Donne al lavoro più a lungo Sulle pensioni, diktat Ue

04/06/2010

Niente periodi transitori: l’Italia deve equiparare l’età pensionabile tra uomini e donne subito e non dal 2018. Sono troppi, per Bruxelles, gli 8 anni di periodo transitorio previsti dal governo. L’indicazione, che ha il sapore severo del diktat, arriva dalla Commissione europea e più precisamente dalla titolare alla giustizia e diritti fondamentali Viviane Reding. La differenza tra le età in cui si finisce di lavorare nel settore pubblico – 65 per gli uomini e 60 per le donne – viene infatti considerata discriminatoria tra i sessi e quindi contraria alla normativa Ue. L’Italia deve «sanare immediatamente una situazione che dura da anni e che per la legge comunitaria è discriminatoria», ha affermato ieri il portavoce della Reding commentando la lettera, con la richiesta di intervento, che il commissario ha inviato al governo. Da Roma si risponde «obbedisco », tanto che la correzione voluta da Bruxelles potrebbe finire già nella manovra in via di approvazione. Che la legge nostrana non sia in linea con i Trattati lo ha certificato già due anni fa la Corte di giustizia della Ue condannando l’Italia per «violazione del principio della pari retribuzione tra uomini e donne.Ma il governo non si adeguò, tanto che nel 2009 la Commissione ha lanciato una nuova procedura di infrazione che, in questo caso, porterebbe dritto dritto ad una multa. «L’Italia – ha ricordato il portavoce – è stata già condannata due anni e mezzo fa. Ha cambiato la sua legge, male modifiche non sono ancora conformi alla legislazione europea. La differenza di età pensionabile nel settore pubblico tra uomini e donne, non è legale e nessun periodo di transizione deve essere permesso». Insomma, lamusica deve cambiare, anche perché pesa l’ascia di una possibile seconda condanna che arriverebbe con l’aggiunta di una multa salata. Lunedì il ministro del welfare Maurizio Sacconi avrà un faccia a faccia con la Reding in Lussemburgo. Nell’incontro Sacconi proverà a capire «quanto sia cogente la richiesta europea e quanto minacci di tradursi in infrazione», anche se pare che ci sia poco da capire, visto la decisione delle parole del portavoce della commissaria. Già ieri il ministro affermava comunque di voler «agire al meglio per trovare una soluzione che sia definitiva», per quanto secondo lui, «la gradualità attuata per il pensionamento delle dipendenti pubbliche era stata già trattata con convinzione da parte del governo italiano ». Ora, come ha indicato ieri il ministro della pubblica amministrazione Renato Brunetta, si potrebbe ipotizzare di intervenire nella manovra in via di approvazione. «Abbiamo il veicolo della manovra e vedremo come rispondere alla Commissione e alla Corte di giustizia», affermava ieri il ministro. Affermazioni che non sono piaciute ai sindacati, anche perché hanno il sapore del già tutto deciso. Il Pd, invece, rilancia la proposta della forchetta, ossia prevedere un’età pensionabile tra i 60 ed i 70 anni «all’interno del quale – per dirla con l’ex ministro del lavoro Damiano – i lavoratori e le lavoratrici possano esercitare una scelta individuale e volontaria». Non è d’altronde una novità che la Ue, oltre a pretendere la parità tra uomo e donna, chieda anche un generale allungamento dell’età pensionabile. E che questa sia una di quelle riforme strutturali che Bruxelles vorrebbe attuate quanto prima per venire incontro all’invecchiamento della popolazione e rispondere pure, en passant, ai problemi sollevati dalla crisi