Dossier della Gdf sui legami tra Bernardoni e Gerardo Cuomo

26/02/2004


GIOVEDÌ 26 FEBBRAIO 2004

 
 
Pagina 38 – Economia
 
 
IL RETROSCENA

Il faro dei pm sui rapporti con il re del contrabbando
          Sul tavolo di Greco un dossier della Gdf sui legami tra Bernardoni e Gerardo Cuomo

          LUCA FAZZO


          MILANO – Un filo sotterraneo che parte dai vertici di Parmalat e arriva ai piani alti del crimine organizzato. A un´estremità del filo Romano Bernardoni, uomo di fiducia di Calisto Tanzi, arrestato ieri per il suo ruolo nel disastro di Parmatour, la holding della famiglia Tanzi nel settore "viaggi e vacanze". All´altro capo Gerardo Cuomo, napoletano, considerato uno degli imperatori internazionali del contrabbando. Ieri mattina sul tavolo del pubblico ministero Francesco Greco, che indaga sul crac Parmalat, arriva un voluminoso rapporto della Guardia di finanza. A inviarlo a Greco è il suo collega Giuseppe Scelsi, pubblico ministero a Bari, che per anni ha scavato sugli affari di Cuomo, scoprendo relazioni tentacolari anche nel mondo dei colletti bianchi. Scelsi spiega a Greco di avere saputo dai giornali che tra gli indagati dell´affare Parmalat c´è anche Bernardoni. Racconta di essersi imbattuto anche lui nel nome del manager emiliano. Chiede alla Procura milanese uno scambio di informazioni sul conto del manager. E, tanto per cominciare, trasmette a Greco il rapporto delle «fiamme gialle» in cui compare ripetutamente il nome di Bernardoni.
          Per i suoi legami con Cuomo – va ricordato – Bernardoni è già stato processato ed assolto: non dalla magistratura barese, però, ma da quella di Bologna. Quella assoluzione, evidentemente, non ha esaurito le curiosità della Procura di Bari sulla strana coppia, il supertrafficante di sigarette e il businessman che alle partite del Parma sedeva in tribuna accanto a Calisto Tanzi. E la ricomparsa di Bernardoni nell´inchiesta milanese sembra riacutizzare quella curiosità.
          Per dare un´idea del peso e dei legami di Cuomo bastano due dettagli. A libro paga aveva, tra gli altri, il magistrato svizzero Franco Verda, presidente della Corte d´appello di Lugano, che da Cuomo incassava centinaia di milioni e che amava trascorrere le vacanze sullo yacht del boss in Costa Smeralda; mentre tra i referenti in Montenegro della banda di Cuomo – alleato del boss della Sacra Corona Francesco Prudentino – c´era direttamente il presidente della Repubblica Milo Djukanovic. Il nome di Bernardoni salta fuori, tra il 1999 e il 2000, da una serie di intercettazioni. Si scopre che il manager e Cuomo trattano da vecchi amici. E che quando Cuomo ha bisogno di inventarsi un lavoro per ottenere la semilibertà, presenta ai giudici di sorveglianza una lettera di assunzione presso la EmilianAuto, la grande concessionaria bolognese di auto di lusso di proprietà di Bernardoni.
          Interrogato dai giudici, Bernardoni ammette di conoscere Cuomo da trent´anni («Faceva il tassista, gli ho venduto un´auto») e di avere rinfrescato l´amicizia nel 1993, quando il figlio dell´ex tassista – che nel frattempo aveva fatto carriera – si rivolse a lui per comprare alcune Jaguar. E spiega di non essersi tirato indietro quando il vecchio amico – di cui giura di ignorare il cotè criminale – gli chiese un posto di lavoro a tempo parziale. L´anno scorso il giudice preliminare di Bologna prende per buona la singolare spiegazione e – contro il parere della Procura – archivia la faccenda. Ma ora si scopre che a Bari stanno continuando a scavare.