Dopo lo strappo di Epifani consultazioni politiche a sinistra

19/07/2004

sabato 17 luglio 2004

DOPO LO STRAPPO DI EPIFANI CONSULTAZIONI POLITICHE A SINISTRA PER RIMETTERE IN MOTO IL CONFRONTO

    Disappunto in casa Ds
    Fassino prova a mediare

      Quarantott’ore di contatti a tutto campo per il segretario della Quercia. Resta la fiducia nella nuova Confindustria, ma il clima giusto va costruito

      retroscena

        ROMA
        Piero Fassino non se l’aspettava. E quando lo hanno informato che la Cgil aveva improvvisamente lasciato il tavolo della trattativa con Confindustria, il segretario Ds non è riuscito a nascondere il suo disappunto davanti ai collaboratori. E anche se la cinghia di trasmissione tra partito e sindacato si è spezzata oramai da anni, il leader Ds ha voluto lasciar traccia di quella sorpresa, tanto è vero che davanti alla direzione della Quercia Fassino ha dedicato alla vicenda un passaggio brevissimo ma eloquente: «Guardiamo con preoccupazione all’esito dell’incontro tra sindacati e Confindustria». Non una parola di più, ma in questo caso quel che conta sono le parole che mancano, le parole di sostegno al sindacato fratello: nel passato, davanti ad una rottura così forte tra Cgil e Confindustria, un capo della sinistra mai si era espresso con tanta equidistanza.
        Ma Piero Fassino non si è limitato ad esprimere la propria preoccupazione. Ieri a 48 ore dalla rottura, il leader Ds è voluto entrare «dentro» la querelle, ha cercato di capire i margini di recupero, è riuscito a sentire tutti i protagonisti della vicenda, provando a dare una mano per ricucire i tanti lembi strappati in questa vicenda: tra Cgil e Confindustria; tra Cgil, Cisl e Uil; in misura molto più soft tra Cgil e Quercia. E così nel corso della giornata di ieri Fassino ha avuto quattro colloqui. Ha parlato con il segretario della Cgil Guglielmo Epifani, col quale dopo lo strappo con Confindustria non si era più sentito; ha telefonato al segretario della Cisl Savino Pezzotta; si è sentito con il segretario della Uil Luigi Angeletti. E alla fine ha parlato anche con il presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo.
        Ovviamente chiacchierate di tono e di contenuto diversi. Epifani continua credere nella nuova Confindustria, ma alla Cgil continuano ad essere preoccupati per la doppia valenza della partita in gioco. Quella meramente sindacale che riguarda i contratti dei metalmeccanici e dei pubblici. Ma anche quella più politica, col sospetto che lungo l’asse dei bergamaschi Savino Pezzotta-Alberto Bombassei, vicepresidente di Confindustria, «si ricrei il clima che ha portato al Patto per l’Italia», «mettendo in difficoltà il nuovo corso di Confindustria». E infatti anche ieri non si è sopita la voce: cosa ci facevano Pezzotta ed Angeletti a pranzo con Roberto Maroni e Maurizio Sacconi? Perché Pezzotta ha smentito e Angeletti ha confermato?
        Visto il clima avvelenato, Piero Fassino ha lavorato di bulino, ha provato a smussare gli angoli. Perché la sua idea è che il nuovo corso di Confindustria vada incoraggiato. Al punto da sbilanciarsi nel conio di un vero e proprio slogan: «Bisogna lavorare per un nuovo, grande patto per lo sviluppo», perché «si può aprire uno spazio importante», «costruendo intorno ad una competitività di più alta qualità e ad un nuovo Welfare, un’alleanza con i settori più illuminati e dinamici delle professioni, dell’impresa, del lavoro, del sapere».
        Ma quello di un «grande patto per lo sviluppo» è uno scenario complesso, di difficile realizzazione, che richiede un dialogo. In casa Ds, dopo lo strappo di Epifani, si sono fatti l’idea che il segretario della Cgil abbia subito l’influenza della Fiom in vista del rinnovo del contratto dei metalmeccanici e che l’abbandono del tavolo da parte della Cgil non abbia favorito il nuovo corso di Confindustria. Cesare Damiano, responsabile Lavoro della segretaria Ds, una vita in Cgil, si esprime così: «La concertazione e la politica dei redditi restano la via maestra e l’interruzione che si è prodotta nel confronto va recuperata». L’influenza della Fiom? «La Cgil – dice Damiano – ha scelto la strada della concertazione e i metalmeccanici dovranno fare una piattaforma unitaria per stare dentro questo quadro».
        Epifani, nei colloqui informali di queste ore, ha cercato di spiegare di non avere «nulla da rimproverare a Montezemolo» ma che firmare quello schema di accordo, oltre all’esplosione di lotte salariali, avrebbe penalizzato quella parte del mondo imprenditoriale che non vuole legarsi alla attuale maggioranza di governo. E in ogni caso in casa Ds non sono in molti a credere che la rottura tra Cgil e Confindustria possa durare a lungo. Dice Pierluigi Bersani, responsabile economico della Quercia: «Non credo che la strada della concertazione verrà abbandonata, sta faticosamente cominciando un lavoro dopo tantissimo tempo in cui non si era fatto niente».