“dopoUnipol” Le coop: bianchi contro rossi (1)

09/01/2006

    venerdì 6 gennaio 2006

      Pagina 6 – Primo Piano

      IL MOVIMENTO – IL GIRO D’AFFARI RAPPRESENTA IL 7% DEL PRODOTTO INTERNO LORDO

        Bianchi contro rossi
        Le coop, due eserciti da un milione di posti

          inchiesta
          Paolo Baroni

            Unipol è la corazzata della finanza rossa, ma non è sola. Al suo fianco la Legacoop schiera una flottiglia di navi da guerra, agili e forti. Magari non saranno tutte campioni di trasparenza e di buon governo societario, ma sono senz’altro ben armate. Su tutte svettano le Coop di consumo, quelle con la «c» maiuscola per intenderci, che tutte assieme controllano circa il 17% del mercato nazionale della grande distribuzione (11,4 miliardi di fatturato 2004) e che di Unipol sono le grandi azioniste. A ruota seguono settori come la produzione-lavoro (7,9 miliardi di giro d’affari), servizi e turismo (7,6), i dettaglianti (7,08 miliardi sotto le insegne Conad) e l’agro-alimentare con altri 6,4 miliardi di fatturato. In totale il giro d’affari complessivo della centrale presieduta da Giuliano Poletti raggiunge quota 45,7 miliardi di euro sui 100 (7% del pil) dell’intero comparto.

              UNA SECONDA GIOVINEZZA. «In Nord America, in Germania, Francia e Spagna come anche da noi – spiega Stefano Zamagni, docente di economia politica a Bologna – questo settore è in grande evoluzione e, dopo quella iniziale di fine ‘800 sta conoscendo una seconda giovinezza». Alla base di questo rilancio, a suo parere, la questione finanza «è decisiva». «La grande dimensione di impresa – spiega – esige l’accesso al mercato dei capitali che le coop per la loro natura si vedono precluso». Scelte come quelle fatte da Unipol su Bnl, insomma sono quasi obbligate «per continuare a crescere».

                FONTE D’OCCUPAZIONE. Gli ultimi dati Istat, del resto, confermano che le cooperative hanno una marcia in più con un aumento del 108% degli occupati tra l’81 ed il 2001. Spiega Alberto Zevi, responsabile del centro studi di Legacoop: «Se nel 1971 solo 8 imprese superavano la soglia dei 1000 addetti nel 2001 erano diventate 55, con altre 91 che si collocavano nella fascia tra 500 e 1000». E così mentre le imprese tradizionali andavano in crisi e si ridimensionavano, le coop davano la scalata alle classifiche nazionali. «Oggi – spiega Giulio Sapelli, autore del primo saggio sulla cooperazione uscito nell’81 per Einaudi – le grandi coop sono concentrate essenzialmente in due comparti, consumo e costruzioni. La colpa è del fascismo che ha distrutto le imprese di produzione-lavoro che negli anni ‘20 erano molto forti e potenti».

                  UN PO’ DI CIFRE. Su 75 mila società (e un milione di occupati), Confcooperative ha la meglio sulla Lega sia in termini di aderenti (18.900 contro 15.200) che di dipendenti (440 mila contro 401 mila) ma ha meno della metà dei soci: appena 3,1 milioni contro 7,35. Nella graduatoria stilata da Mediobanca sulle principali società industriali e di servizio italiane le cooperative occupano uno spazio importante: tra le prime 1400 se ne contano una settantina. A guidare la classifica la bolognese Coop Adriatica presieduta da Pierluigi Stefanini (64a posizione assoluta) con 1,721 miliardi di fatturato, seguita da Coop Estense (sede a Modena e 1,181 miliardi di giro d’affari) e Coop Lombardia (1.093). Sfugge all’analisi di piazzetta Cuccia l’Unicoop Firenze (leader assoluta con 1,9 miliardi di fatturato) guidata da Turiddu Campaini, ma solo perché non ha fornito i suoi bilanci a Mediobanca.

                    I GIOIELLI DI FAMIGLIA. Unipol con 5,5 miliardi di capitalizzazione di Borsa e 9,63 miliardi di raccolta polizze, invece, svetta nella classifica delle compagnie assicurative dove si colloca al quarto posto dietro a Fondiaria-Sai, Ras e Generali. Mentre tra le società finanziarie la sua holding di controllo, la Finsoe, è 22a con 1,43 miliardi di investimenti ad un pelo da Fininvest (21a a quota 1,65) ma ben davanti ad altri nomi illustri del capitalismo italiano come le holding di Pesenti, Benetton, De Benedetti e Ligresti. In totale le società legate alle coop quotate in Borsa oggi sono 13 su 272. L’ultima arrivata è la Igd, l’Immobiliare Grande distribuzione a cui Coop Adriatica e Unicoop Tirreno hanno conferito una parte significativa dei loro centri commerciali e che oggi capitalizza circa 570 milioni di euro. Sul listino spicca poi un gioiellino dell’industria meccanica come la Negri&Bossi che fa capo alla Sacmi di Imola. Assieme a Manutencoop (482 milioni di euro di fatturato e oltre 10 mila occupati nel settore del facility management) è questo uno degli altri «pezzi da 90» della Lega. Con un fatturato di 1,062 miliardi e 3450 occupati, la Sacmi (nata nel 1919 da un gruppo di 9 meccanici e fabbri) è infatti alla testa di un gruppo di 70 società presenti in 20 paesi ed è leader mondiale nei macchinari industriali (ceramica, plastica, alimentare e confezionamento). Sul fronte reggiano, invece, brilla Ccpl, un’altra multinazionale «europea» (636 milioni di fatturato) forte soprattutto nel packaging alimentare.

                      L’AGROALIMENTARE. Il settore agro-alimentare è un altro punto di forza delle coop. Qui la Granlatte-Granarolo (867 milioni di fatturato e 2000 occupati) che vede in coabitazione Legacoop e Confcooperative, seguita a ruota da Caviro, Giv e Cantine Riunite nel settore vitivincolo, e dall’asse reggiano-modenese Unibon-Unicarni nel comparto carni. Le «stelle» nel settore della ristorazione portano i nomi di Camst (sede a Bologna e 544 milioni di fatturato) e Cir (Reggio Emilia, 278 milioni).

                        L’EDILIZIA. Le costruzioni, passata la crisi degli anni ‘90 e l’effetto tangentopoli, rappresentano un altro pilastro importante. La realtà principale, in questo campo, è la Cooperativa muratori e cementisti di Ravenna, 494 milioni di fatturato, 5500 dipendenti ed un portafoglio lavori che spazia dall’alta velocità alle opere autostradali ai grandi lavori all’estero. Più piccole, ma non meno dinamiche, la reggiana Coopsette (433 milioni di fatturato), la carpigiana Cmb (360), la ravennate Iter (189) e la bolognese Coop costruzioni (116). E’ invece tramontata per sempre la stella della Coop costruttori di Argenta travolta da un crack da 1 miliardo di euro che ha mandato in fumo i risparmi di 9 mila tra soci e finanziatori. (1. continua)