Dopo il divieto di Bruxelles meglio l’apprendistato

08/03/2002





Dopo il divieto di Bruxelles meglio l’apprendistato
Serena Uccello
MILANO – Diametralmente opposto. È l’andamento dei contratti di formazione lavoro rispetto a quelli di apprendistato. Tanto, infatti, questi ultimi sono cresciuti nell’ultimo biennio, tanto i primi hanno conosciuto un progressivo assottigliamento. Accade così che la tendenza in atto faccia ravvisare un processo di sostituzione dei cfl con altre forme di contratti a causa mista, come l’apprendistato appunto. I motivi? Essenzialmente due: l’avvio della legge Treu (196/97) che ha ampliato la possibilità di stipulare contratti di apprendistato anche per qualifiche professionali medio-alte e, sul piano dell’età, pure oltre i 20 anni, e l’opposizione comunitaria alla concessione generalizzata degli sgravi prevista dalla normativa nazionale sui cfl. A guardare la ripartizione territoriale emerge che è il Centro-Nord ad avere innescato l’inversione di rotta, riportando risultati più che significativi: il Lazio e il Molise hanno aumentato di circa il 10% il loro numero di apprendisti, l’Umbria si è addirittura assestata a quota +13,2 per cento. Sul fronte opposto, considerazione diverse devono essere fatte, come ha spiegato l’Isfol nell’ultimo rapporto sull’occupazione, per quanto riguarda le regioni del Mezzogiorno, «per le quali non si può invece parlare di un effetto sostituzione». In queste regioni si ricorre poco all’apprendistato e si ricorre ancora meno ai cfl. Al di là delle differenze, i cfl sono calati, comunque, su tutto il territorio nazionale con perdite che vanno dal 10 al 20 per cento. Per contro si calcola che le modifiche introdotte dalla legge Treu abbiano fatto lievitare del 30% i contratti di apprendistato, soprattutto, grazie all’innalzamento dei limiti di età. Di fatto si è creata una situazione per cui l’apprendistato ha potuto assorbire l’utenza, in precedenza esclusivo appannaggio dei cfl, permettendo alle imprese di evitare la scure dell’opposizione comunitaria. Avviati dalla legge 836 del 1984 i cfl implicano, infatti, la creazione di un rapporto di lavoro subordinato a termine, avente un duplice contenuto di lavoro e formazione. Può essere instaurato solo con lavoratori con età compresa tra i 16 e i 32 anni e prevede che la durata e l’incidenza dell’attività di formazione off the job vari a seconda che il rapporto sia «mirato all’acquisizione di professionalità intermedie o elevate» (in questo caso la durata può arrivare fino ai 24 mesi e la formazione deve essere pari rispettivamente a 80 e 130 ore), oppure «mirato ad agevolare l’inserimento professionale mediante un’esperienza lavorative che consenta un adeguamento delle capacità professionali al contesto produttivo e organizzativo» (in questo caso la durata massima è di 12 mesi e l’attività di formazione è pari a 20 ore).

Venerdí 08 Marzo 2002