“dopoUnipol” Due anime per un mondo diviso sul futuro

10/01/2006
    martedì 10 gennaio 2006

    Pagina 3 – Primo Piano

    L’UOMO DEL NO – RIFLETTORI SU TURIDDO CAMPAINI CHE SI OPPOSE ALL’OPA: ORA IN MOLTI DICONO «AVEVA RAGIONE LUI»

      Due anime per un mondo diviso sul futuro

        retroscena
        Pierangelo Sapegno
        inviato a BOLOGNA

          La frase che si ascolta di più in questi giorni è: «Turiddo aveva visto giusto». Anche quelli che quest’estate avevano accolto con qualche dubbio la sua opposizione all’Opa di Unipol, adesso dicono che aveva ragione e che il suo no era basato soprattutto sui conti, perché secondo lui quella scalata non stava in piedi, e che nessuno sa fare bene i conti come quest’uomo di 65 anni che c’ha messo tutto questo tempo a diventare la faccia buona delle coop, quella che fa i bilanci floridi e poi investe le risorse anche in beneficenza: adozioni a distanza per 5 mila bambini, dal Burkina Faso al Perù, e stanziamenti per Saving the Children, frutto di un’intesa tra la sua Unicoop, che presiede da 33 anni, e la Conferenza Episcopale Toscana. Tanto per dare ragione a Giuliano Amato: «I soldi delle coop possono essere usati per scopi migliori che scalare le banche». Eppure, l’uomo del no, il signor Turiddo Campaini da Empoli, adesso ribadisce che i conti non c’entrano mica tanto e che il suo è semplicemente stato «un no a Consorte che ci ha guidati nel no all’Opa». Poi, per chi avesse ancora dei dubbi, dice che lui non ha cambiato idea, e che su quest’operazione «Finsoe si comporterà secondo quanto stabiliranno il mondo cooperativo e altri soci privati che fanno parte della sua compagine azionaria, e non secondo quello che deciderà la presidenza dell’Unipol».

          Perché adesso questo bisogna capire se da ieri è cominciata l’era di Pierluigi Stefanini da Sant’Agata Bolognese, ex operaio alla Gd ed ex segretario pci sotto alle due torri, appena nominato presidente Unipol, o quella di Turiddo Campaini, nuovo leader di Finsoe, la finanziaria della Lega delle cooperative che ha il controllo di Unipol. Il primo si è conquistato negli anni la fama di solido amministratore, ma è stato pure uno dei più fieri sostenitori alla scalata della banca romana. Il secondo, da sempre vicino a Monte dei Paschi, dove siede in consiglio per conto della Fondazione Mps, ne è stato invece il più strenuo oppositore, e secondo gli addetti ai lavori la sua nomina si presta proprio a questa semplice lettura: Bologna comincia a guardare al dopo Bnl. Adesso, sarà un caso, ma il signor Turiddo, quando ricorda e riepiloga questi mesi di veleni, dice chiaro e tondo che «la partenza di tutto questo è stata l’operazione Unipol-Bnl, con il movimento cooperativo a rimorchio: era lì l’errore fondamentale. E’ importante per noi non appiattirsi su mercato e azienda: la nostra è una realtà che mette al centro la persona». E così, preannuncia che «dal punto di vista dell’etica non siamo disposti a fare sconti. Coerenza e trasparenza sono sempre state le bussole del sottoscritto e rimangono principi su cui non sono possibili deroghe». Poi, va beh, le solite parole buone, il movimento è sano e tutta questa roba qui, perché, dice, «è già riuscito a debellare il virus che lo aveva colpito e ora sta cercando un vaccino che impedisca a un virus dello stesso tipo di attaccarci di nuovo in futuro».

          Se così stanno le cose, se Stefanini e Campaini rappresentano i due poli opposti della madre di tutte le Opa, sarà Bankitalia, con la sua decisione attesa per questa settimana, a dirigere il timone verso l’uno o verso l’altro? Certo è che in caso di chiusura del capitolo romano è quasi scontato che il nuovo fronte a essere aperto sarà proprio quello con la Banca del Monte dei Paschi, e nessuno meglio di Campaini può lavorare con possibilità di successo a una prospettiva di matrimonio tra Bologna e Siena, come in fondo dice lui stesso quando gli chiediamo che cosa succederà se Vincenzo Desario dirà di no: «Se l’Opa sarà chiusa, non vedo male un avvicinamento di Unipol a Mps». In questo momento, Monte dei Paschi ha il 25,7 per cento di Finsoe e una joint al 50 per cento con Unipol in Quadrifoglio Vita. A sua volta Unipol ha il 2,4 per cento di Bmps, dove esprime un consigliere (Ivano Sacchetti, dimissionario). Campaini è anche candidato a diventare, con il rinnovo del consiglio ad aprile, il prossimo vicepresidente della Banca di Siena al posto di Emilio Gnutti. Certo, se tutto questo è vero, è meglio togliersi un equivoco da subito: le Coop faranno ancora finanza, nonostante gli ammonimenti di Montezemolo, e sarà «finanza popolare», come piace a Turiddo, o finanza rossa come dicono i giornali. Ma sarà così. «Vorrei che uomini come Montezemolo avessero il tempo per venire nella più grande cooperativa di consumo del nostro Paese e verificare i dati imprenditoriali, la connotazione dal punto di vista sociale, le politiche a tutela del consumatore, gli elementi di solidarietà concreta che si realizzano, per farsi un’idea e valutare se il movimento cooperativo ha legittimità a svolgere un certo tipo di ruolo».

          Il fatto è che la faccia buona delle coop è un idealista che sa fare i conti, e che in banca ci va pure lui, e che la sua Unicoop ha appena aumentato la sua quota al Monte dei Paschi, portandola a un valore pari a 300 milioni di euro. Perché la faccia buona è un duro, alla fine di tutto, e quando dice che di Consorte non gli piaceva la governance, vuol dire che voleva troppo comandare.

            E se Stefanini non l’avesse capito, lo chiarisce subito meglio: «Consorte è un ottimo manager. A lui ho sempre detto che se avessi un’azienda come Unipol, ti prenderei come manager, ma il padrone vorrei restare io e ti ci terrei fino a quando fai quello che dico io».