Dopo anni di buio, il Censis intravede la voglia di ripresa

05/12/2005
    sabato 3 dicembre 2005

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    IL RAPPORTO DEL 2005 AUMENTA IL DIVARIO TRA I RICCHI E I POVERI

      Dopo anni di buio
      il Censis intravede la voglia di ripresa

        «Continua la crescita di nuove aziende e i consumi stanno andando meglio»

          Raffaello Masci

          ROMA
          «L’Italia s’è desta». Potremmo adottare questo verso patriottico per esprimere il messaggio centrale che il 39° Rapporto Censis sulla situazione sociale del paese, illustrato ieri dal presidente Giuseppe De Rita.

          «Forse perché siamo stanchi di un decennio intristito – ha detto De Rita – passato a parlare di crisi e declino, avvertiamo su diverse lunghezze d’onda che nel nostro sentire collettivo c’è meno atonia rassegnata che nel passato. Il clima sembra cambiato, nel sistema socioeconomico circola una vibrazione reattiva, quasi un insolito vigore».

          In molti si chiederanno dove De Rita e il Censis abbiano colto questo sol dell’avvenire affiorante all’orizzonte, e allora ecco «i sintomi» rilevati dal Rapporto: «Continua la crescita di nuove aziende (45 mila quelle dell’ultimo anno), contro ogni tecnocratica critica al loro “nanismo”» questa crescita imprenditoriale favorisce «l’inserimento di imprenditori extracomunitari» che diventano importanti esempi di integrazione positiva. «Aumenta – dice ancora il Rapporto – il ruolo e la visibilità delle medie imprese anche sui mercati internazionali, si consolida e assume inattesa competitività il tessuto multipolare del mondo cooperativo, si riscontra una impennata delle spese di pubblicità (tradizionale sintomo di preludio della ripresa), si avverte un tendenziale rilancio di livelli di consumo». E via elencando.

          I sintomi positivi, non è che vengano smentiti dagli analisti economici, ma certo l’entusiasmo del Censis non sembra loro pienamente condivisibile, stando agli indicatori macroeconomici pubblicati dall’Istat nel mese di novembre. È vero che il Pil si posizione ancora in positivo, (+0,3%) ma si tratta di un trend modesto che per il 2006 lascia intravedere un timido +1%, ancora troppo poco per parlare di ripresa robusta. Lo sviluppo dell’Italia, inoltre, sembra essere trainato più dal buon andamento del ciclo economico a livello internazionale che non dalla domanda interna.

          Il Censis, tuttavia, non ignora che esistono aree di forte disagio nelle famiglie a più basso reddito, che la disoccupazione e la precarietà giovanili hanno un impatto sociale durissimo, che la competitività è un obiettivo ancora lontano. Tuttavia, dice il Rapporto, si tratta di diagnosi già note e fin troppo enfatizzate. Da qui il colpo di reni dell’Italia che vuole risorgere.

          GIOVANI. Paradossalmente chi ha tra i 18 e i 35 anni si trova nella fascia di maggiore disagio lavorativo. giovane e povero sono due termini purtroppo associabili. La precarietà occupazionale è ormai diventata – secondo il Censis – precarietà esistenziale. Un terzo dei giovani sa di doversi ancora realizzare nel lavoro, ma solo il 16% mostra di crederci. E così la permanenza in famiglia è diventata la condizione indispensabile per non esporsi all’insicurezza.

            DIVARI. Il 10% delle famiglie più ricche possiede il 45,1% della ricchezza. Per contro il 12% delle famiglie vive alle soglie della povertà e un altro 13% ne è appena al di sopra ma stenta a tirare avanti. I «paperoni» sono in aumento: nei primi 8 mesi del 2005, le vendite di auto di lusso da 80 mila euro in su sono cresciute del 12,6%. E del 10,6% è aumentata anche l’immatricolazione di barche superiori ai 12 metri. Nel 2004 gli italiani che detenevano una ricchezza individuale superiore al milione di dollari (escluso il valore della casa di proprietà) sono aumentati del 3,7%, arrivando a 195 mila. Un quarto sono in Lombardia.

              DONNE. Le donne italiane studiano di più, con minor difficoltà e a volte con risultati migliori dei loro coetanei. Tra le fasce giovanili La quota di donne laureate sale, infatti, al 17,4% mentre per gli uomini si ferma al 12,2%. Anche le performance universitarie, infatti, sono decisamente migliori tra le laureate: il 20,4% si laurea in corso, contro il 16,7% dei coetanei maschi; il 33,6% consegue titolo con il massimo dei voti, e ben il 23% con la lode. Ma fortissima resta la loro penalizzazione sul mercato del lavoro. Il tasso di attività tra le donne è fermo al 37,1%, superiore soltanto a quello di Malta (30,6%).

                IMMIGRATI. Aumenta la presenza degli immigrati nella vita sociale e politica. Nel 2004 gli immigrati tesserati nei sindacati sono cresciuti del 31,8% arrivando a sfiorare i 440 mila iscritti. Alle primarie dell’Unione si sono iscritti alle apposite liste 46 mila immigrati regolarmente residenti da almeno tre anni. Buona la loro presenza anche tra i nuovi imprenditori: sono ormai quasi 190 mila le imprese con titolare straniero immigrato. Esiste però un allarme banlieue: «La mancata integrazione delle seconde generazioni di immigrati rischia – avverte il Censis – di alimentare un serbatoio di esclusione sociale e di devianza».