“DossierTfr” Nessuno stia in silenzio (G.Epifani)

07/11/2006
    luned� 6 novembre 2006

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      Dossier
      Tfr Fondi pensione

        La grande svolta

          IL SINDACATO Un accordo importante che fa partire il pilastro della previdenza integrativa

            Nessuno stia in silenzio:
            tutti i lavoratori facciano
            la loro scelta consapevole

            di Guglielmo Epifani
            Segretario generale della Cgil

              L’accordo sottoscritto da CGIL-CISL-UIL, Governo e Confindustria sul TFR rappresenta finalmente, dopo il lungo traccheggiare del governo precedente, un importante passo avanti per favorire il decollo della previdenza complementare. L’accordo chiarisce in modo definitivo e inequivocabile la norma della finanziaria sull’istituzione presso la tesoreria dello Stato del Fondo alimentato con il TFR, salario differito dei lavoratori.

              La confusione nata dopo la presentazione della Finanziaria era decisamente troppa e in larga misura strumentale. Strumentale era la posizione delle associazioni imprenditoriali, che da sempre hanno considerato il TFR non come salario differito di cui i lavoratori possono disporre, ma come liquidit� ad esclusivo beneficio delle imprese da utilizzare come fonte di investimento a basso costo. Posizione, questa, che ha reso difficile in questi anni la reale messa a disposizione del TFR per la previdenza complementare, soprattutto nelle aziende di minori dimensioni (prova ne sia l’atteggiamento delle associazioni artigiane), e che si � manifestata in tutta la sua prepotenza di fronte al testo di legge che ipotizzava il trasferimento di parte del TFR non destinato alla previdenza complementare a questo fondo statale per reperire risorse per investimenti pubblici.

              La norma originaria della finanziaria sollevava anche per noi, per il sindacato confederale – che da molti anni si batte per l’avvio e lo sviluppo della previdenza complementare come opportunit� per i lavoratori, senza lederne i diritti – riserve, perch� quella norma non era stata discussa e concordata con le rappresentanze sindacali e non chiariva i diritti dei lavoratori. Inoltre poneva lo Stato oggettivamente in concorrenza con i fondi negoziali, realizzando una condizione per cui il transito del TFR al fondo presso la Tesoreria si sarebbe posto temporalmente e logicamente prima della possibilit� per il lavoratore di scegliere se aderire o meno alla previdenza complementare e che uso fare del proprio TFR.

              L’intesa raggiunta risponde ai problemi da noi posti, concretizzando esattamente le soluzioni che la Cgil – fin dal primo momento – aveva evidenziato come necessarie, e che ora devono essere pienamente spiegate da una seria, approfondita e onesta campagna informativa, come abbiamo sempre auspicato.

              L’anticipazione al 1� gennaio 2007 delle disposizioni contenute nel cosiddetto Decreto Maroni in materia di previdenza complementare � per noi un fatto importante, in quanto permette da quella data ai lavoratori di scegliere dove destinare il proprio flusso annuale di TFR, se inviarlo tutto o in parte alla previdenza complementare (potendo scegliere tra fondo negoziale o fondo aperto o forma assicurativa) o mantenerlo come TFR con le attuali norme. Dalla stessa data, parte anche il semestre per il silenzio assenso durante il quale il lavoratore sar� chiamato a scegliere se destinare il proprio flusso di TFR nei fondi, oppure lasciarlo in azienda, il che significa un grande impegno per tutta l’organizzazione a fare in modo che i lavoratori e lavoratrici siano informati in modo adeguato e che tutti possano esprimere volontariamente e responsabilmente la propria volont�, secondo il principio: "nessuno stia in silenzio, ognuno faccia la propria scelta consapevole".

              Accanto alla anticipazione di questo processo, l’altro punto fondante � che al fondo presso la Tesoreria dello Stato, gestito dall’INPS, confluir� solo il TFR che il lavoratore non ha destinato alla previdenza complementare (il cosiddetto TFR inoptato) e, altra novit�, solo quello depositato presso le aziende con oltre 50 dipendenti, rimanendo invece nella disponibilit� dell’azienda per quelle con meno di 50 dipendenti. A noi premeva salvaguardare un aspetto fondamentale, e cio� che indipendentemente da dove � depositato il TFR del lavoratore, in azienda o presso il fondo statale, nulla cambia e cambier� per i diritti acquisiti del lavoratore, sia per quanto riguarda i rendimenti annui che per le anticipazioni e liquidazioni previste per legge o per via contrattuale, prestazioni che comunque il lavoratore deve vedere garantite dal proprio datore di lavoro, come se il TFR rimanesse depositato presso l’impresa.

              Altri due fattori consideriamo importanti: il primo � la temporaneit� della destinazione del TFR al fondo presso la Tesoreria. Nel 2008 sar� utile fare una discussione pi� approfondita e meno condizionata dalle emergenze del bilancio pubblico circa la miglior destinazione del TFR non destinato alla previdenza complementare. Il secondo � l’impegno che abbiamo chiesto al governo di ridurre l’aliquota fiscale sui rendimenti annui delle risorse destinate alla previdenza complementare (oggi fissata all’11%) con un adeguamento alla legislazione nei paesi europei.

              Ci aspettano mesi di lavoro impegnativo, per gestire al meglio la preparazione, l’informazione e la gestione del semestre del silenzio-assenso, per coinvolgere davvero tutti i lavoratori, soprattutto i pi� giovani, e rappresentare l’importanza della costruzione della seconda gamba del sistema previdenziale come elemento indispensabile in un contesto integrato con la previdenza pubblica che vogliamo difendere e rivalorizzare anche in vista del prossimo confronto con il governo, che si aprir� da gennaio con l’obiettivo di affrontare quei problemi e quelle disuguaglianze lasciate aperti dalla riforma Dini, soprattutto per giovani, precari, rivalutazione delle pensioni, ponendo rimedi allo scalone ed alle iniquit� della riforma Maroni. Come si vede, non c’� alcuno scippo del TFR dei lavoratori, anzi si offre una occasione, soprattutto ai pi� giovani per poter pensare la propria vita lavorativa e la propria pensione con maggiore consapevolezza, libert� e sicurezza verso il futuro.