“dopoUnipol” «Una tangentopoli Ds? Grottesco»

09/01/2006
    domenica 8 gennaio 2006

      Pagina 3 – Primo Piano

      VERSO LA RIUNIONE DEI VERTICI DELLA QUERCIA – FRA LE PROPOSTE UN GARANTE PER I BILANCI DEI PARTITI, A COMINCIARE DAI DS

        «Una tangentopoli Ds? Grottesco»

          Fassino e D’Alema preparano la controffensiva: difendiamo onore e moralità del partito

            Antonella Rampino
            ROMA

              Uscire dall’angolo, reagire, passare alla controffensiva. La Quercia sotto attacco delinea la sua exit stategy, che avrà nelle direzione di mercoledì prossimo il punto culminante: Fassino offrirà una «riflessione critica», intendendo «che non ci siano più aggressioni contro di noi». E si spingerà fino a proporre l’istituzione di un garante per i bilanci di tutti i partiti a cominciare ovviamente dai Ds
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              Perché «noi non siamo colpevoli di nulla, è grottesca l’idea che i diesse siano l’epicentro di una nuova tangentopoli», secondo la linea tracciata con il forum sull’Unità di ieri da Massimo D’Alema. Superata la fase dell’«attacco interno», come a via Nazionale ancora giudicano il lungo silenzio con il quale gli alleati del centrosinistra hanno accolto «gli attacchi contro di noi, prima di accorgersi che così si andava a fondo tutti», ragionano ai piani alti, adesso si tratta di non finire knock-out.

                Dunque, la controffensiva. Anticipata da D’Alema, illustrata adesso da Fassino, si svilupperà ancora con un passaggio, in tv, del presidente, per arrivare nel miglior modo alla direzione nazionale. Sarà preceduta da numerosi «caminetti», da incontri riservati per sondare la fronda che già s’annuncia, a destra come a manca. A sinistra, a parte Bertinotti che, pur «rispettoso» del travaglio interno al più grande partito della sinistra, esorta a «capire qual è il rapporto tra le forze economiche e quelle politiche», c’è Mussi che già ieri minacciava «la direzione non sarà unitaria se non si capisce che sono stati fatti errori politici».

                  Mossa centrale è la relazione cui Fassino sta già lavorando. Muoverà lungo due direttrici: difesa orgogliosa e ferma «dell’onore e della moralità del nostro partito», attraverso un’analisi rigorosa dei fatti. E poi apertura di una riflessione critica non tanto sui rapporti tra etica e politica, cosa che potrebbe apparire come una fumosa fuga in avanti, quanto tra mercato e mondo cooperativo, date le risultanze che la vicenda Consorte presenta. In sostanza, Fassino rivendicherà con orgoglio ogni sua presa di posizione sulla vicenda Unipol, riconoscerà che il partito è stato colpito da una serie di fatti di cui non era a conoscenza, ovvero l’arricchimento personale dei vertici dell’Unipol, già giudicato da D’Alema come «magari non illecito», ma certo non consono a dirigenti del mondo cooperativo. E poi offrirà agli alleati la «riflessione critica». Evitando ogni passaggio di assunzione di responsabilità che possa apparire come di colpevolezza, a cominciare da ipotesi di «codice etico» nei rapporti della politica con il mondo degli affari, che non a caso proprio ieri facevano sorridere Amato: «Le regole esistono da secoli, per un politico consistono nel non fare in privato quel che non si farebbe in pubblico, cose queste che uno deve avere dentro». Chiaro a tutti che in ballo ci sono, tra soli tre mesi, le elezioni: per ora i sondaggi di via Nazionale non registrano terremoti né nel rapporto con l’elettorato, né nei rapporti di forza interni alla coalizione, ma si teme che l’effetto della crisi possa farsi sentire nel medio termine.

                    Perché intanto i diesse restano nella bufera. L’illazione pubblicata dal Foglio secondo cui il tesoretto di Consorte potrebbe esser finito nelle casse della Quercia ha provocato la querela di D’Alema: Ferrara, che fu dirigente del Pci prima di avvicinarsi a Craxi negli Anni 80, non se n’è dato per inteso, e ieri ha ripubblicato la sua opinione, aggiungendovi un prologo nel quale si spiega che il presidente dei Ds «ormai è come Craxi», e che però quest’ultimo era migliore, perché almeno faceva autocritica.

                    A sostegno di Ferrara è sceso in campo mezzo centrodestra. Un «bravo» gli è arrivato dal ministro finiano Landolfi, mentre Sandro Bondi è tornato a discettare sul fatto che è «finita la presunta superiorità della sinistra», e ha chiesto alla Federazione della stampa di intervenire contro D’Alema. La cui querela, per Fragalà di An, «è un atto di arroganza», anzi «un modo per coprire le tenebre dei Ds», secondo la forzista Isabella Bertolini.

                      L’altro coordinatore di Forza Italia, Cicchitto che di Craxi fu vicesegretario, fa sapere che «non si può rispondere agli inquietanti interrogativi posti da Ferrara solo con una querela». Per la Quercia è stato Chiti a replicare: la denuncia di D’Alema è «un modo per tutelare il suo onore e la trasparenza dei suoi comportamenti di fronte ad accuse infondate che puntano a screditare i Ds».