Dopo lo sciopero è l’ora delle proposte

27/10/2003



      Sabato 25 Ottobre 2003

      ITALIA-LAVORO


      Dopo lo sciopero è l’ora delle proposte

      Lo scontro sulle pensioni – Ieri per Cgil, Cisl e Uil 1,5 milioni di lavoratori in corteo – Per le imprese adesioni non oltre il 30%


      ROMA – Lo sciopero trascina con sè tutti i suoi tic. La guerra di cifre tra sindacati e imprese, il botta e risposta con il Governo, i dibattiti sul "giorno dopo" e i tentativi di riaprire il dialogo. Qualcosa di inusuale però c’è: è stata la prima protesta unitaria dopo una stagione di divisione tra Cgil, Cisl e Uil.
      Il legame tra le confederazioni, sul tema delle pensioni, non sembra destinato a dissolversi in un accordo separato sulla previdenza. È anche certo che un tavolo di confronto verrà riaperto e che il Governo sarà disposto a mettere sul tavolo qualche modifica alle attuali misure che prevedono, a partire dal 2008, forti penalizzazioni sui trattamenti di anzianità e il diritto ad andare in pensione dopo 40 anni di contributi o raggiunti i 65 anni di età.
      La ripresa del dialogo sociale consentirà di stemperare la conflittualità sociale e magari incassare, se non accordi, giudizi articolati tra sindacati. Martedì prossimo i leader di Cgil, Cisl e Uil si vedranno per mettere a punto il calendario delle prossime agitazioni: sembra ormai certa una manifestazione nazionale il 6 dicembre e uno sciopero generale che resterà senza data.
      L’idea è quella di mettere in campo nuove mobilitazioni ma lasciandosi tutto lo spazio per tornare al tavolo di negoziato con proposte alternative (centrate su un innalzamento delle aliquote per alcune categorie di lavoratori) ma soprattutto per saggiare la disponibilità a trattare del Governo. Intanto ieri c’è stato il rituale duello sulle cifre. Il sindacato parla di 10 milioni di lavoratori in sciopero e di un milione e mezzo di persone in piazza. «In media ha scioperato tra il 70 e l’80% dei lavoratori dipendenti», si legge in una nota sindacale. «Adesione massiccia» nell’industria mentre nel pubblico impiego c’è stata una «media superiore all’80%». «È la solita guerra dei numeri, francamente falsa. In questo momento ci risulta, nonostante il blocco dei trasporti che provoca disagi, che le adesioni allo sciopero non sono superiori al 30%». A dirlo è il presidente di Confindustria, Antonio D’Amato, che legge in queste cifre uno scollamento tra sindacato e cittadini. «La bassa, bassissima adesione di questo sciopero, fatto di venerdì, con il blocco dei trasporti, conferma – osserva il leader degli industriali – che gli italiani sono saggi e che non è mai opportuno mettere la testa sotto la sabbia e rifiutare di affrontare il percorso di riforme che si sta facendo in tutta Europa». Nel settore dell’industria, secondo fonti di Confindustria, è stata infatti del 30% l’adesione media nazionale allo sciopero: più forte la partecipazione a Bologna, con il 54%, 43% a Brescia, 31,2% a Milano, 28% a Ivrea, 23% a Torino, 28,5% a Monza, 26,7% a Bergamo, 23% a Treviso, 19% a Cuneo. «La riforma delle pensioni è importante, soprattutto per i nostri figli, darà opportunità ai giovani», ha ricordato D’Amato invitando a superare le posizioni di corporazione. Da piazza Navona, a Roma, sembra rispondergli Savino Pezzotta: «Questa riforma non sana il conflitto generazionale perché toglie ai padri ma toglie anche ai figli». Da Bologna, Guglielmo Epifani parla della ritrovata sintonia sindacale «quest’unità di oggi non è destinata a finire» e boccia la politica del Governo «la Finanziaria non è di galleggiamento rischia, invece, di far affondare il Paese». Una lotta che non finirà, sottolinea da Napoli Luigi Angeletti: «Andremo avanti con Cgil e Cisl. Proseguiremo la lotta, non si riprende nessuna trattativa se non cambiano radicalmente la proposta. Sono state dette una marea di falsità e bugie». E se Pezzotta parla della nuova fase inaugurata dal Governo «siamo passati dalla concertazione al monologo sociale», il ministro del Welfare e il suo collega di An Alemanno richiamano al "giorno dopo", alla trattativa e al dialogo. Un primo concreto segnale è sicuramente l’emendamento alla Finanziaria presentato da Alleanza nazionale che punta ad agganciare le pensioni ai salari (vedi pag.2). «Fatto lo sciopero mi auguro possa riprendere il confronto», ha detto ieri il ministro Maroni, soddisfatto per l’assenza di incidenti «la protesta si è svolta senza incidenti di rilievo e gravi disagi per i cittadini. Questo certamente è un fatto positivo, il cui merito va innanzitutto ai sindacati e alle forze dell’ordine». An è sempre in campo per mediare. Anche ieri il ministro Alemanno ha fatto sentire la sua voce "dialogante": «Lo sciopero è una legittima manifestazione di protesta da parte del movimento sindacale ma spero emerga una controproposta di riforma e che la protesta non rappresenti una lacerazione definitiva nel dialogo tra sindacati e Governo». In casa Udc invece si sottolinea una distanza con il sindacato sul merito, più che sul metodo. «Chi sciopera merita rispetto, rinuncia a una giornata di stipendio. Non è un gioco ma è una scelta che non condivido», ha detto il leader dei centristi, Marco Follini, mentre il ministro Buttiglione ha ribadito: «Mano tesa al sindacato ma questa volta ha torto, il problema previdenziale esiste ce lo ricorda l’Ue, ce lo ricorda l’eurogruppo e le agenzie internazionali». Nell’opposizione continua l’embargo sulle proposte. La "promessa" ipotesi alternativa alla riforma del Governo dovrebbe arrivare, infatti, proprio dopo la protesta. «Non è uno sciopero politico, la gente è scesa in piazza perché non vuole una brutta controriforma delle pensioni», dice il segretario dei Ds, Piero Fassino mentre il leader della Margherita, Francesco Rutelli non vuole "oscurare" le confederazioni: «Oggi parla il sindacato poiché Berlusconi non gli permette di parlare in televisione».

      LINA PALMERINI