“dopoUnipol” I minori guadagni e i milioni di Consorte

19/01/2006
    giovedì 19 gennaio 2006

      Pagina 1 e 5- Primo Piano

      CONSORTE E DINTORNI

        I minori guadagni Unipol e i milioni di Consorte

        Tutti i passaggi nei giorni caldi della vendita Telecom. L’attesa per l’azione di responsabilità

          di Massimo Mucchetti

            Unipol e il suo principale azionista, la Finsoe, rischiano di pagare un prezzo assai elevato per le titubanze dei loro consigli di amministrazione di fronte ai sospetti sul «mancato guadagno» della calda estate del 2001, quando consegnarono le loro azioni Olivetti a Emilio Gnutti che, in quegli stessi giorni, le girò a Olimpia, allora controllata all’80% da Pirelli e al 20% dai Benetton.

            Oggi si tiene, sotto la presidenza di Pierluigi Stefanini, la riunione del board della compagnia di assicurazioni.

            Qui si discuterà la risposta alla lettera della Banca d’Italia che preannuncia «motivi ostativi» all’autorizzazione dell’Opa su Bnl per l’insufficienza dei requisiti patrimoniali e sospende il giudizio sulla qualità dell’offerente, altro, decisivo parametro di vigilanza. Il documento di palazzo Koch cita le recenti dimissioni di Giovanni Consorte e Ivano Sacchetti, ma non esprime giudizi che avallino il nuovo corso. Unipol, in teoria, potrebbe anche presentare controdeduzioni convincenti su qualche punto e trovare nuove risorse così da colmare la lacuna di 1.118 milioni calcolata dalla Vigilanza. Ma potrebbe essere ancora fermata se la Banca d’Italia sciogliesse in senso negativo la sua riserva sull’affidabilità della società e del suo azionario nelle relazioni d’affari. Sarebbe questo un passo molto grave e difficile da compiere allo stato attuale delle indagini, ma queste bastano a creare un’incertezza tale da sconsigliare un responso immediato, e le reazioni dell’Unipol non sono state tali, finora, da indurre il regolatore al via libera.

            BNL O LA PACE INTERNA - Forse, la Bnl non interessa più come prima. Forse, ora si ritiene prioritario evitare conflitti interni. Resta il fatto che, mentre continuano a filtrare particolari sulle movimentazioni dei conti di Consorte e Sacchetti («L’Espresso» ne ha calcolate per 300 milioni, ma, va ricordato, le movimentazioni offrono per definizione numeri assai più grandi dei guadagni), la fonte principale di quei flussi di denaro rimane la consulenza che Gnutti ha pagato ai consoli dell’Unipol nell’ordine dei 50 milioni di euro attraverso una serie di scambi azionari pilotati, così da formare in capo ai due beneficiari plusvalenze nella misura attesa, al riparo da occhi indiscreti e con il carico fiscale limitato, nel peggiore dei casi, all’imposta del 12,5% sul capital gain .

              Sul piano della governance ordinaria, il vertice di Unipol, società quotata in Borsa, dovrebbe dire se è accettabile o meno, e in questo caso con quali conseguenze, che i propri ex massimi dirigenti coltivassero mestieri paralleli di tale importanza. Ma anche altri hanno la responsabilità di un chiarimento. La consulenza, infatti, è stata spiegata con il ruolo decisivo avuto da Consorte in sostituzione di Gnutti, messo fuori gioco dal secondo infarto, nella rinegoziazione dell’accordo con Olimpia chiesta da Marco Tronchetti Provera dopo l’11 settembre. A parte Gnutti, qualcun altro ricorda qualcosa? Nella Hopa, accanto a Fingruppo, dov’è riunito l’ inner circle bresciano del finanziere, governano la stessa Unipol, il Monte dei Paschi, l’Antonveneta, la Popolare Italiana e, all’epoca dei fatti, c’era pure Capitalia. L’ipotesi di reato è appropriazione indebita. Possibile che i presunti danneggiati non valutino se e verso chi promuovere azioni di responsabilità? In fondo, 50 milioni di euro sono sempre 50 milioni. E per quanto la forma del pagamento sia barocca, ci sarà pur stato un guadagno mancante.

                IL NODO DELL’INCHIESTA – Tanta pace, tuttavia, potrebbe spiegarsi con il fatto che quei denari non erano di Gnutti né delle società da lui amministrate. Ma allora di chi erano? Qui affiorano i dubbi sui giorni trafelati che vanno dal 31 luglio al 13 agosto 2001: i giorni della Olivetti. Qui c’è il sospetto più serio, sul quale basterebbe poco per fare chiarezza se quel poco fosse facile da mettere in campo. Qui l’inchiesta della procura di Milano affronta il nodo all’apparenza più importante. Qui, il passato, il presente e il futuro dell’Unipol si intrecciano all’onore delle coop.

                  Il 31 luglio, dunque, Unipol cede a Bell 36,5 milioni di azioni Olivetti al prezzo di 3,01 l’una. Il pacchetto era formato per 22 milioni di pezzi da titoli immobilizzati a bilancio a valori elevati e per il 14 milioni di pezzi da titoli acquistati poi così da fare media e abbassare il valore di carico. Un mese prima, il 29 giugno, Unipol aveva già ceduto 7,5 milioni di titoli Olivetti immobilizzati. E sull’insieme dichiara una minusvalenza di 17 milioni di euro.

                  Tra l’inizio e l’antivigilia di Ferragosto, Finsoe vende (a Hopa, ndr ) al prezzo di 2,73 euro, sostanzialmente alla pari, 14,5 milioni di azioni Olivetti, che aveva acquistate in gran parte l’anno prima. Queste operazioni si aggiungono a un complicato giro di prestiti, cessioni e riacquisti da tempo chiarito che in quegli stessi giorni Bell fa sul suo pacchetto strategico destinato a Tronchetti allo scopo di dare un premio speciale a Roberto Colaninno (130 milioni, compresa la valorizzazione delle stock options ) e a Gnutti (26 milioni). Le cessioni di Unipol e Finsoe, invece, richiedono un supplemento di informazione. Esse, infatti, sembrano concorrere, assieme alle azioni girate a Colaninno e Gnutti, a formare i primi due pacchetti materialmente venduti ai nuovi padroni della Olivetti a 4,175 euro secondo lo stesso rapporto di Olimpia. E così fanno emergere minori guadagni per 42,5 milioni a carico di Unipol e per 20,9 milioni a carico di Finsoe. Volendo essere fiscali, si possono aggiungere al conto anche gli 8 milioni di azioni Olivetti, acquistati a suo tempo per il trading, che più tardi, il 6 novembre 2001, vengono venduti da Unipol sempre a Hopa a 2,29 euro, un centesimo più del valore di carico. Su questa terza vendita è ipotizzabile un minor guadagno di 15 milioni che porterebbe il totale del minori guadagni di Unipol e Finsoe a 78 milioni.

                    L’AUT-AUT- Quando, nel febbraio 2004, il Corriere rivelò il rapporto delle Fiamme Gialle, che evocava le cessioni di Unipol, da Bologna si fece sapere in modo ufficioso che, il giorno dopo l’accordo con Pirelli, le Olivetti avrebbero faticato a tenere i 2 euro, dunque meglio accontentarsi su quei pacchetti senza futuro e festeggiare sereni il maxi profitto venuto dalle partecipazioni in Bell e Hopa.

                      A questo punto, con le inchieste in corso e il dilagante sospetto che quei mancati guadagni siano la fonte segreta del tesoretto di Consorte e Sacchetti, sarebbe utile un chiarimento formale da parte di Unipol e del suo azionista di comando: o si conferma, nero su bianco, la tesi difensiva, ma ufficiosa, su quelle transazioni oppure si va all’azione di responsabilità. Certo sarebbe, quest’ultima, una decisione lacerante visto che le scelte di Consorte e Sacchetti vennero avallate da consigli di amministrazione che sono in larga misura simili a quelli attuali: con Stefanini, Vanes Galanti, Claudio Levorato, Mario Zucchelli. Unico volto nuovo, tra i big delle coop sul fronte di Bologna, è il fiorentino Turiddo Campaini. Ma nuovi non sono Pierluigi Fabrizi e Stefano Bellaveglia, del Monte dei Paschi di Siena, che entrò nel vertice di Finsoe e Unipol già nel 2001.