Donne al lavoro: Italia fanalino con Malta

12/04/2005
    martedì 12 aprile 2005

      sezione: ITALIA LAVORO – pagina 21

        OCCUPAZIONE • Cnel: il tasso d’impiego ai minimi in Europa

        Poche donne al lavoro
        Italia fanalino con Malta

        LIZA BOSCHIN

          ROMA • Una donna che cerca lavoro in Europa, ha molte più chance di trovarlo in Paesi come l’Estonia o la Slovacchia piuttosto che in Italia. Siamo infatti al penultimo posto fra i Paesi dell’Ue allargata a 25 per occupazione femminile, con un percentuale del 42,7% nel 2003 di donne con un impiego. Dopo l’Italia c’è solo Malta, che non supera il 33,6%.

          Il dato emerge dallo studio condotto dal Ciss (Centro internazionale di studi sociali) nel periodo compreso fra il 1997 e il 2003 e presentato ieri al convegno « Donne, lavoro e welfare nell’Europa allargata » , organizzato dal Cnel per sottolineare l’importanza del ruolo della donna nel mondo del lavoro. Commentando i dati il consigliere del Cnel, Aitanga Giraldi, ha sottolineato che, « in una Paese come il nostro questo dato va contesutalizzato: in particolare soffriamo di un forte divario tra Nord e Sud. Nelle regioni settentrionali, infatti, il tasso di occupazione è del 51,5%, mentre in quelle del Mezzogiorno si ferma al 27,1% » .

          Tuttavia un dato positivo c’è: anche se siamo il fanalino di coda dell’Europa, l’Italia è anche il Paese che ha registrato il maggior incremento nell’occupazione femminile dal 1997 al 2003, con una crescita di cinque punti percentuale.

          Dai dati emerge che nel Nord Europa le donne trovano condizioni di lavoro più favorevoli: al primo posto si è infatti collocata la Svezia, con un tasso di occupazione del 71,5%, seguita da Danimarca (70,5%), Olanda (65,8%) e Finlandia ( 65,7%). Tra i nuovi stati membri quello che impiega più donne è Cipro, con il 60,4%, seguito da Estonia (59%), Lituania (58,4%) e Lettonia (57,9%). Tra i Paesi della " vecchia" Unione gli unici — oltre all’Italia — con un tasso di occupazione inferiore al 50% sono la Grecia (43,8%) e la Spagna (46%) a fronte di una media Ue del 56,1 per cento.

          A livello europeo la nuova occupazione femminile si concentra maggiormente nel lavoro dipendente e nel part time, che impegna un terzo delle donne ( circa il 34%); una formula che, però, vede ancora una volta l’Italia nelle posizioni di retroguardia ( 17,2%). Quanto ai settori ad assorbire la maggior parte dell’occupazione femminile sono i servizi dove le donne coprono oltre il 50% dei posti ( la percentuale italiana si ferma al 45%) anche se nei Paesi dell’Est la presenza femminile continua a prevalere nell’industria. Resta ampio il divario tra la disoccupazione femminile ( 9,2% nella Ue) e quella maschile ( 7%); un divario che si accentua in Paesi come l’Italia, la Grecia e la Spagna.

          Riferendosi alla carenza di servizi che lo Stato dovrebbe offrire alle famiglie per agevolare le donne che lavorano il sottosegretario al Lavoro, Grazia Sestini, ha affermato che finora sono stati erogati alle regioni 600 miliardi di vecchie lire per la costruzione di asili. « Purtroppo non avendo il potere di monitorare — ha precisato — non sappiamo che fine abbiano fatto questi soldi » .

          Un altro aspetto decisivo nel dibattito sull’occupazione è quello dell’istruzione, il cui livello per le donne è cresciuto molto soprattutto a livello universitario, anche se la preparazione professionale, soprattutto per quanto riguarda gli ambiti scientifici e tecnologici, deve ancora estendersi.

            «Le donne in Italia sono più istruite degli uomini ha detto il consigliere Giraldi e tuttavia meno riconosciute sia nelle qualifiche sia nelle retribuzioni» . A parità di livello e quantità di lavoro, le donne trovano nella busta paga fino al 15% in meno rispetto ai colleghi maschi, con picchi del 35% in meno per le qualifiche più alte.