“Domeniche 2″ Perdita del sacro, l´Italia si divide

30/05/2005
    lunedì 30 maggio, 2005

    Pagina 13 – Cronaca

    IL CASO

      Pupi Avati e De Rita, Cacciari e Acquaviva, Baudo e Rita Borsellino: sì e no all´allarme della Chiesa
      Perdita del sacro, l´Italia si divide
      «Il colpevole si chiama week end»
      Cassese: temo che gli appelli del pontefice non daranno frutti
      De Rita: un problema più grave che quello dei referendum

        ORAZIO LA ROCCA

          ROMA – Che fare di una domenica privata del senso del sacro e sacrificata sull´altare del consumismo e del divertimento senza limiti? Difficile rispondere, anche se il problema esiste e non lo avvertono solo il Papa ed i vescovi. È grande l´interesse ma non è univoca la replica – tra uomini di spettacolo e intellettuali – di fronte all´allarme sul «Giorno del Signore» lanciato ieri a Bari da papa Ratzinger a conclusione del congresso eucaristico.

          «Come non essere d´accordo col Papa? – si chiede Pupi Avati, regista e direttore artistico di Sat2000, la tv satellitare della Cei. E´ un problema di tutto l´occidente, esploso quando la domenica ha cessato di essere il giorno in cui si riuniva la famiglia, si andava in chiesa, si pregava e ci si divertiva pure, per diventare un giorno lavorativo». Suggerimenti Avati non ne ha. «Sono pessimista – confessa – con la domenica scristianizzata paghiamo lo scotto di quel relativismo denunziato da Benedetto XVI al suo inizio di pontificato. Non vedo soluzioni, ma la Chiesa è giusto che parli e richiami i cristiani al senso del dovere».

          Non così pessimista Pippo Baudo, storico presentatore di spettacoli televisivi domenicali sia in Rai che in Mediaset. «Quel che ha fatto Wojtyla mi fa ben sperare per il futuro: con la sua opera ha rilanciato il sacro in tutto il mondo. Lo si è visto durante la sua agonia e si sta vedendo col successore, papa Ratzinger che, giustamente, rilancia il senso della domenica, un appello che certamente non cadrà nel vuoto». Secondo Baudo, la domenica è «cambiata con la settimana corta, perché dal venerdì sera si parte e non si ha più l´occasione di ritrovarsi la domenica in chiesa. E´ una trasformazione sociale che la Chiesa deve capire, magari indicando con più forza anche in altri giorni, come già si fa col sabato, la possibilità di pregare, onorare il Signore». Anche Giuseppe De Rita, fondatore del Censis, vede nell´avvento del week end una delle cause della crisi della domenica. «E´ un grave problema che – questa la sua analisi – per i cristiani è più delicato dei requisiti referendari sulla procreazione assistita. La domenica è sempre stato il giorno dell´appuntamento del Signore, se viene meno viene meno anche questo importante appuntamento. Ma, se si vuole, la soluzione si può sempre trovare, ad esempio trasformando la domenica "urbana" in domenica "borghigiana", cioè andando a Messa, ad esempio, nei luoghi di vacanza, nei borghi, nelle piccole parrocchie di montagna. Basta volerlo, la soluzione è cambiare le abitudini».

          «Per me, da ingegnere, – riflette lo scrittore Luciano De Crescenzo – la domenica è un giorno uguale agli altri, ma il vero cristiano deve pregare il Signore tutti i giorni, non solo il fine settimana. In questo sono più estremista del Papa, anche se non vado a Messa perché in materia di fede mi definisco un "dubitante", avendo sostituito la parola credere con speranza. Non so se Dio c´è, ma me lo auguro».

          «Quel che dicono il Papa e i vescovi sulla scristianizzazione della domenica è una pura constatazione di quanto è effettivamente avvenuto», ragiona a sua volta il fisolofo Massimo Cacciari. «Per la stragrande maggioranza dei cosiddetti cristiani, la domenica – sostiene Cacciari – è una pura occasione di divertimento e di consumismo, e l´allarme di questi giorni temo che sia arrivato troppo tardi. Ma visto da fuori – per quanto sia possibile restare fuori da questi problemi – mi chiedo: chi ha detto che il cristiano si afferma solo con la vittoria? Non ha insegnato niente a nessuno la sconfitta della Croce seguita dalla resurrezione di Cristo? Sarebbe forse salutare per tutti, a incominciare dalla Chiesa, vedere nella sconfitta sulla sacralità della domenica una prospettiva di resurrezione».

            Meno drastica Rita Borsellino, sorella del magistrato Paolo Borsellino ucciso dalla mafia. «Il Papa e i vescovi – dice – hanno ragione, ma non credo che non si possa trovare un punto di equilibrio tra le esigenze del Giorno del Signore e le mutate esigenze sociali. E´ solo questione di volontà. Io sono stata educata al rispetto della domenica. Non vedo perché non si dovrebbe fare altrettanto anche oggi». Il sociologo Sabino Acquaviva lamenta, infine: «Questi problemi li sollevai fin dagli anni ´60, quando scrissi per la prima volta della crisi del sacro ma non fui preso sul serio, e fui persino deriso da qualcuno. Oggi, purtroppo, si è verificato tutto con un processo di scristianizzazione che ha colpito tutta l´Europa. Non a caso la Chiesa cattolica sta crescendo in America Latina e in Africa ma non in Occidente. Non credo che gli appelli del Papa produrranno frutto qui da noi».