Dopo i blocchi, impennata dei prezzi

14/12/2007
    venerdì 14 dicembre 2007

    Pagina 7 – Economia

      Dopo i blocchi, impennata dei prezzi

        Stangata sui prodotti freschi. E la qualità della merce distribuita è scarsa

          di Luigina Venturelli/ Milano

          STANGATA Ci mancava solo il «caro-tir». Alle innumerevoli difficoltà che i consumatori devono superare per far quadrare i bilanci di casa, ora si aggiungono le speculazioni sui prezzi degli alimentari causate dalla protesta selvaggia degli autotrasportatori. Per gli italiani si preannuncia un Natale molto salato: nel giro di tre giorni i prodotti freschi hanno subito rincari fino al 20%, i cui effetti si faranno sentire per tutto il periodo festivo.

          Con un’aggravante rispetto al solito caro vita: la merce arrivata ieri sui mercati potrebbe pure essere di qualità scadente, compromessa dal troppo tempo trascorso nei camion fermi ai blocchi. È quanto denuncia la Confederazione italiana agricoltori, che al momento ha stimato danni complessivi al settore per 600 milioni di euro. La verdura e la frutta sono lievitate del 15-20%, con punte anche del 50%: prodotti, ovviamente, che sui campi non sono affatto rincarati. Di qui l’invito della Cia al governo affinchè si effettuino rigorosi controlli, fatto proprio anche dalla Coldiretti: «Ci vorrà una settimana per tornare alla normalità, ma nel tempo necessario a superare l’emergenza occorre vigilare per fermare accaparramenti, rincari e speculazioni». Le ciliegie hanno infatti raggiunto valori record da 15 euro al chilo, i fagiolini da 12 euro, mentre il prezzo del pomodoro ciliegino è volato a 4 euro, quello delle zucchine a 5 euro, con l’insalata quasi raddoppiata ma già esaurita a metà pomeriggio.

          Sugli stessi toni si trova anche Confagricoltura, pur offrendo qualche rassicurazione: «Il caro tir sarà inevitabile, ma le aziende agricole stanno facendo ogni sforzo per calmierare gli aumenti e mantenerli nei limiti fisiologici». Tanto più che si tratta di un’ondata di rincari anomali (in molte città ci sono stati rialzi anche del 100%) dalle possibili conseguenze nefaste sull’inflazione che, secondo l’Istat, ha già visto salire la frutta del 4,7% a novembre rispetto all’anno precedente. E questa situazione potrebbe essere amplificata dall’annunciato arrivo del gelo e del maltempo che rischiano di danneggiare le coltivazioni nei campi.

          L’allarme è corale anche tra le associazioni dei consumatori, che chiedono alle autorità competenti «maggior controllo e vigilanza affinchè i consumatori non si ritrovino sulle tavole merci che all’apparenza sembrano perfettamente conservate ma in realtà sono dannose e nocive». L’emergenza qualità si sposa così all’emergenza prezzi. Secondo l’Adoc lo sciopero degli autotrasportatori ha colpito particolarmente i discount, i cui banchi sono rimasti quasi completamente vuoti, privando i consumatori di un prezioso strumento per salvaguardare il proprio potere d’acquisto. E il Codacons, che stima in un miliardo di euro al giorno i danni per la collettività provocati dal blocco, prevede che i rincari speculativi arriveranno a pesare fino a 20 euro sulla spesa settimanale di una famiglia media.

          Le associazioni annunciano, inoltre, una raffica di esposti-denunce alle procure. Le prime cause sono già partite: a Roma una società informatica, che per tre giorni non ha ricevuto la merce destinata ai propri clienti, ha chiesto alle organizzazioni degli autotrasportatori un risarcimento di 500mila euro, a Brindisi hanno fatto altrettanto due cittadini rimasti senza benzina, che non hanno potuto assistere a Bari ad un concerto di musica classica per il quale avevano già pagato il biglietto con la prenotazione.

          Ai rincari già in corso, presto potrebbero aggiungersi quelli dei prodotti tipici del Natale: è già partita la corsa contro il tempo per permettere la loro distribuzione sul mercato prima che sia troppo tardi, ma non si possono escludere ritocchi dei prezzi se le consegne per le feste dovessero ritardare. Le attività di trasformazione dei prodotti alimentari lavoreranno a pieno ritmo, per ora la ripresa è condizionata dalla disponibilità di materia prima. Particolarmente in difficoltà l’industria dolciaria, con un giro d’affari complessivo da 600 milioni di euro già compresso del 10%: nel periodo di Natale il settore realizza il 70% del proprio fatturato.