Donne senza sultani sull’onda del 13 febbraio

09/03/2011

Chi si aspettava una replica della manifestazione 13 febbraio sarà probabilmente rimasto deluso dalla giornata dell’8 marzo. Che doveva sì rimettere al centro la questione femminile nelle piazze, ma anche rappresentare un luogo possibile di incontro per quel diffuso anti-berlusconismo che appare e scompare come un fiume carsico. C’è chi ricorda che si tratta di un giorno feriale e la gente, bene o male, lavora. Chi se la prende con il freddo. Chi con le
troppe iniziative messe in agenda, e chi ricorda che invece proprio questa è una ricchezza.Manon erano in pochi ad augurarsi un 8marzo di protesta larga. «Ma la manifestazione è questa oppure ce n’è un altra?», chiede Giorgio, che arriva a piazza Vittorio, l’appuntamento dato a Roma dal comitato «Se non ora quando», verso le 17. L’iniziativa
è cominciata da un’ora abbondante, sul palco l’attore Solfrizzi che cerca di dare ritmo alla giornata , tra gli interventi di lavoratrici in mobilità, insegnanti, attrici e «stacchetti » di donne impegnate nello sport, dalle ragazze della Primavera del Lazio e della Roma a quella della ginnastica artistica. «Non sono potuto scendere in piazza il 13, delle amiche mi avevano detto "ma l’8 replichiamo" e mi aspettavo decisamente qualcos’altro», dice Giorgio. Che è venuto «soprattutto contro Berlusconi». Non che la piazza fosse vuota. Come hanno partecipato in un migliaio di persone al corteo notturno organizzato dai coordinamenti delle studentesse e dai centri sociali che, sempre nella capitale, è partito da piazza Bocca della Verità.Un paio di centinaia di persone anche a piazza Farnese, dove ha dato invece appuntamento Di Pietro «perché le donne caccino Berlusconi». E poi ci sono stati i flash mob, come quello sulle scalinate del Campidoglio dove una quarantina di donne si sono travestite da oche, le donne dell’associazione «Donne di carta» che hanno letto brani di libri nella metro, e ancora le donne di «Se non ora quando» che dall’alba di ieri mattina hanno attaccato coccarde rosa (il colore scelto per la manifestazione) in molti luoghi simbolo della capitale. E poi, il resto dell’Italia. A Genova le donne che hanno organizzato il 13 febbraio hanno fatto squillare contemporaneamente centinaia di sveglie per dare «la sveglia all’Italia». A Torino un corteo dei centri sociali è arrivato fin sotto la caserma di piazza Carlo Emanuele II ricordando lo stupro avvenuto a Roma. A Milano il comitato «Se non ora quando» ha organizzato una «critical mass» di sciarpe bianche ricordando tutti i numeri della discriminazione delle donne «ma anche dei loro talenti », mentre il coordinamento di «Indecorose e Libere» si è dato appuntamento a piazza Cordusio. E poi Bologna, Firenze, Perugia, Reggio Calabria, Napoli e moltissime altre città. Ma, questa è l’impressione, meno rumore emeno calore. Che il 13
febbraio sia stata solo una fiammata di indignazione? «E’ sbagliato vederla così, proprio sbagliato», dice PaolaMasi della casa internazionale delle donne mentre si fa sera e parte il corteo romano di «Indecorose e Libere». «E’ giusto che l’8 marzo ognuno metta in campo le proprie pratiche, è sempre stato così. Chiediamoci piuttosto, ma chi ci ascolta? Chi ascolta queste donne, che fanno politica tutti i giorni, donne giovani che hanno organizzato questo corteo appoggiate da noi che siamo le "vecchie" femministe? Chi ascolta le tantissime proposte che sono statemesse in campo ma senza nessun interlocutore, perché la politica, ormai è affar loro? Il 13 febbraio – dice Paola – ha cambiato molte cose e se ne vedranno i frutti, spero Per il femminismo, capire che oltre al pensiero emozionato c’è bisogno anche di corpi emozionati». Ce ne erano, ieri, con molti «segni» rossi, a chiedere «diritti, welfare e autodeterminazione », dedicando il corteo alla donna stuprata nella caserma del Quadraro «perché non ci può essere consensualità dietro le sbarre». Mentre poche ore prima, a piazza Vittorio, una donna di nome Lucia osservava: «Mi sento bene qui. Finalmente tante persone stanno dicendo quello che penso da molto tempo: l’orrore per quello che passa in tv, per la segregazione che vivono le donne sul lavoro. I festini di Arcore? Certo,mi indignano.Ma quello è la punta dell’iceberg. Sotto c’è molto di più, e da tanto tempo ». Angela e Mario si auguravano per la figlia dodicenne «un futuro senza prostituzione fisica o psicologica ». Insomma, un’Italia migliore. Che non resti solo un augurio.