Donne in pensione a 57 anni

05/05/2004


MERCOLEDÌ 5 MAGGIO 2004
 
Pagina 31 – Economia
 
Riforma, mancato ieri per quattro volte il numero legale . Tremonti: il Senato la approverà entro pochi giorni
Donne in pensione a 57 anni
Ma avranno penalizzazioni. Non passa lo stralcio dei Fondi

Vertice Maroni-Tremonti-Fini, poi la rinuncia a scorporare la previdenza integrativa


      ROMA – Il governo fa marcia indietro sulla previdenza complementare, ma apre al pensionamento anticipato delle donne.
      Le lavoratrici, infatti, potranno continuare ad andare in pensione a 57 anni con 35 anni di contributi anche dopo il 2008, anche se con un sensibile taglio del rendimento pensionistico derivante dall´applicazione del solo sistema di calcolo contributivo. Finora la delega prevedeva l´innalzamento dell´età pensionabile per l´anzianità da 57 a 60 anni dal 2008. Questo però cancellava di fatto la pensione anticipata delle donne, poiché faceva coincidere i requisiti anagrafici per l´anzianità con quelli per la pensione di vecchiaia. Di qui il nuovo emendamento, che accoglie una richiesta della Lega.
      Il governo, viceversa, depenna due emendamenti che avevano suscitato non poche polemiche nella stessa maggioranza e una dura reazione dell´opposizione. Non passa, in primo luogo, l´emendamento presentato ieri dai senatori Ferrara e Malan di Forza Italia e «ispirato» dal ministero dell´Economia, che prevedeva lo stralcio dalla delega del capitolo Tfr-Fondi pensione e il suo trasferimento in un decreto per una rapida approvazione: l´obiettivo era la costituzione di un fondo presso l´Inps, alimentato dalle liquidazioni in via di maturazione dei lavoratori, che avrebbe permesso al governo di alleggerire il deficit pubblico e ricondurre il rapporto deficit-Pil nei parametri di Maastricht, evitando una nuova manovra. C´è chi sostiene, tuttavia, che l´idea di creare un fondo di previdenza complementare gestito dall´Inps non è tramontata.
      Il relatore della delega previdenziale, Carmelo Morra, inoltre, ha ritirato l´emendamento che confermava una verifica del sistema previdenziale del 2005, prevista dalla Dini, per il taglio dei rendimenti delle pensioni in relazione all´allungamento delle aspettative di vita, verifica che sarà invece assorbita da quella del 2013 decisa con la delega. Il governo mette così a tacere le polemiche sulla riforma delle pensioni suscitate dalle modifiche dell´ultima ora in Senato, dopo che nella mattinata di ieri era mancato per ben quattro volte di fila il numero legale per l´esame del provvedimento in aula. La ritirata strategica è stata decisa in un vertice dei capigruppo della maggioranza, presenti Fini, Maroni e Tremonti.
      «Tanto rumore per nulla», ha commentato Fini. Sulla riforma delle pensioni, ha dichiarato Tremonti, che sembra uscire sconfitto dal braccio di ferro con Maroni e An, contrari allo stralcio, «c´è un generale accordo per un testo molto importante». Secondo Tremonti, che accenna a modifiche molto lievi rispetto al testo uscito dalla commissioni, «la riforma sarà approvata nei prossimi giorni con un consenso generale». La data dovrebbe essere l´11 maggio. Che il rischio di stralcio dalla delega della parte relativa ai fondi pensione fosse reale lo dimostra il forte sospiro di sollievo dell´Ania (le compagnie di assicurazione), che tra l´altro beneficiano dell´equiparazione tra fondi pensione aziendali e polizze individuali ai fini del trasferimento delle nuove rate di Tfr. Soddisfatta l´opposizione, che parla di tentato scippo, mentre i sindacati chiedono ulteriori modifiche alla previdenza complementare. «Beccati con le mani nel sacco, sono stati costretti a fare marcia indietro. Altro che "tanto rumore per nulla" come dice Fini», commenta Natale Ripamonti (Verdi). «Più che un ritiro mi sembra una fuga di fronte alle loro contraddizioni, ai loro pasticci, alle loro revisioni. Peggio degli americani in fuga da Falluja», aggiunge Gavino Angius, ds.
      (r.d.g.)