“Dossier” Fassino: «Un vento torbido minaccia il Paese»

08/06/2007
    venerdì 8 giugno 2007

    Prima Pagina (segue a pagina 3) – Politica

    L’intervista
    Piero Fassino

    «Un vento torbido minaccia il Paese»

      «Gravi falsi sulla Stampa
      Così si avvelena la politica»

        Intervista a Fassino: ieri Telekom Serbia e le spie, ora i falsi conti esteri di D’Alema e i veleni su Visco, l’obiettivo è colpire la sinistra e destabilizzare la vita politica

        di Simone Collini

        «Il Paese è investito da venti torbidi»,dice il segretario dei Ds Piero Fassino. «Le illazioni incredibili che sono state pubblicate da un quotidiano come “La Stampa” contro Massimo D’Alema sono la dimostrazione dei veleni con cui si vuole intossicare la vita politica del Paese».

        Vediamo contenuto e tempistica di quell’articolo, segretario Fassino: è stato scritto di conti all’estero.

        «Non sono mai esistiti né esistono conti esteri né di D’Alema né di Fassino né di nessun altro dirigente nazionale dei Ds. Né tantomeno esistono conti esteri del partito. E bastava poco per capire che quella presunta notizia era una montatura colossale. Eppure un quotidiano autorevole come “La Stampa” non si è sottratto alla tentazione di pubblicare una notizia evidentemente falsa, ma le cui conseguenze di intorbidamento e intossicazione della vita politica del Paese sono evidenti».

        Intossicazione che già non mancava, segretario Fassino, visto che l’articolo è stato pubblicato il giorno del dibattito al Senato sul caso Visco-Speciale.

          «Una vicenda che ci ha messo di fronte a un clima analogo. Il comportamento di Visco è stato ineccepibile. Ed è risultato evidente, soprattutto nella ricostruzione che Padoa-Schioppa ha fatto al Senato, come in realtà al comportamento trasparente del viceministro non è corrisposto un comportamento altrettanto trasparente del generale Speciale. Il quale invece si è fatto protagonista di una gestione quantomeno spregiudicata e sconcertante del suo ruolo e si è prestato a una montatura che ha contribuito a rendere torbide le acque della politica».

          C’è una regia, secondo lei?

            «Non so se c’è una regia, quello che so è che veniamo da anni nei quali questo metodo è stato abbondantemente utilizzato dalla destra. Pensiamo ai veleni che sono stati sparsi con le commissioni d’inchiesta su Telekom Serbia e Mitrokhin, usate come vere e proprie clave per colpire gli avversari politici. Pensiamo a come le intercettazioni Telecom hanno fatto emergere un verminaio di faccendieri, di uomini di dubbia fama e provenienza, di agenti infedeli dello Stato che hanno agito con evidenti fini di provocazione e di destabilizzazione».

            Vicende chiuse, mentre il caso Unipol-Bnl continua a far discutere.

              «Si continua a utilizzare la vicenda per aggredire e denigrare sia il movimento cooperativo sia chi, come i Ds, ha sostenuto in buona fede e senza nessun interesse o convenienza personale l’opportunità di una scelta industriale e finanziaria».

              Si parla di togliere la secretazione sulle intercettazioni di Antonveneta. Come vi comporterete di fronte alla richiesta di autorizzazione delle Camere?

                «Noi abbiamo sempre votato a favore di queste richieste, purché vengano fatte seguendo le procedura prevista dalla legge».

                È preoccupato?

                «No. Quello che preoccupa sono i ricorrenti tentativi di destabilizzare la politica italiana, di screditare e delegittimare i partiti, di mettere in mora una classe dirigente. Questo è assolutamente sotto gli occhi di tutti e contribuisce ad accrescere quel disagio dei cittadini, quel malessere dell’opinione pubblica, quell’estraneità della società italiana nei confronti della politica che più volte è stata denunciata. E di cui abbiamo avuto una manifestazione anche nelle elezioni amministrative, con la crescita del fenomeno astensionista».

                Le contromisure necessarie?

                  «È importante prima di tutto che ogni istituzione sia gelosa della propria autonomia e trasparenza, e che chi ha responsabilità istituzionali ad ogni livello gestisca la propria funzione e il proprio potere con rigore, nel rispetto delle istituzioni, nel rispetto della legge e dei cittadini».

                  Si riferisce a qualcosa o qualcuno in particolare?

                    «Le faccio un esempio: in queste ore ci viene dalla Basilicata la notizia di nuove perquisizioni ordinate dalla magistratura. Perquisizioni che hanno investito anche Filippo Bubbico, già presidente della Regione Basilicata e oggi sottosegretario al ministero per le Attività produttive. Un uomo stimato, chiunque lo abbia conosciuto ne ha potuto apprezzare l’onestà personale, il rigore istituzionale, la competenza amministrativa. Nessuno può credere agli addebiti che gli vengono rivolti».

                    La magistratura esercita il suo ruolo, non crede?

                      «Naturalmente non è minimamente in discussione il diritto della magistratura di indagare se ritiene di avere ragione di indagare. Ma le indagini siano rapide, gli accertamenti siano puntuali e non ci si avventuri in indagini o perquisizioni se non si hanno elementi più che certi».

                      Perché ha fatto proprio questo esempio?

                        «Perché non può non suscitare interrogativi preoccupanti il fatto che queste perquisizioni avvengano in Basilicata a 72 ore dal ballottaggio nella città di Matera. Nulla rendeva così urgenti queste perquisizioni da farle alla vigilia di un voto così delicato per quella città. Non solo. Episodi analoghi li abbiamo avuti già nei mesi scorsi. In Calabria, un consigliere regionale dei Ds è stato arrestato mentre era in vacanza, davanti al figlio piccolo, come se stesse per sottrarsi alla magistratura per reati gravissimi. Poi qualche mese dopo un altro magistrato ha riconosciuto l’assoluta insussistenza di qualsiasi fatto che giustificasse accusa e arresto».

                        Passiamo dal particolare al generale.

                          «Deve valere un principio di responsabilità. Vale per ciascuno di noi, deve valere per tutti».

                            Cosa vuole dire?

                              «Se ciascuno di noi, cioè chi ha responsabilità politiche, istituzionali, pubbliche, è chiamato ad essere responsabile dei propri atti, a compiere ogni atto con responsabilità, non minore dovere ha un direttore di giornale, che non può pubblicare qualsiasi falsa notizia senza chiedersi quali siano le conseguenze e senza verificare se abbia minima attendibilità. E chi gestisce una delicata funzione, come la magistratura, deve valutare le conseguenze dei propri atti. Naturalmente realizzando le indagini che ritiene, ma sapendo che anche il modo in cui si realizzano non è indifferente».

                              Messaggio chiaro: perché lo lancia proprio ora?

                                «Dico tutto questo perché viviamo in un momento delicato del Paese. Le elezioni amministrative hanno rilevato un malessere, un disagio che si è manifestato in un astensionismo che ha colpito l’insieme del sistema politico e dei partiti. Un disagio diffuso che si è manifestato soprattutto nel Nord, dove il voto ha assunto un connotato più evidente di contestazione e di protesta nei confronti del governo. Quel voto indica un malessere a cui la politica ha il dovere di dare una risposta e sollecita tutti a uno sforzo per far recuperare credibilità alle istituzioni, alla politica, a chi ha responsabilità pubbliche».

                                Tutti dice? A pagare per questa situazione è la maggioranza…

                                  «Non credo che possa venire nulla di buono, a nessuno, inquinando, intossicando, intorbidando continuamente la vita politica. Torno ad insistere: il bipolarismo ha bisogno di essere mite per essere forte. In una democrazia forte non ci sono nemici che si combattono per il reciproco annientamento, ci sono avversari che convinti delle proprie ragioni si battono per affermarle. Ma nel riconoscimento dell’altro, nel rispetto delle regole, nel rispetto delle leggi e dei cittadini».

                                  Resta il fatto che voi che siete al governo siete maggiormente interessati a un cambiamento di scenario. Anche perché in questi tredici mesi si è registrato un progressivo calo di consensi.

                                    «Abbiamo la responsabilità di guidare l’Italia e il primo anno di governo ci dice che possiamo farcela, perché nonostante il malessere che i cittadini manifestano, e che naturalmente va raccolto con grande attenzione per capirne le ragioni e per dare risposte adeguate, in questi mesi si sono ottenuti dei risultati significativi. Non dimentichiamoci che soltanto un anno fa l’Italia veniva continuamente bacchettata dalla Commissione europea, dal Fondo monetario, dalla Banca mondiale, dall’Ocse, dalle società di rating internazionali perché i conti erano in disordine. Venivamo additati come un Paese finanziariamente instabile e inaffidabile. Oggi non è più così. In un anno abbiamo portato il deficit del bilancio da più del 4% al 2%. In un anno abbiamo cominciato a ridurre il debito pubblico e messo in campo una politica economica che sta facendo crescere il Paese, le imprese hanno recuperato competitività, le esportazioni tornano a salire, ci sono tutti i segnali di un’Italia che si sta rimettendo in piedi e può tornare a offrire maggiori certezze».

                                    Gli elettori che si sono espressi alle amministrative non si mostrano molto soddisfatti.

                                      «Il voto ci dice che nonostante i risultati dell’azione di governo le aspettative dei cittadini sono più alte. E noi dobbiamo essere capaci di raccoglierle. Il voto ci dice, per esempio, che nel mondo del lavoro autonomo, dei settori produttivi, dell’impresa, non sono superate le difficoltà che si erano già manifestate con la Finanziaria. E nonostante la politica che abbiamo messo in campo cominci a produrre risultati, queste categorie non si sentono sufficientemente riconosciute e valorizzate, si sentono penalizzate. Abbiamo bisogno di adottare altre misure di politica economica e fiscale che siano in grado di raccogliere il loro consenso e di rendere evidente che stiamo facendo una politica per la crescita, di cui le imprese possano beneficiare».

                                      Parla di imprese e settori produttivi, ma risposte le aspettano anche altri, non crede?

                                        «Ma è evidente. Dal voto si vede anche il disagio di settori deboli della società, l’inquietudine per la propria pensione, o per quella a cui si deve arrivare, per il lavoro precario, per un reddito che in termine di potere reale d’acquisto in questi anni si è impoverito. A questa inquietudine vogliamo dare delle risposte. Che dimostrino che è possibile creare le condizioni migliori per ciascuno, offrire a ciascuno maggiori opportunità».

                                        Come pensa possiate riuscirci?

                                        «A questo punto serve uno scatto. Un duplice scatto. In primo luogo, sull’azione di governo. Con la Finanziaria abbiamo avviato una politica che adesso deve continuare con scelte che rispondano appunto alle aspettative dei cittadini».

                                        In concreto, dovesse fare una lista delle priorità?

                                          «Dobbiamo portare a compimento il negoziato con i sindacati sul sistema previdenziale, che preveda sia l’aumento delle pensioni basse sia il superamento dello scalone sia un regime condivisibile e graduale di aumento dell’età pensionabile. Dobbiamo portare a compimento la trattativa con i sindacati sul mercato del lavoro per adottare quelle misure di riforma della Biagi e di riforma degli ammortizzatori sociali che riducano la precarietà. Dopo aver sottoscritto i contratti del pubblico impiego, adesso dobbiamo dare corso al memorandum sottoscritto dal ministro Nicolais con i sindacati per le misure di efficienza, di qualità, di miglioramento della pubblica amministrazione».

                                          Neanche una parola sull’extragettito, di cui da settimane tanto si parla?

                                            «Con quell’extragettito finanzieremo l’aumento delle pensioni basse e i nuovi ammortizzatori sociali contro la precarietà. Inoltre il maggiore introito fiscale sarà investito sul piano della competitività. Va utilizzato per destinare una quota maggiore di risorse sia sul fronte delle infrastrutture, esigenza tanto delle imprese quanto della modernizzazione della società, sia sul fronte del sostegno a quanti maggiormente investono in ricerca, innovazione, aumento del sistema produttivo».

                                            Tutte riforme economiche e sociali, ma guardando ai mesi passati, alle difficoltà incontrate, sembrerebbe necessario agire anche su un altro fronte.

                                              «E infatti dovremo mettere mano anche a quelle riforme politiche e istituzionali necessarie per dare al sistema maggiore credibilità, efficienza e anche una maggiore capacità di decisione. Non ci rassegniamo all’idea che non si possa cambiare la legge elettorale, che il referendum sia inevitabile. Abbiamo la possibilità, se c’è la volontà politica, di avere una legge migliore di quella pessima di Calderoli».

                                                Anche qui: in concreto?

                                                  «Vogliamo mettere mano alle riforme costituzionali che consentano al sistema politico di essere più rapido nelle decisioni, a partire dal superamento del bicameralismo che prevede, unico Paese al mondo, che ogni provvedimento debba essere adottato con doppio passaggio. Vogliamo mettere in campo misure di semplificazione delle procedure che consentano ai cittadini di poter vivere senza l’oppressione di una burocrazia che rende tutto più difficile, che appesantisce la vita di imprese e famiglie».

                                                  Fino ad oggi però nessuno degli obiettivi di cui ha parlato è stato raggiunto.

                                                    «Per questo parlo di uno scatto. Ed è necessaria una forte coesione della maggioranza. Si è visto al Senato che quando se ne ha consapevolezza, anche se i numeri sono esigui, il centrosinistra può essere unito e dimostrare di essere una maggioranza che c’è, che è capace di assumere decisioni e governare il Paese. Ora occorre che questa consapevolezza ci sia in tutti, che tutti agiamo perché attorno a Prodi la maggioranza realizzi un livello di coesione più alto di quello di questi mesi. Anche rinunciando ciascuno di noi a manifestare ogni giorno una pur legittima distinzione. Non aiuta la babele dei linguaggi, anzi».

                                                    Babele dovuta anche alla frammentazione politica.

                                                      «E infatti serve uno scatto su un secondo fronte, quello per la costruzione del Partito democratico. La riforma del sistema politico non si fa senza riformare anche i partiti. E un sistema frammentato come quello italiano offre un’immagine di fragilità che allontana i cittadini dalla politica e riduce la fiducia nel sistema politico. Il Pd, una grande forza progressista, riformista, è la risposta a questo problema».

                                                      Parla di forza grande, ma le liste dell’Ulivo alle amministrative non sono andate bene.

                                                        «Intanto: ogniqualvolta ci siamo presentati con l’Ulivo, quel simbolo è stato premiato dagli elettori, ha preso più voti dei partiti che lo costituiscono. Dopodiché, anche in queste elezioni amministrative non deve ingannare il fatto che in molte città l’Ulivo abbia avuto una flessione consistente rispetto alle politiche».

                                                        Perché?

                                                          «Primo, perché amministrative e politiche sono elezioni diverse. E secondo, perché in molte di quelle città va calcolata anche la presenza delle liste dei sindaci, che chiaramente hanno preso voti che alle politiche erano nel bacino elettorale dell’Ulivo. Quindi se si va a vedere, in gran parte dei luoghi in cui si è votato, la somma dei voti della lista dell’Ulivo con i voti delle liste dei sindaci ci dice che il progetto di dare al Paese una grande forza capace di avere un’ambizione maggioritaria è un obiettivo possibile. Tanto più che il voto del primo turno ci dice che quando il centrosinistra perde perdono tutti. L’idea che una flessione dell’Ulivo possa far beneficiare le forze della sinistra radicale è destituita di fondamento, guardando ai risultati».

                                                          State lavorando alla fase costituente del Pd: gli attacchi contro i Ds avranno ricadute su questo terreno?

                                                            «È evidente a tutti che i Ds hanno un ruolo decisivo nella costruzione del Pd. I Ds sono fondamentali perché sono la prima forza del centrosinistra, perché anche in questo primo anno di governo si è visto che siamo essenziali per la tenuta della maggioranza, perché godiamo nel Paese di un credito grande, perché le nostre responsabilità di governo e di amministrazione locale e regionale sono enormi. È chiaro che chi teme il Pd tenti di colpire prima di tutto noi».

                                                            Ora ci sono i ballottaggi. Berlusconi dice che poi va al Quirinale.

                                                              «Domenica e lunedì non si vota per scegliere chi deve sedere a Palazzo Chigi, perché gli italiani lo hanno già deciso nel 2006 affidando la guida dell’Italia al centrosinistra e a Prodi. È prima di tutto un voto amministrativo, importante perché consente di scegliere sindaci e presidenti di provincia autorevoli, capaci di guidare bene le proprie comunità. Naturalmente è un voto che assume anche un valore politico, visto che Berlusconi per dà a questo voto quasi il valore di una rivincita sulle elezioni politiche. Bene, ci sono due buone ragioni per andare a votare. Per garantire che siano eletti sindaci e presidenti di provincia capaci ed autorevoli e per battere il tentativo di spallata che la destra sta mettendo in campo».