“Donne” la differenza non è questione di produttività

20/06/2006
    marted� 20 giugno 2006

    Pagina 16 – Economia&Lavoro

      Tra uomini e donne la differenza
      non � questione di produttivit�

        Manager, sindacaliste, intellettuali: nuovi strumenti contro la discriminazione salariale

          di Luigina Venturelli / Milano

          DIFFERENZIALI �Nella testa degli imprenditori � ben radicata l’idea che le donne siano meno produttive. Ma si tratta di un errore dal punto di vista della strategia aziendale: spesso la produttivit� femminile � maggiore di quella maschile�. A capovolgere il pregiudizio di genere, che in Italia riserva alle donne retribuzioni inferiori del 20% a quelle dei colleghi maschi, � il direttore generale del Ministero del Lavoro, Lea Battistoni.

          Il dicastero concede finanziamenti fino a un milione di euro alle aziende con progetti di flessibilit� nell’organizzazione del lavoro per i congedi di maternit� e paternit�. E i risultati ottenuti nelle duecento imprese finanziate dicono molto delle occasioni mancate dal sistema produttivo: �In tutte le aziende coinvolte – sottolinea Battistoni – gli indici di produttivit� sono cresciuti in misura considerevole, cos� come � cresciuta la qualit� del lavoro stesso. Eppure la maternit� resta uno sconto da pagare, le donne sono considerate una forza lavoro che costa di pi� e che quindi va pagata di meno: tra le necessarie azioni pubbliche di contrasto a questa discriminazione andrebbe considerata anche un’apposita formazione dei responsabili aziendali del personale�.

          Per andare alle radici del problema, e per valutare gli strumenti adatti a superarlo, � stata affidata all’Isfol un’ampia indagine su cause e modalit� dei differenziali retributivi di genere. Gli esiti conclusivi saranno elaborati solo nel 2007, ma gi� le fasi preliminari – come illustrate al convegno �Le politiche per le risorse umane in Europa� tenutosi a Trento lo scorso dicembre – mostrano una drammatica disparit� salariale. Il reddito medio di uomini e donne sconta un differenziale del 27,9% tra gli operai, del 18,9% tra gli impiegati, del 26,3% tra i dirigenti, del 21,6% tra gli imprenditori e i liberi professionisti, e del 31,5% tra gli altri lavoratori autonomi (elaborazioni Isfol su dati Bankitalia).

          Ma se le donne sono generalmente discriminate sulle retribuzioni, il divario con i colleghi maschi si aggrava in presenza di figli. Per un’operaia il differenziale va dal 27,1% al 33,7%, per un’impiegata dal 17,1% al 40%, per una dirigente dal 25,1% al 49%: in ogni caso l’essere madre � un peccato che si paga caro sul salario.

          �Non a caso le donne italiane sono quelle che in Europa fanno meno figli e in et� pi� avanzata. Di fatto il mercato riconosce meno valore ai lavori svolti dalle donne – spiega Paola Villa, docente di Economia industriale all’Universit� di Trento – e questo produce pesanti effetti di coda, perch� le donne sono costrette cos� ad accettare i lavori meno buoni pur di inserirsi nel mercato. La maternit� � un costo che molte aziende italiane non vogliono sopportare�.

          Anche quando i contratti collettivi garantiscono i salari della categoria, i differenziali di genere trovano spazio nella gestione degli straordinari e dei part-time. Lo dimostrano i dati elaborati dalla Filtea Cgil sulla forza occupazionale del settore tessile, composta al 70% da donne: per ragioni di inquadramento professionale le donne (inquadrate in maggioranza al secondo livello, quando gli uomini sono soprattutto al terzo e al quarto) scontano un differenziale dell’8%, mentre sul salario di fatto, comprensivo degli straordinari, il differenziale � pari al 4%.

          �L’impianto contrattuale del settore tessile – racconta la segretaria generale Filtea, Valeria Fedeli – tiene conto dell’alta presenza di manodopera femminile, ed � l’unico che prevede l’uso facoltativo degli straordinari. In caso contrario le donne, pi� propense a contrattare la flessibilit� dell’orario in termini di recupero che di monetizzazione, sarebbero pesantemente discriminate: il lavoro familiare di cura � in gran parte a loro carico. Altrettanto importante � il passaggio temporaneo al part-time in determinate fasi della vita: eventuali rigidit� rischiano di far uscire le donne dal mercato del lavoro�.