“DossierTfr” Istruzioni per l’uso

07/11/2006
    luned� 6 novembre 2006

    Pagina II e III

      Dossier
      Tfr Fondi pensione

        La grande svolta

          Tfr, istruzioni per l’uso

            CHE FARE FRA SEI MESI? TENERSI IL TFR O ADERIRE A UN FONDO PENSIONE?
            Tutti i lavoratori dipendenti dovranno, a partire dal primo gennaio 2007, cercare di rispondere a queste domande. Avranno a disposizione sei mesi per decidere se affidare a un fondo pensione quanto del loro tfr maturer� da quella data o se lasciare tutto in azienda.

            IL TFR LASCIATO IN AZIENDA VERR� TRASFERITO ALL’INPS?
            No, se l’azienda conta meno di cinquanta dipendenti, come oltre il 90 per cento delle imprese italiane.

            INPS O AZIENDA: CHE DIFFERENZA FA PER IL LAVORATORE?
            Nessuna. A fine rapporto il lavoratore ricever� tutta la sua liquidazione, sia nel caso il nostro lavoratore vada in pensione sia nel caso in cui decida di cambiare azienda. Anche rispetto agli anticipi, non cambia nulla: potr� sempre richiederli secondo le regole in corso, sulle quote accantonate e per ragioni di emergenza ( prima casa e cure mediche).

            PER QUALI RAGIONI UN LAVORATORE DOVREBBE SCEGLIERE UN FONDO PENSIONE?
            Intanto dovrebbe tenere conto del fatto che esistono fondi pensione di diverso tipo (vedi anche il GLOSSARIO) e anche varie forme di assicurazione individuale: dopo aver optato per il fondo pensione, dovr� decidere tra fondi pensioni negoziali, fondi aperti e polizze personali.

            PERCH� UN FONDO NEGOZIALE ?
            I fondi negoziali sono quelli cui si aderisce su base collettiva (contratti e accordi collettivi, anche aziendali, accordi fra soli lavoratori, regolamenti di enti e aziende qualora i rapporti di lavoro non siano disciplinati da contratti e accordi collettivi). L’investimento nei fondi previdenziali negoziali rende di pi� del tfr (vedi TABELLE). Lo dimostrano anche i recenti dati nonostante gli anni di crisi dei mercati finanziari. Il fondo negoziale consente di utilizzare i benefici fiscali (deducibilit� dei contributi versati) e soprattutto il diritto a usufruire del contributo del datore di lavoro che permette di migliorare la prestazione previdenziale, contributo previsto solo per fondi negoziali. Per questa via ci si costruir� una rendita a integrazione della pensione.

            SOLO UNA RENDITA IN ALTERNATIVA ALLA LIQUIDAZIONE?
            No. Al momento della pensione il lavoratore potr� scegliere tra una rendita vitalizia calcolata sull’intero ammontare del tfr oppure la liquidazione una tantum del 50 per cento e una rendita calcolata sul rimanente 50 per cento. Sar� comunque una integrazione della pensione, che con il metodo di calcolo da poco in vigore (contributivo) ammonter� al 30/40 per cento dell’ultimo stipendio.

            CHI GESTISCE I FONDI NEGOZIALI? SI PUO’ STAR TRANQUILLI?
            I fondi negoziali non sono gestiti dai sindacati. I consigli di amministrazione sono composti per met� dai rappresentanti dei datori di lavoro e per met� dai rappresentanti dei lavoratori regolarmente eletti. La gestione delle risorse non � in mano al fondo pensione (che sceglie indirizzi di investimento e controlla l’operato dei gestori), ma viene affidato a intermediari professionali (banche, societ� di gestione del risparmio, assicurazioni). Vengono applicate le regole base della diversificazione del rischio e della trasparenza dei possibili conflitti di interesse.

            POI CI SONO I FONDI APERTI. IN CHE COSA SI DIFFERISCONO?
            I fondi aperti sono stati pensati per i lavoratori autonomi e per tutti quei lavoratori che non hanno a disposizione fondi negoziali, anche se sono previste forme di iscrizione collettiva per i lavoratori dipendenti. Aderendo al fondo pensione aperto individuale si perdono comunque i contributi del datore di lavoro anche se si possono utilizzare i benefici fiscali. I fondi aperti individuali nascono per iniziativa delle banche, delle societ� di investimento mobiliare, delle societ� di gestione dei risparmio.

            ESISTONO ALTRE STRADE?
            Esistono fondi promossi dalle Regioni e dei quali possono tener conto i lavoratori della regione il cui governo li ha istituiti. Ed esistono forme pensionistiche individuali attuate mediante contratti di assicurazione sulla vita con finalit� previdenziali. Anche le polizze assicurative (per la grande pressione che hanno esercitato sul governo Berlusconi le compagnie di assicurazione) sono state inserite tra le possibili scelte cui destinare il tfr, purch� si adeguino alle norme emanate dalle direttive e dai regolamenti della Covip (Commissione vigilanza fondi pensione) in materia di costi, governance, trasparenza.

            BENE. MA TRA UN FONDO E L’ALTRO, TRA INPS E AZIENDA E POLIZZE, DOVE STA LA CONVENIENZA?
            Cerchiamo dunque la forma di investimento pi� remunerativa. Il tasso di rivalutazione del tfr � fissato dall’articolo 2120 del Codice civile e si ottiene sommando il 75 per cento del costo della vita nel mese in esame rispetto al mese di dicembre dell’anno precedente a un tasso fisso pari all’1,5 per cento su base annua. Calcolato cos�, l’anno scorso il rendimento del tfr � stato solo del 2,6 per cento, mentre i fondi pensione di nuova istituzione sono andati molto meglio con un rendimento dell’8,5 per cento. Quest’anno le cose sono andate meno bene per i fondi: secondo alcune stime il loro rendimento sarebbe alla fine del 2,4 per cento, di poco superiore alla rivalutazione netta del tfr, che sarebbe del 2 per cento. Tuttavia il rendimento medio dei fondi pensioni andrebbe calcolato per lunghi periodi. Secondo una simulazione retrospettiva della Covip, calcolando �il rendimento teorico che i fondi pensione avrebbero conseguito in periodi passati sulla base di una composizione media di portafoglio tipicamente prudenziale, con una percentuale di investimento azionario nell’ordine del 25-30 per cento�, tra il maggio 1982 e la fine del 2005 �il rendimento reale annuo composto dai fondi pensione, pari a circa il 5 per cento, avrebbe abbondantemente superato il tasso annuo di rivalutazione del tfr, pari allo 0,2 per cento�.

            DETTO QUESTO LA SCELTA SEMBRA OBBLIGATA…
            Ovviamente si dovranno tenere conto di altre questioni. Ad esempio chi sceglie il fondo pensione sar� obbligato a lasciare i suoi soldi per un certo numero di anni (cinque o sei) nel fondo pensione e inoltre ne potr� disporre in modo diverso rispetto a chi li ha affidati all’Inps o li ha lasciati in azienda. In caso di disoccupazione o cassa integrazione, il lavoratore dovr� aspettare dodici mesi per riscattare il 50 per cento del suo tfr dal fondo e potr� riscattare l’altra parte solo dopo quarantotto mesi di disoccupazione.