in Iraq hanno quadruplicato la richiesta di corsi
 
Tempi d’oro per i body guard. Forse proprio a causa dell’emergenza terrorismo, è infatti in forte crescita il business che punta alla formazione di guardie del corpo, personale addestrato ad affrontare nel concreto situazioni criminali. In questo campo c’è un gran fermento: la domanda di addetti alla sicurezza da parte di imprese a rischio, sempre più minacciate, aumenta e spinge al rialzo il numero di aziende che offrono formazione sulla security. Unico punto debole del settore è la legislazione sull’attività dei cosiddetti ´gorilla’, che in Italia attende una riforma perché poco chiara e un po’ antiquata.

´Potrà sembrare strano’, osserva Vito Calise, direttore di Isc group srl, ´ma da quando hanno rapito le guardie del corpo italiane in Iraq, le domande per frequentare i nostri corsi di addestramento per la security si sono quadruplicate’. Isc, con 50 addetti sparsi in tutta Italia, offre consulenza sulla sicurezza a tutto campo. ´Ma’, ammette Calise, ´negli ultimi tempi i settori che rendono di più sono formazione e videosorveglianza, mentre è calata la domanda di sicurezza informatica’.

I corsi di questo tipo vanno avanti dal 1997, le lezioni si svolgono a Caserta, durano una settimana al costo di 1.200 euro (Iva esclusa), vitto e alloggio compresi. ´Dopo aver partecipato al nostro corso full-time’, prosegue il titolare di Isc, ´gli allievi ricevono un documento che dà prova di aver terminato con successo il corso e ha valore di credito formativo, comprensivo di note dei docenti e del direttore della scuola, attestato di primo soccorso e certificato di maneggio alle armi’.

Corsi dello stesso tipo si tengono anche a Livorno, presso la Epts (sigla che sta per Executive protection training school), scuola di formazione che ha addestrato gli italiani presi in ostaggio in Iraq, ma sono un po’ più cari. Sette giorni di full immersion in Toscana costano 1.550 euro più Iva e comprendono 120 ore di lezione.

Discorso leggermente diverso, invece, per le società attive nel business della security. Le 2 mila imprese italiane che offrono servizi e prodotti per la sicurezza si trovano di fronte a un mercato che cresce poco, a ritmi del 2-3% all’anno.

´Le società di gestione degli aeroporti’, spiega una fonte interna all’Enac, Ente nazionale per l’aviazione civile, ´prima demandavano tutte le questioni attinenti alla sicurezza alle forze dell’ordine, ma da quando sono diventate corresponsabili in caso di incidente si sono fatte più attente e sono diventate più propense ad assumere personale addestrato per aumentare i controlli’. La tendenza sembra destinata a continuare: pochi giorni fa l’Enac ha avviato due inchieste su un paio di incidenti accaduti a Fiumicino e a Ronchi dei legionari. Le indagini, spiega l’ente in un comunicato, sono volte a valutare ´azioni correttive ed eventuali sanzioni atte a impedire che eventi del genere possano ripetersi’ e a ´migliorare il sistema sia in termini di safety sia di security aeroportuale’.

La professione vigilantes è di moda anche perché tra le aziende a rischio di aggressione armata, cioè banche, società che gestiscono porti, aeroporti, stazioni e metropolitane, in tempi di allarme, si sta facendo strada l’idea di addestrare il proprio personale interno con corsi specifici. Si evita, quindi, di assegnare il compito di vigilare su beni e persone a società esterne preferendo formare nuove figure professionali, ´superimpiegati’, addestrati ad affrontare situazioni di emergenza o attacchi armati.

Su questa linea si pongono i corsi che partiranno a luglio organizzati da Einap (Ente nazionale Acli per l’istruzione professionale) e Logan’s ltd, società israeliana di consulenza per la sicurezza anticrimine e antiterrorismo. Il programma formativo, chiamato Scudo (sigla che sta per Security consulting united didactics organization), è ripartito in otto macroaree di security training: per compagnie aeree, porti e terminali, aeroporti, compagnie marittime, commercianti, istituzioni governative e forze dell’ordine, banche e, infine, istituti di vigilanza e guardie giurate. I partecipanti, massimo 20 per corso, potranno scegliere tra i corsi base di otto ore e i più dettagliati di 50 ore e saranno addestrati con simulazioni volte a ricreare situazioni critiche di difficile gestione.

Infine, per le aziende che intendono addestrare i propri dipendenti senza farli muovere dalla sedia dell’ufficio, ci sono i corsi multimediali di formazione sulla sicurezza offerti da Mega Italia media srl, tramite innovative tecniche di e.learning.

I NUMERI DEL MERCATO SECURITY

Il vasto mercato alimentato dalla security sta iniziando a dare segnali di saturazione. Il business della sicurezza in senso lato in Italia è realizzato già da ben 2 mila imprese, che impiegano 6.500 addetti e hanno generato solo nel 2002 una produzione valutata 954 milioni di euro, contro un valore di mercato inferiore, pari a 928 milioni (fonte Databank, ricerca sui sistemi di sicurezza attiva – dicembre 2003). Proprio a causa dell’elevato numero di società attive nel comparto, anche se le condizioni di stimolo della domanda non mancano, il business si moltiplica meno di quel che potrebbe immaginarsi, dato l’allarme terroristico: tra il 2001 e il 2002 il tasso di crescita dell’attività si è attestato al 2,2% per i sistemi di sicurezza e al 3,4% per i servizi. Non a caso, gli analisti di Databank consulting prevedono tendenze di medio periodo in ´lieve crescita’, anche perché una volta ultimato il processo di uniformazione delle normative di omologazione a livello europeo, le imprese degli altri stati membri dell’Ue saranno in grado di fare concorrenza a quelle italiane ´riducendo le opportunità per gli operatori meno qualificati’, si legge nel rapporto citato.

´Il mercato in cui operiamo’, conferma a ItaliaOggi un membro del cda di Mega Italia spa, azienda leader del settore stando all’indagine Databank, ´è altamente competitivo, ha bassi margini e risente, sia pure meno di altri, della forte crisi paese’. E, infatti, per il 2004, le previsioni di fatturato di Mega Italia spa sono in linea con gli anni precedenti e si attestano a circa 25 milioni di euro all’interno del mercato italiano.

LA NORMATIVA SUI BODY GUARD

La figura del body guard in senso stretto, cioè del guardaspalle che vigila sull’incolumità di una persona fisica, non è contemplata dall’ordinamento giuridico italiano. Solo le forze dell’ordine, infatti, possono tutelare chi si sente minacciato, mentre le cosiddette ´guardie particolari giurate’, per quanto autorizzate a svolgere il proprio compito dal prefetto, possono vigilare e custodire solo ´proprietà mobili e immobili, di privati e degli enti pubblici’ (articolo 133 della legge 733/31).

´In pratica, un vigilante non può essere assunto da una persona a tutela della propria incolumità’, spiega Calice di Isc group, ´quindi, chi si sente minacciato e vuole essere scortato, per non incorrere nell’illegalità, deve incaricare la guardia giurata di custodire un oggetto portato addosso, come per esempio un orologio da polso’.

Proprio per evitare paradossi del genere, in parlamento ci sono tre progetti di legge per la riforma della figura (n. 823, 1.263 e 2.508). Sono stati tutti già assegnati alle commissioni competenti, ma per nessuno di questi è iniziato l’esame. Quelli presentati da Giovanni Marras di Forza Italia e da Gabriella Pistone (Misto, Comunisti italiani) prevedono entrambi espressamente la possibilità di svolgere ´servizi a tutela della persona’. (riproduzione riservata)