Dopo i fischi torna la pace tra Cgil e Cisl

07/05/2010

I fischi lasciano il posto ai ragionamenti, a un sia pur cauto ottimismo. Il Congresso della Cgil, partito in un clima difficile, con un progetto ambizioso sul futuro del Paese, sembrava aver registrato la mancanza di una necessaria tensione unitaria. È invece ieri, soprattutto con l’intervento del segretario della Cisl Raffaele Bonanni, è emerso un clima guardingo, ma diverso.
È possibile ora immaginare la ripresa di un percorso fatto di rapporti meno acidi tra le tre Confederazioni. È l’unica chance per rendere quel proposto «piano del lavoro» una carta capace di incidere e non solo un’appagante mossa propagandistica.
È bene ricordare che solo un impegno unitario è stato in grado di portare a casa, nel 2009-2010, quel poco o tanto che si è conquistato nelle buste paga o nei posti salvati o nelle tutele conquistate, nelle contrattazioni nazionali o territoriali (come quelle condotte dalle Leghe dei pensionati). L’unità paga. Ed è importante che ora Bonanni ammetta che da soli si collezionano solo fallimenti (un’autocritica?). Come mai è giunto a questa inattesa constatazione, così diversa anche dalle posizioni espresse dal segretario della Uil Luigi Angeletti?
Tra i delegati Cgil c’è chi stenta a cogliere il valore politico di tali parole. C’è chi rammenta tante discussioni confluite in approdi unitari, ma poi smentite perché Cisl e Uil rimanevano disposte solo a invocare un rapporto dialogante col governo, senza irritarlo con mobilitazioni di massa.
C’è invece chi intravede nelle parole del segretario Cisl la consapevolezza che quella strategia non ha avuto risultati e che ora occorra cambiare marcia. Altri infine interpretano quello che appare come un colpo di scena solo come una mossa per rafforzare le posizioni di Epifani e della sua già estesa maggioranza congressuale.
La verità si vedrà nelle prossime settimane su temi come democrazia e rappresentanza, fisco, elezioni delle Rsu nella scuola. Bonanni li ha visti come un comune impegno. Certo spiegando, ad esempio, che i referendum non possono essere usati come una clava devastante, se condotti da un sindacato contro l’altro. Occorre assicurare, sostiene, una responsabile condotta unitaria sulla proposta d’intesa da sottoporre al vaglio del mondo del lavoro.
Problemi che forse potrebbero essere affrontati chiamando gli interessati, i lavoratori, ad una scelta non basata solo su un «si» o un «no». Quel che appare, in definitiva, è un percorso ancora irto di macigni ma che può aprire una prospettiva meno preoccupante. Sarebbe positivo se, senza abolire dialettiche, senza santificare una specie di immobilismo burocratico, anche il congresso della Cgil esprimesse una propria sostanziale unità. Serpeggiano tra i delegati pareri diversi. C’è chi vorrebbe solo rispettare gli esiti dei Congressi territoriali e di categoria, senza concessioni di alcuna sorta alla minoranza. E c’è, nella minoranza, chi chiede un confronto finale su alcuni punti politici considerati decisivi. Potrebbe essere un ponte idoneo ad un finale unitario. C’è però chi, d’altro canto, vuol mantenere inalterata, per la Fiom, unica categoria dove la minoranza ha vinto, l’affermata posizione critica. Senza ascoltare gli appelli del leader della sua minoranza, Fausto Durante, che, intervenendo dalla tribuna, ha parlato del rischio di creare un fossato tra metalmeccanici e Confederazione.