Don Ciotti: «Caro Sergio…» Cofferati: «Caro Luigi…»

15/04/2002

1) Don Ciotti: «Caro Sergio…

2) Cofferati: «Caro Luigi…





«Caro Sergio, attenti alle guerre tra poveri»

«Ora si tratta di intrecciare i diritti dei lavoratori con i diritti di tutti, anche i più deboli: immigrati, tossicodipendenti»

      Caro Sergio, (…) non si tratta solo di realizzare un’alleanza nuova e stretta tra diritti sociali e diritti civili, tra mondo del lavoro, ambientalismo e società civile. È qualcosa di più e di diverso. (…) Perché il volto oscuro della globalizzazione economica e finanziaria, la mercificazione dell’uomo (in senso proprio: l’uomo è reso cosa, spogliato di ogni «sacralità» e collocato nel supermercato globale come una qualsiasi altra merce) si ciba e si rafforza cannibalescamente di «guerre tra poveri». Tra occupati e disoccupati, tra lavoratori garantiti e precari, tra lavoratori autoctoni e stranieri, uomini e donne, licenziabili e non licenziabili, tipici e atipici, tra Nord e Sud (d’Italia e del mondo). (…) Mettere in relazione e comunicazione i diritti diversi (i diritti dei «diversi») non è facile. Lo vediamo tutti i giorni in materia di immigrazione. Ma non solo. Nonostante periodiche (ma insufficienti) attenzioni da parte soprattutto della Cgil, il mondo del lavoro e lo stesso sindacato sono spesso diffidenti o comunque scarsamente determinati e culturalmente attrezzati nell’accogliere e tutelare, ad esempio, le problematiche dei diritti delle persone sieropositive o tossicodipendenti o quelle dei carcerati.
      (…) Lo stesso articolo 18, in fondo, non riguarda solo lo Statuto dei lavoratori: è anche questione che riguarda la dignità della persona. Giovani, donne, famiglie, mondo del lavoro e della scuola, formazione e informazione, immigrazione, salute, esclusione sociale, bambini e adolescenti, questione abitativa e ambientale, dimensione urbana e problemi della sicurezza, sono le specificazioni possibili e necessarie del discorso dei «diritti di tutti».
      (…) Le trasformazioni produttive, la globalizzazione dei mercati e dell’economia, il proliferare del lavoro autonomo, la minore incidenza quantitativa del lavoro dipendente e, in specifico, di fabbrica hanno determinato sicuramente una rottura di precedenti modelli, culture e valori di riferimento; le idealità sociali non sono più interamente derivanti dalla propria collocazione lavorativa.
      (…) Ora però si tratta di andare avanti, appunto intrecciando i diritti dei lavoratori con i diritti di tutti: facce di una stessa medaglia, specificazioni di uno stesso discorso.
Luigi Ciotti




«Caro Luigi, l’articolo 18 è una lotta per tutti»

«Noi vogliamo trasferire il sistema delle garanzie, che è stato conquistato a prezzo di tanti sacrifici, dai padri verso i figli»

      Caro Luigi, (…) questa è importantissima per l’oggi e per il domani: sancisce infatti l’indivisibilità dei diritti tra la persona, tra il cittadino e il lavoratore. (…) Le vicende dell’articolo 18 hanno una loro consistenza ma hanno assunto anche un visibile valore simbolico. L’idea del sindacato è nota. Il sindacato vuole trasferire un sistema dei diritti, che è stato conquistato a prezzo di tanti sacrifici dalle generazioni precedenti, dai padri che oggi lavorano, verso i figli che lavoreranno in futuro, contrastando l’idea del governo, che vuole invece diminuire questi diritti per i figli. Si apre così una rottura generazionale, invece di proporre – come noi vorremmo – un patto positivo tra le generazioni. I diritti sono efficaci quando sono universali. L’articolo 18 è una fattispecie particolare del sistema dei diritti. Tutela una persona che venga licenziata senza una ragione e che un magistrato, applicando l’articolo 18, può reimmettere di nuovo nel suo posto di lavoro. Ho utilizzato volutamente, e soltanto per questa fattispecie, il termine dignità perché credo che, quando una persona viene privata del reddito e del lavoro senza una giustificazione, subisca una lesione della sua dignità di persona e non soltanto un danno materiale. (…) D’altro canto, se l’attacco ai diritti dei lavoratori possa trasformarsi poi in una messa in discussione dei diritti di cittadinanza non è cosa che si può ipotizzare, è cosa che si può facilmente registrare. Come ricordi nella tua lettera, sono in discussione i diritti di una parte debole della società italiana come quelli dei tossicodipendenti, che si vedono negare alcune ipotesi elementari di protezione e dunque alla fin fine di veri e propri diritti di cittadinanza, così come sono attaccati dalla orribile legge Bossi-Fini i diritti di persone che sono nate altrove e che vogliono venire a lavorare e a vivere liberamente qui da noi. Non è soltanto sbagliata la politica per l’immigrazione che il governo sta facendo, ma è evidente con questa politica anche la messa in discussione dei diritti fondamentali delle persone. Ci si troverebbe così di fronte ad un mondo e ad una società nella quale i diritti sono a geometria variabile. Ad un nucleo forte corrispondono dei diritti e progressivamente per cerchi concentrici il valore dei diritti e la loro efficacia diminuisce.
Sergio Cofferati