«Dopo lo sciopero si può girare l’angolo»

19/04/2002





D’Amato rilancia il confronto: ora un dialogo vero con il sindacato, senza tabù e pregiudizi – «Il Paese vuole la modernizzazione»
«Dopo lo sciopero si può girare l’angolo»
«La Cgil smetta di fare politica, a sinistra battano un colpo» – L’impegno assunto a Lisbona sull’occupazione è cogente come Maastricht
ROMA – Fatto lo sciopero generale, torniamo tutti al tavolo di trattative. È questo l’appello che Antonio D’Amato ha lanciato ieri al sindacato. Forte dell’appoggio della Giunta della sua organizzazione, che aveva appena approvato sia il suo programma d’azione per i prossimi due anni, sia la squadra con la quale intende realizzarlo, il presidente della Confindustria ha invitato i sindacati a smettere di fare politica per affrontare finalmente i problemi veri del Paese e metterlo così in grado di imboccare la strada dello sviluppo. «Adesso che c’è stato lo sciopero generale – ha detto D’Amato – probabilmente possiamo finalmente girare l’angolo. Ritroviamo il filo del dialogo, speriamo che parti del sindacato, quelle che non fanno politica, aprano una stagione di confronto senza tabù, Confindustria non si è mai sottratta». L’invito è partito da una constatazione e dalla valutazione di un impegno. La prova di forza dello sciopero generale, ha detto D’Amato, non ha dato i risultati che il sindacato sperava, mentre resta integro l’onere dello sforzo che il Paese deve fare per assecondare gli impegni assunti a Lisbona. Sullo sciopero D’Amato ha mostrato molta determinazione. In questi giorni, ha detto, «c’è stata molta mistificazione e una vera e propria disinformazione, ma l’opinione pubblica ha risposto con grande consapevolezza». A suo avviso infatti lo sciopero generale non ha avuto l’esito che le confederazioni cercavano. D’Amato ha ricordato che hanno scioperato meno di cinque milioni di lavoratori, il 35% del totale. Un’indicazione confermata da due indicatori, quello dei consumi Enel, calati solo del 20%, e quello della consegna pacchi, diminuito del 30%. «Nel Paese – ne ha tratto – c’è una decisa volontà di affrontare le riforme». Una necessità, peraltro, considerando che gli impegni assunti a Lisbona non sono meno stringenti di quelli che furono presi a Maastricht. In cinque anni, ha ricordato il presidente della Confindustria, sono stati creati in Italia 270mila posti di lavoro l’anno, nel 2001 ne sono venuti altri 371mila. Ma non bastano, secondo gli impegni sottoscritti l’Italia deve creare nei prossimi otto anni 5,8 milioni di posti di lavoro. Tutto il Paese deve mobilitarsi». Le imprese sono pronte a fare gli investimenti, ma servono le riforme, per questo la carica riformista del Governo non deve trovare ostacolo nell’atteggiamento del sindacato. D’Amato si è augurato che Cisl e Uil «confermino la volontà di confronto e che la Cgil smetta di fare politica, compia un salto di qualità. Se lo fa – ha detto – con la sua forza e la sua storia, darebbe un contributo importantissimo. Non è necessario – ha detto ancora – essere d’accordo su tutto prima, importante è sedersi al tavolo di trattative, discutere, avanzare proposte, poi gli accordi arrivano». Il Governo, ha detto D’Amato, «deve trovare interlocutori validi in noi, nel sindacato e nell’opposizione». Per questo il presidente di Confindustria ha invitato «quella parte dell’opposizione «che aveva fatto delle riforme un momento forte del suo programma a ritrovare quello spirito e a dare un colpo, se esiste ancora». Quindi, trattare su ammortizzatori sociali e non solo su articolo 18. «Ma le riforme – ha ammonito – sono tutte importanti, tutte si devono fare. Non è possibile scegliere le ciliegie che ci piacciono e scartare le altre. Con la riforma dell’articolo 18 possono essere creati centinaia di migliaia di posti di lavoro: sono tanti, ma non bastano».

Massimo Mascini