“DossierTfr” Un accordo faticoso, ma ora si parte

07/11/2006
    luned� 6 novembre 2006

    Pagina I (segue a pag.VI)

      Dossier
      Tfr Fondi pensione

        La grande svolta

          Un accordo faticoso, ma ora si parte

            Le resistenze di Confindustria e le perplessit� di Draghi

            di Bianca Di Giovanni

              Il memorandum d’intesa tra governo e parti sociali sul decollo della previdenza integrativa dal primo gennaio 2007 porta la data del 23 ottobre 2006. Prima di quel giorno, tre settimane di scontro furibondo con la Confindustria e di dibattito lacerante nelle diverse �case� sindacali. Il fatto � che in quelle due paginette � concentrato molto della forza �esplosiva� innescata dalla riforma Dini. Comincia un’epoca nuova per le pensioni. E anche per la vita delle imprese, costrette a dire addio ad una formula comoda e poco costosa di finanziamento. Col nuovo corso previdenziale, poi, si aprono partite pi� complesse per la finanza italiana, finora chiusa in rapporti ristretti tra piccoli poteri di stampo familiare. Irrompono sulla scena i fondi pensione, che somigliano molto (troppo?) ai modelli di �public company�, dove il �padrone� perde volto e fisionomia in favore del manager, di piani industriali, di vera competizione sul mercato.

              Forse le imprese puntavano ad altri rinvii, come era gi� accaduto con il governo Berlusconi, che nel giro di un consiglio dei ministri allung� di circa due anni l’avvio della riforma. Appoggiate, magari, da banche e assicurazioni, pi� attente a vendere i propri prodotti (polizze e piani di accumulo) che a garantire la sostenibilit� futura della previdenza. Forse Confindustria non si aspettava l’accelerazione sulla previdenza integrativa. A questo si � aggiunto il colpo a sorpresa sulla norma del Tfr all’Inps. Una disposizione che non c’entra molto con la previdenza integrativa, visto che avere il Tfr all’Inps equivale ad averlo in azienda. Per i lavoratori, dunque, nessun vero terremoto: ciascuno potr� decidere se optare per i fondi o per l’azienda. Se la propria impresa ha pi� di 50 dipendenti, la seconda opzione si tradurr� nel passaggio all’Inps, ma con le stesse condizioni �aziendali�. La vera differenza � per le imprese, che comunque vedono sfilarsi quel flusso finanziario, valutato in circa 6 miliardi di euro.

              La norma � spuntata nel men� della Finanziaria nelle ultime 48 ore prima del varo al consiglio dei ministri del 30 settembre. La reazione delle imprese � stata al calor bianco. Luca Cordero di Montezemolo ha parlato esplicitamente di �scippo� dei soldi dei lavoratori (?!), nelle stanze di Viale dell’Astronomia si ripeteva: ci danno con una mano (cuneo) e ci tolgono con l’altra (Tfr). Parole di fuoco che hanno alzato all’inverosimile il livello di scontro. Insomma, Confindustria ha venduto cara la pelle. Anzi, il Tfr, che poi era dei lavoratori.

              Tommaso Padoa-Schioppa in persona ha riconosciuto davanti alla platea confindustriale di Capri che forse c’era stato un deficit di concertazione e di �costruzione� di quella regola. �Ma non si dica che si d� con una mano e si toglie con l’altra – aveva avvisato – perch� quando ho proposto di togliere tutte e due le norme ho visto molti volti impallidire�. La verit� � che il cuneo assicura nelle casse azuiendali un risparn�mio che arriva a quasi 5 miliardi a fine 2007, mentre la perdita del Tfr comporta un aggravio di circa lo 0,15% di quella cifra. Tra le due misure non c’� confronto.

              Ma la grancassa � stata martellante: prima Capri, poi l’assise di Prato, poi le prime pagine dei giornali. Tutti a gridare allo scippo. Ci si � messo anche il governatore di Bankitalia Mario Draghi a lanciare l’allarme: non � che questa misura ostacola i fondi? Non � che costa troppo allo Stato? Dubbi a non finire, nonostante diversi contatti informali a Palazzo Chigi, tra le cui mura Luca Cordero di Montezemolo si mostrava abbastanza tranquillo e amichevole. Tanto tranquillo da arrivare a sedersi sulla sedia di Romano Prodi nel giorno della sigla dell’intesa. Uno scherzo privato tra mille bordate pubbliche.

              Il resto � cronaca di questi giorni: l’emendamento che esclude i piccoli sotto i 50 dipendenti � arrivato in Parlamento (costa 60 milioni), le aziende hanno ottenuto tutte le compensazioni previste dalla Maroni (sgravi sui contributi e crediti agevolati). La protesta ha funzionato. Ma ora comincia la partita vera.