“Donne” L’Europa e l’età «giusta» per lasciare il lavoro

16/07/2007
    domenica 15 luglio 2007

    Pagina 7 – Economia

    L’Europa, le donne e l’età «giusta»
    per lasciare il lavoro

      di Luigina Venturelli

      Il governo l’ha escluso. «L’età pensionabile delle donne non sarà innalzata a 65 anni» hanno assicurato i ministri Damiano e Pollastrini. Ma la trattativa sulle pensioni resta ancora in alto mare. E il risparmio annuo di 4,5 miliardi di euro per le casse della previdenza pubblica invoglia a tornare sull’argomento dell’equiparazione tra uomini e donne. Lo fa, in particolare, il ministro per le Politiche europee Emma Bonino: «Se andremo avanti così, una condanna della Ue con conseguenze finanziarie non ce la toglie nessuno». L’età pensionabile differenziata, infatti, costituirebbe causa d’infrazione: nel vecchio continente solo Grecia e Portogallo adottano questo sistema, mentre negli altri paesi «uomo e donna hanno l’età pensionabile equiparata». Secondo l’esponente radicale, l’uscita anticipata dal mondo del lavoro è «una trappola micidiale» per le donne, che in questo modo «hanno cinque anni in meno di contributi e sono anche costrette a farsi cura dei servizi sociali».

      Su posizioni divergenti si pone, invece, il ministro della Famiglia Rosy Bindi, che propone contributi figurativi per i periodi in cui le donne si allontanano dal lavoro per svolgere mansioni di cura all’interno della famiglia. «Di questi tempi nulla è tabù, però è strano cominciare a parlare di parità della donna a partire dalla coda, e non dalla testa». Meglio, dunque, iniziare dal riconoscimento del lavoro di cura: «Vedendo quanto costano al Paese le badanti, e meno male che ci sono, mi domando se non sia il caso di considerare la possibilità di riconoscere i contributi figurativi a una donna che per qualche periodo decide di dedicarsi alla cura di un genitore o di un suocero. O che, se ha una figlia che comincia a lavorare, decide di aiutarla nei primi mesi della maternità».