Donne e potere, Italia maglia nera

16/05/2003
            VENERDÌ, 16 MAGGIO 2003
             
            Pagina 29 – Cronaca
             
            Rapporto Arcidonna: solo poche ce la fanno a entrare nelle stanze dove si decide
             
            Donne e potere, Italia maglia nera
            lavorano ma non sono in carriera
             
             
             
             
            LUISA GRION

            ROMA – Lavorano, ma non decidono. Non pesano nella politica, non fanno progressi nelle aziende. Al di là di alcuni casi rari, le donne in realtà non sono affatto in carriera. Solo poche ce la fanno ad entrare nella stanza dei bottoni. E in Italia le cose vanno peggio che altrove.
            Che quando si parla di «vertici» la parità sia più sulla carta che nei fatti lo si sapeva. Non si sapeva però che i numeri, in economia e nei palazzi del potere, fossero così disastrosi. Sulle 80 poltrone che contano nel governo solo 8 (due ministri, di cui una senza portafoglio, 6 sottosegretari) sono occupate da donne. Sono donne l´11,5 per cento dei deputati e appena l´8,1 dei senatori. Nelle banche peggio che mai: le donne affollano gli scalini più bassi, ma è difficile trovarne una in cima alla piramide. Nel 40 per cento degli istituti non vi è nemmeno una dirigente, negli altri la quota arranca fra il 4 e il 5 per cento.
            A tracciare i confini dell´arcaica fotografia è stata l´Arcidonna che in un rapporto sul pianeta delle femmine e i centri decisionali ha scoperto che in Italia c´è davvero molto da fare. Sul fronte della politica siamo messi male rispetto all´Europa. Senza contare il 45 per cento di donne che siede alla Camera svedese, quanto a deputate ci battono tutti: dalla Germania (32 per cento) al Portogallo (19). Peggio di noi fa solo la Grecia. Stessa tendenza al Senato, nel Parlamento europeo, ma anche nelle giunte regionali. C´è una netta differenza, però, fra i partiti di sinistra (dove gli statuti prevedono norme di riequilibrio) e di destra (dove tale rete non c´è).
            Quanto all´economia, a parte le banche che vedono le donne quasi esclusivamente come impiegate e cassiere, non meglio vanno le cose nelle associazioni di categoria. Negli organi direttivi il femminile latita: al di là di Confindustria che comunque raggiunge quasi il 17 per cento, alla Confcommercio stanno poco sopra il 3. Fra i sindacati fa eccezione la Cgil che ha fatto della parità una questione di principio e di fatto assegna alla donne il 37,7 per cento dei ruoli direttivi. Gli altri (Cisl, Uil e Ugl) non vanno oltre il 12 per cento.
            Detto questo che fare? Visto che è da escludere che le donne tornino a sentirsi angeli del focolare – fa notare Arcidonna – bisognerà decidersi a riempire la voragine fra presenza femminile sui luoghi del lavoro, alta, e loro peso nelle stanze dei bottoni, scarso. Un´idea – approvata sia dalle parlamentari di destra che di sinistra (dalla Santanchè di An a Marida Bolognesi dei Ds) è quella di premiare – fin dalle prossime elezioni europee – i partiti che rispetteranno nelle liste la regola dell´alternanza. Non si tratta, in fondo, di proteggere dei «panda», ma di fare in modo che il 52 per cento della popolazione abbia voce.