Dopo due anni si parla di crisi Bersani: ora un piano di rilancio

18/03/2010

«Spero che adesso finalmente si scriva che non si può fare niente: il governo è venuto a mani vuote, non ha portato neanche una finta promessa ». Pier Luigi Bersani è appena uscito dall’Aula di Montecitorio dove per due ore si è parlato di crisi. Per la prima volta in 22 mesi Giulio Tremonti ha accettato di confrontarsi con i parlamentari. Il ministro ha difeso a oltranza le sue scelte, citando provocatoriamente a suo sostegno una frase di Romano Prodi e un’altra di Guglielmo Epifani. Come dire: i nemici mi lodano. Ma il bilancio del leader del Pd è chiaro: zero. Lo ha detto anche nel suo intervento, rivolgendosi a Tremonti. «Lo dica anche al premier che è seduto accanto a lei, prima di sabato prossimo (giorno della manifestazione del centrodestra, ndr): non si può far nulla. Perché già sento che forse, magari, ora si può». Così come è stato detto per l’Irap, per le due aliquote Irpef, per il bollo auto. «Tremonti, ti ricordi, l’abolizione del bollo auto era nel programma elettorale», aggiunge Bersani. Tanti titoloni, tanti slogan, ma nelle tasche della gente non è arrivato nulla. Bersani giudica i passi fatti dal governo come insensati in un momento di crisi (meno investimenti, più spesa corrente: una follia). Eppure un filo rosso c’è, una logica emerge. «Voi garantite chi non è nei guai». Tradotto: il governo ha scelto di tutelare i già tutelati. E alla Lega, che aveva da poco «infilzato» Gianfranco Fini, «reo» di non aver difeso con vigore Silvio Berlusconi dalle accuse di Antonio Di Pietro, Bersani riserva una battuta. «È triste vedere il Carroccio che tiene la sedia all’imperatore».
PIANO DI RILANCIO
A Tremonti che ha elencato, pedissequamente, ogni provvedimento varato (due Finanziarie, decreti anticrisi, bonus auto, decreti salva-banche, ecc, ecc), il segretario del Pd replica secco: «solo chi è senza problemi può accontentarsi delle sue parole». Al ministro che – citando lo slogan Pd su un’altra Italia possibile – ha attaccato: «Non so se è possibile un’Italia co- me la pensate voi, ma so che non è preferibile», Bersani ha offerto uno sguardo sul Paese reale, su chi sta in prima linea contro la crisi. «Vi ostinate a dire come 15 anni fa che al lavoro serve flessibilità: ma venite da Marte?». Con le misure adottate non si accontentano i precari che non hanno nulla, le donne che lavorano meno delle altre europee, non si accontenta chi è senza reddito. «Cos’altro ha fatto ministro? – attacca Bersani – Un megacondono per gli evasori, avete dato 2-3 miliardi per l’Alitalia, avete perso 20 miliardi di gettito Iva in 2 anni, avete aumentato la spesa corrente di 12 miliardi, avete tagliato i fondi per la scuola di 8 miliardi. Lo sapete o no che le famiglie si pagano la carta igienica e anche le supplenze? Avete diminuito la spesa per investimenti nel pieno di una recessione». Il governo nonvede che le tariffe aumentano? Che la benzina è tornata ai livelli di quando il petrolio costava il doppio? Alcune cose non si vedono perché c’è da tutelare i garantiti. A Tremonti che promette la rivoluzione fiscale con il federalismo, Bersani chiedeunnuovofisco daoggi, subito, con la crisi: un prelievo che premi il lavoro e non la rendita. Serve un grande piano subito, con un duplice obiettivo: interventi immediati, e un cantiere di riforme. «Noi siamo disponibili a discutere entrambe queste cose». Per ripartire servono 1.000, 2.000 piccoli cantieri. Bisogna ridare aiComunila capacità di investire. «Da quando c’è il federalismo delle chiacchiere i comuni stanno malissimo: non sono mai stati peggio». Altro avvertimento al Carroccio, asservito al centralismo del Pdl.Ache serve annunciare incentivi che non arrivano mai, o se arrivano (300 milioni, un ottavo di quanto dato ad Alitalia) non ripagano del danno fatto? Infine, l’ultimo consiglio di Bersani, stavolta al premier: «Non si faccia ossessionare dalle Tv. Cambi canale: faccia una telefonata ai problemi del Paese»