“Dossier” Turci attacca: «traditi i soci consumatori»

04/10/2007
    CORRIERECONOMIA di Lunedì 1 ottobre 2007

      Pagina 11 – Dossier

        Grande distribuzione
        La guerra dei supermercati

          L’intervista

            Turci attacca: «Così avete
            tradito i soci consumatori»

              ROBERTA SCAGLIARINI

                È tutta una questione di prezzo. Lanfranco Turci, modenese ex migliorista del Pci e poi parlamentare diessino, il mondo mutualistico lo conosce bene: dall’87 al 92 ha presieduto Legacoop dopo esser stato presidente della regione Emilia Romagna. Ma da tempo non vi si riconosce più. Non ha apprezzato la scalata di Unipol alla Bnl e lo scorso anno ha lasciato il suo vecchio partito per passare alla Rosa nel Pugno per la quale è stato eletto in Toscana. Alle coop attaccate da Esselunga ricorda che i prezzi bassi non sono solo un problema di convenienza, ma di rispetto della propria missione.

                Esselunga sostiene di avere prezzi più bassi delle coop. È così importante?

                  «Se fosse così sarebbe grave perché le coop di largo consumo sono organizzazioni dei consumatori e tenere i prezzi bassi riducendo lo spread tra i costi di acquisto e di vendita fa parte della loro missione. Mi pare chiaro che la concorrenza in questo settore è accanita. La crescita delle coop però si giustifica proprio con la convenienza dei prodotti. Sennò perché abbiamo voluto la liberalizzazione del commercio, la destrutturazione dei centri urbani, la chiusura di vecchi negozi?».

                  La critica di Caprotti allora è fondata?

                    «In questo caso non è solo polemica, perché se è vero che i prezzi degli Ipercoop sono più alti di quelli dei supermercati privati viene meno il tratto tipico della cooperazione sociale. Le aziende nate dall’associazione dei consumatori hanno una missione sociale specifica che è quella di offrire il servizio migliore al minor costo, così come le cooperative di produzione e lavoro hanno come scopo la tutela del lavoro».

                    Il ricorso presso la Ue contro le agevolazioni alle coop ha senso?

                      «No le agevolazioni fiscali hanno altre motivazioni. Le cooperative siano esse di consumo, di lavoro o di servizi hanno una serie di vincoli tra i quali l’obbligo di trasferire gli utili a riserva indivisibile. Le aziende mutualistiche non distribuiscono dividendi ai soci e non possono disporre di tutto il loro patrimonio perché viene trasferito ai fondi mutualistici nazionali. Tra l’altro è difficile dire che questo tipo di trattamento fiscale sia frutto di un favore politico: l’ultima normativa risale al ministro Tremonti».

                      Perché l’egemonia di mercato è più evidente nelle regioni rosse?

                        «Il senso dei grandi market mutualistici di oggi va ricondotto allo spaccio di un secolo fa che nasceva in contrasto con i negozianti che erano visti come sfruttatori. Adesso invece della guerra al commerciante c’è la guerra commerciale tra grandi catene. È verosimile che le coop in qualche regione abbiano goduto di favoritismi nei piani urbanistici e ciò va denunciato, ma è anche vero che in altre regioni non potevano neanche entrare. Ciò detto la concorrenza deve essere chiara e trasparente. Le regole sono uguali per tutti».

                        Anche nel governo societario?

                          «Le coop ormai assomigliano alle public company e hanno un problema di proprietà debole e di separazione di funzioni. Se ne sta discutendo a livello di Lega. Quando gli azionisti sono milioni e non qualche decina c’è il rischio che la rappresentanza sia per così dire costruita a tavolino. D’altra parte chi ha il potere fatica a cederlo, perciò il processo di separazione tra le funzioni manageriali e quelle di rappresentanza incontra delle resistenze».